T. Rowe Price – La frenesia dei mercati non è un motivo per farsi prendere dal panico

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La volatilità del mercato è aumentata durante la sessione di trading di lunedì 5 agosto. La debolezza dei mercati azionari asiatici, caratterizzata da un calo di oltre il 12% dell’indice giapponese Nikkei 225 (in valuta locale), si è manifestata anche nei mercati statunitensi ed europei.

Il CBOE Volatility Index, o VIX, che misura la volatilità attesa nell’indice S&P 500 in base al prezzo delle opzioni, è salito al livello più alto da novembre 2020.

Le turbolenze di mercato sono state estreme, ma lo sono state anche il sentiment e il posizionamento di propensione al rischio in vista del sell-off. Alcuni fattori richiamano alla cautela: un’operazione di “carry” di lunga durata finanziata dallo yen che ha cercato di sfruttare i bassi tassi di interesse del Giappone per finanziare l’acquisto di un’ampia gamma di asset di rischio e i forti rendimenti dell’S&P 500 nella prima metà dell’anno, derivanti da una manciata di titoli mega-cap e dall’entusiasmo per il valore che i progressi nell’intelligenza artificiale potrebbero creare.

Quali sono le ragioni di questi movimenti?

I recenti sviluppi negli Stati Uniti hanno suggerito che le probabilità di recessione potrebbero essere più alte di quanto il mercato avesse prezzato un paio di settimane fa.

I dati sull’inflazione pubblicati a luglio hanno mostrato segni di indebolimento e hanno rafforzato l’opinione che la Federal Reserve avrebbe ridotto i tassi di interesse a settembre. Poi, la serie di dati economici più deboli del previsto della scorsa settimana ha spinto i mercati a mettere in discussione la visione di consenso di un atterraggio morbido per l’economia.

I dati sui salari non agricoli hanno mostrato che l’economia ha creato meno posti di lavoro del previsto a luglio e il tasso di disoccupazione è balzato inaspettatamente al 4,3% dal 4,1%. Nel frattempo, l’indicatore dell’attività manifatturiera dell’Institute for Supply Management (ISM) è sceso al livello più basso dallo scorso novembre.

Questi segnali di debolezza dell’economia statunitense hanno costretto il mercato a considerare la possibilità che la Fed possa essere in ritardo rispetto alla curva e debba allentare la politica monetaria potenzialmente più rapidamente del previsto. E questa possibilità, combinata con l’aumento dei tassi da parte della Banca del Giappone, ha sollevato interrogativi sul popolare carry trade yen/dollaro.

Nonostante questo, non serve farsi prendere dal panico

Fattori tecnici, come l’eccesso di ottimismo nel posizionamento che si è accumulato prima del sell-off, sembrano essere alla base di gran parte della volatilità del mercato. E ricordiamoci che non tutti i dati economici sono stati preoccupanti. Il prodotto interno lordo degli Stati Uniti ha sorpreso al rialzo nel secondo trimestre, mentre l’ultima lettura della misura dell’attività dell’ISM nel settore dei servizi è rimasta a livelli che indicano un’espansione.

Mi sembra che il mercato stia dicendo “crisi”, ma non sono sicuro che ci sia una crisi vera e propria. Il rischio, come sempre, è che questo tipo di previsioni possa auto-avverarsi.

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