The Madness of Markets. La follia dei mercati comincia dall’investitore: il nuovo libro di Alex Edmans e la lezione per i risparmiatori italiani

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In The Madness of Markets, il professore della London Business School analizza emozioni, conformismo e illusioni che condizionano anche gli operatori più esperti. Una guida utile soprattutto per chi scambia sicurezza percepita per razionalità

Non esiste un investitore perfettamente razionale. Neppure l’esperienza professionale, una solida preparazione finanziaria o un’intelligenza fuori dal comune mettono completamente al riparo dalle decisioni sbagliate. È questa la tesi centrale di The Madness of Markets: Why Smart Investors Make Crazy Decisions – And How to Exploit Them, il nuovo libro di Alex Edmans, professore di Finanza alla London Business School.

Il volume, pubblicato da Penguin Random House, sarà disponibile in formato digitale e come audiolibro dal 17 settembre 2026. Alla data di questa recensione non è dunque ancora presente in libreria nell’edizione definitiva: quella che segue è un’anteprima critica basata sulle presentazioni dell’autore, sui materiali editoriali e sui primi commenti internazionali.

Edmans possiede un profilo particolarmente adatto a indagare il confine fra razionalità finanziaria e comportamento umano. Ha lavorato in Morgan Stanley, ha conseguito un dottorato al MIT ed è autore di studi su finanza aziendale, governance, investimenti sostenibili e distorsioni cognitive. Nel precedente May Contain Lies aveva spiegato come numeri, ricerche e narrazioni possano essere impiegati per confermare ciò che desideriamo credere. Con The Madness of Markets porta la stessa impostazione critica nel cuore delle decisioni d’investimento.

Da Newton agli NFT, l’intelligenza non elimina gli errori

Il libro si apre con un caso diventato emblematico: quello di Isaac Newton, che perse una parte considerevole del proprio patrimonio nella bolla della South Sea Company. Uno degli uomini più brillanti della storia seppe comprendere il movimento dei corpi celesti, ma non quello di una folla dominata dall’avidità e dall’euforia.

L’esempio serve a Edmans per introdurre un principio fondamentale: l’intelligenza è spesso specifica del campo nel quale è stata sviluppata. Essere grandi scienziati, imprenditori o professionisti non significa necessariamente possedere la disciplina necessaria per valutare correttamente un titolo finanziario. Talvolta accade il contrario: chi ha avuto successo tende a sviluppare un’eccessiva fiducia nelle proprie capacità e a sottovalutare ciò che non conosce.

Dalle bolle del passato il libro arriva alle azioni tecnologiche, alle frenesie alimentate da Reddit, alle criptovalute e agli NFT acquistati per milioni. Il filo conduttore non è la presunta stupidità degli investitori, ma il modo sistematico con cui umore, emozioni e contagio sociale alterano la percezione del rischio e del valore.

Edmans distingue tre possibili reazioni irrazionali. Gli investitori possono sovrareagire a una notizia, sottovalutarla oppure interpretarla nella direzione sbagliata. Da queste risposte derivano bolle speculative, crolli, cicli di entusiasmo e occasioni nelle quali i prezzi si allontanano dai fondamentali. Qui la Presentazione dell’autore; scheda Penguin

Il mercato può muoversi anche per ragioni apparentemente assurde

Una delle parti più stimolanti riguarda l’influenza esercitata sui mercati da fattori che non dovrebbero modificare il valore economico delle imprese. Le quotazioni possono risentire del clima, dell’umore collettivo e persino del risultato ottenuto dalla nazionale di calcio.

Questi fenomeni non significano che ogni giornata di sole faccia salire automaticamente la Borsa o che una sconfitta sportiva debba provocare un ribasso. Mostrano, piuttosto, che milioni di decisioni finanziarie non vengono prese in condizioni emotivamente neutrali. Quando lo stesso stato d’animo interessa simultaneamente molti operatori, il suo effetto può diventare visibile nei prezzi.

La provocazione del libro è evidente: se gli esseri umani sono tanto vulnerabili, dovrebbero essere autorizzati a comprare e vendere liberamente azioni? La risposta implicita non è quella di limitare il mercato, ma di riconoscere che la facilità tecnologica con cui oggi è possibile negoziare titoli, opzioni, criptovalute e prodotti a leva non è accompagnata da un’analoga crescita delle capacità decisionali.

La possibilità di effettuare un’operazione in pochi secondi crea l’illusione che anche la decisione possa essere presa in pochi secondi. Il telefono trasforma così il mercato in un ambiente simile a un social network: notifiche, prezzi in movimento e opinioni degli altri producono la pressione ad agire, anche quando la scelta migliore sarebbe non fare nulla.

La frase più scomoda: chi fa trading mediamente perde

In una recente conversazione dedicata al libro, Edmans ha sintetizzato uno dei suoi messaggi più severi: «Quando le persone fanno trading, anche prima di commissioni e costi, l’operazione media perde denaro».

L’affermazione non significa che ogni compravendita sia in perdita. Evidenzia che, considerando insieme chi compra e chi vende, non tutti possono disporre contemporaneamente di informazioni superiori. Il trading frequente trasferisce inoltre una parte del rendimento agli intermediari attraverso commissioni, spread denaro-lettera, fiscalità e altri costi impliciti.

Per l’investitore italiano è una considerazione particolarmente importante. Il risparmiatore che passa da un titolo all’altro inseguendo notizie, mode e previsioni deve recuperare non soltanto l’eventuale errore di valutazione, ma anche i costi delle operazioni e l’effetto fiscale delle plusvalenze. L’attivismo del portafoglio viene spesso scambiato per attenzione e competenza; può invece rappresentare una forma di irrequietezza costosa.

