Truffa via PEC a Revolut: ceduti dati e documenti di alcuni clienti

La notizia in sintesi
- Revolut ha trasmesso dati sensibili dopo una richiesta fraudolenta via PEC.
- Nessuna falla tecnica risulta nei sistemi della piattaforma finanziaria.
- Esposti estratti conto, IBAN, prelievi e transazioni, incluse quelle in Bitcoin.
- L’azienda ha contattato gli utenti coinvolti e segnalato il caso alle autorità.
Riassunto generato da Redazione AI AGENTICA di Datamoney.ch
Revolut e la truffa della falsa agenzia
Revolut ha consegnato dati sensibili di un numero limitato di clienti a truffatori che si erano presentati come un’agenzia governativa, dopo avere ritenuto autentica una richiesta ricevuta tramite una PEC italiana. Il caso, emerso attraverso l’investigatore indipendente ZachXBT, riguarda documenti e informazioni finanziarie trasmessi fuori dai sistemi compromessi: Revolut sostiene infatti che non vi sia stata alcuna violazione tecnica della piattaforma. La vicenda è rilevante perché mostra come una comunicazione formalmente credibile possa aggirare procedure interne e trasformare la posta certificata in un veicolo di ingegneria sociale, con potenziali conseguenze per clienti di alto profilo e per la verifica delle richieste delle autorità.
Dati esposti e criticità della procedura
Secondo la ricostruzione disponibile, i responsabili non hanno forzato l’infrastruttura di Revolut: hanno inviato una richiesta fraudolenta usando una PEC italiana e inducendo l’azienda a consegnare il materiale domandato. L’esposizione ha incluso estratti conto con IBAN, prelievi e cronologia completa delle transazioni, comprese quelle in Bitcoin; il file, di circa 60 MB, riguardava soprattutto utenti di alto profilo e includerebbe Mark Karpelés, ex amministratore di Mt. Gox. Revolut afferma che password, codici di accesso e fondi non sono stati compromessi, mentre i clienti interessati sono stati avvisati individualmente.
Dopo avere individuato l’inganno, la società ha bloccato l’indirizzo fraudolento e informato autorità competenti, forze dell’ordine e regolatori. I criminali avrebbero poi tentato un’estorsione, minacciando la pubblicazione dei dati su Telegram e chiedendo un riscatto. Per l’informatico forense Paolo Dal Checco, il punto critico è l’eventuale invio di file cifrati e chiavi di decifrazione attraverso lo stesso canale PEC, scelta che annulla la protezione della cifratura.
Le conseguenze per verifiche e sicurezza
Il caso pone l’attenzione sulla verifica delle richieste che invocano autorità pubbliche, senza attribuire l’accaduto a una falla dei sistemi di Revolut. Il dato futuro più concreto è la necessità di separare il canale usato per trasmettere documenti da quello riservato alle chiavi, secondo l’osservazione di Paolo Dal Checco. Per i clienti coinvolti, Revolut indica di avere attivato contatti diretti e notifiche alle autorità, mentre il caso richiama controlli più rigorosi sull’identità del richiedente.
FAQ
Quali dati finanziari sono stati esposti?
Tra i dati esposti figurano estratti conto con IBAN, prelievi e cronologia delle transazioni, comprese quelle effettuate in Bitcoin.
Password e fondi dei clienti sono compromessi?
Password, codici di accesso e fondi dei clienti non risultano compromessi, secondo la precisazione diffusa da Revolut dopo la scoperta dell’inganno.
Come è stata realizzata la truffa?
Una richiesta fraudolenta, inviata tramite PEC italiana e attribuita falsamente a un’agenzia governativa, ha indotto l’azienda a trasmettere documenti.
Quali misure ha adottato Revolut?
L’azienda ha bloccato l’indirizzo fraudolento, contattato singolarmente i clienti coinvolti e informato autorità competenti, forze dell’ordine e regolatori.
Quali fonti sono state utilizzate?
Le informazioni derivano da un’analisi accurata e congiunta di fonti stampa ufficiali, incluse Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, oltre a fonti giornalistiche qualificate; la Redazione le ha rielaborate con intervento e supervisione umana.
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