Le distorsioni tipiche dell’investitore italiano

Il libro non è dedicato specificamente all’Italia, ma molte sue conclusioni possono essere applicate alle abitudini nazionali.

La prima è il pregiudizio domestico, cioè la tendenza a concentrare il patrimonio su titoli di Stato, banche, utility e società italiane perché appaiono più familiari. Conoscere il marchio di un’impresa non equivale però a conoscerne il valore, mentre investire prevalentemente nel proprio Paese lega risparmi, reddito, pensione e patrimonio immobiliare allo stesso sistema economico.

La seconda distorsione è l’illusione di sicurezza nominale. Un’obbligazione mantenuta fino alla scadenza può restituire il capitale, ma questo non elimina il rischio di inflazione, il rischio dell’emittente o il costo opportunità derivante dall’aver bloccato le risorse. Anche un titolo percepito come prudente deve essere confrontato con durata, rendimento reale e concentrazione complessiva del portafoglio.

La terza riguarda la rincorsa ai temi del momento: intelligenza artificiale, difesa, energia, criptovalute o qualsiasi settore sostenuto da una narrazione particolarmente convincente. Un’azienda può operare in un mercato destinato a crescere e rappresentare comunque un cattivo investimento, se il prezzo incorpora già aspettative irrealistiche.

Edmans invita infatti a separare tre domande spesso confuse: la tecnologia è promettente? L’impresa è ben gestita? Il titolo è acquistabile a una valutazione ragionevole? Una risposta positiva alle prime due non garantisce la terza.

Non tutte le euforie sono uguali: il caso dell’intelligenza artificiale

Il libro affronta anche l’entusiasmo per l’AI. Edmans evita di stabilire automaticamente un’equivalenza con la bolla internet. Nell’intervista pubblicata dall’ECGI osserva che alcune società legate all’intelligenza artificiale presentano valutazioni elevate, ma non necessariamente comparabili con gli eccessi raggiunti da Cisco durante la bolla tecnologica.

È una distinzione importante. Gridare alla bolla ogni volta che un settore registra forti rialzi è a sua volta una forma di semplificazione emotiva. La finanza comportamentale non serve soltanto a smascherare l’ottimismo irrazionale: deve proteggere anche dal pessimismo automatico, dall’eccesso di prudenza e dalla tentazione di assumere posizioni contrarie al mercato soltanto per sentirsi più sofisticati.

Il limite del libro: conoscere un’anomalia non significa poterla sfruttare

Il sottotitolo promette di spiegare come “sfruttare” le decisioni irrazionali degli altri. È l’aspetto più attraente, ma anche quello da leggere con maggiore cautela.

Riconoscere una follia collettiva non permette di prevedere quando finirà. Un titolo sopravvalutato può continuare a salire, mentre un’azione sottovalutata può restare tale per anni. Vendere allo scoperto una bolla troppo presto può produrre perdite considerevoli prima che l’analisi venga confermata.

Esiste poi un problema inevitabile: quando un’anomalia diventa conosciuta e utilizzata da molti operatori, tende a ridursi. Le distorsioni comportamentali offrono quindi più facilmente strumenti per evitare errori che ricette sicure per battere il mercato.

Il contributo più solido di Edmans non consiste nell’indicare il prossimo titolo vincente, ma nell’insegnare a costruire una procedura capace di ridurre le decisioni impulsive. Prima di acquistare sarebbe utile scrivere le ragioni dell’investimento, le condizioni che potrebbero smentirle, l’orizzonte temporale e la dimensione massima della posizione. In questo modo diventa più difficile cambiare retroattivamente la propria versione dei fatti.

Una lettura consigliata, ma non un manuale di segnali operativi

The Madness of Markets si colloca fra divulgazione finanziaria, psicologia delle decisioni e analisi accademica. Dai materiali disponibili emerge una scrittura vivace, costruita su episodi memorabili e studi empirici. Gillian Tett lo ha definito «incisivo, brillante e provocatorio», mentre Michael Mauboussin ne ha sottolineato la capacità di spiegare le oscillazioni dell’umore dei mercati attraverso ricerche solide. Vedasi ECGI – commenti sul volume

Il libro appare particolarmente utile per l’investitore che opera direttamente, segue quotidianamente i mercati o pensa di possedere una capacità di previsione superiore alla media. È altrettanto rilevante per consulenti finanziari e gestori, perché ricorda che la professionalità non cancella i bias: può semplicemente renderli più elaborati e più difficili da riconoscere.

La lezione finale è meno spettacolare del sottotitolo, ma probabilmente più preziosa. Non occorre essere perfettamente razionali, traguardo impossibile, né scoprire ogni errore commesso dagli altri. È sufficiente organizzare il portafoglio in modo che un momento di euforia, paura o presunzione non possa compromettere anni di risparmio.

Per l’investitore italiano questo significa privilegiare diversificazione, costi contenuti, orizzonte coerente e regole stabilite prima delle turbolenze. La follia dei mercati non può essere eliminata, perché nasce dalla stessa natura umana che li rende possibili. Ma si può evitare che diventi la follia del proprio portafoglio.

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Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.
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Gli articoli pubblicati su questa testata rispettano la normativa europea (AI Act) e i principi deontologici dell’Ordine dei Giornalisti. L’utilizzo costante dell’intelligenza artificiale permette la corretta verifica delle fonti e la creazione di una traccia che tenga conto dei temi più significativi. Nessun articolo può essere pubblicato autonomamente dall’intelligenza artificiale: ogni autore interviene personalmente non solo nella fase della scrittura dell’articolo, ma anche nella verifica della veridicità di notizie e dati riportati.

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