Amazon, quattro ex lavoratrici incinte avviano una class action a New York

La notizia in sintesi
- Amazon affronta una class action federale per presunte discriminazioni verso lavoratrici incinte.
- Quattro ex dipendenti denunciano richieste di accomodamento negate e licenziamenti illegittimi.
- La causa punta a rappresentare le addette ai magazzini Amazon in tutti gli Stati Uniti.
- L’azienda nega violazioni e dichiara approvato oltre il 99,9% delle richieste.
Riassunto generato con AI AGENTICA di Datamoney.ch
Amazon citata per discriminazione in gravidanza
Amazon è al centro di una class action federale presentata a New York da quattro ex addette ai magazzini: Willamina Barclay, Kristina Green, Jennifer Hatch e Dazaria Parks. Le lavoratrici accusano il colosso dell’e-commerce di avere negato accomodamenti essenziali durante la gravidanza, come pause aggiuntive, la possibilità di sedersi e modifiche alle mansioni. Il ricorso, depositato presso la Corte distrettuale per il distretto orientale di New York, contesta inoltre licenziamenti ritenuti illegittimi avvenuti tra aprile 2025 e luglio 2026.
La causa mira a rappresentare le dipendenti Amazon negli Stati Uniti, non soltanto quelle impiegate nello Stato di New York. Il nodo è il presunto utilizzo delle assenze mediche e delle visite sanitarie nel sistema disciplinare delle presenze, nonostante le tutele previste dalla normativa federale sulla gravidanza.
Il ricorso e le regole federali
La contestazione richiama il Pregnant Workers Fairness Act, legge federale del 2022 che impone ai datori di lavoro accomodamenti ragionevoli per gravidanza, parto, allattamento e condizioni mediche collegate, salvo un onere eccessivo per l’attività. Nel 2024 la EEOC, l’agenzia federale competente, aveva chiarito che richieste come acqua disponibile, pause bagno ulteriori, possibilità di mangiare o lavorare da sedute non richiedono necessariamente certificazione medica.
Secondo l’azione legale, Amazon avrebbe invece richiesto documentazione per ogni domanda e sottratto le assenze mediche dai permessi non retribuiti delle dipendenti. Esaurito il margine, sarebbe arrivata la minaccia di licenziamento. Nel febbraio 2026 la EEOC ha rilevato una causa ragionevole per ritenere che Amazon avesse discriminato una classe nazionale di addette ai magazzini in base alla gravidanza, in alcuni casi inducendole al congedo.
Il 26 agosto Jennifer Hatch ha ottenuto dall’agenzia la notifica del diritto di agire in giudizio, ricevuta anche da Willamina Barclay. Amazon respinge le accuse: sostiene di avere approvato oltre il 99,9% delle richieste nell’ultimo anno, incluse pause supplementari, mansioni adattate e ruoli svolti da sedute.
Le richieste delle quattro lavoratrici
Willamina Barclay riferisce di avere ricevuto quattro pause aggiuntive di quindici minuti, ma non l’autorizzazione a sedersi né una sedia, pur svolgendo attività fisicamente impegnative. Sarebbe stata licenziata quattro giorni dopo un’assenza causata da vomito grave, nonostante il certificato medico consegnato nella stessa giornata. Jennifer Hatch, con gravidanza classificata ad alto rischio, afferma che nessuna delle richieste relative a sollevamento pesi, pause da seduta e durata dei turni sia stata accolta.
Assistite dall’organizzazione non profit A Better Balance, le quattro donne chiedono reintegrazione, arretrati, recupero dei benefit persi e danni punitivi. L’esito potrebbe incidere sulle procedure adottate nei centri logistici Amazon, già citata dallo Stato del New Jersey nell’ottobre 2025 per presunte discriminazioni verso lavoratrici incinte e dipendenti con disabilità.
FAQ
Chi ha promosso la class action?
Willamina Barclay, Kristina Green, Jennifer Hatch e Dazaria Parks hanno avviato l’azione federale contro Amazon come ex dipendenti di magazzino.
Dove è stata depositata la causa?
La Corte distrettuale federale per il distretto orientale di New York ha ricevuto il ricorso presentato dalle quattro ex lavoratrici.
Quale legge viene richiamata nel ricorso?
Il Pregnant Workers Fairness Act del 2022 impone accomodamenti ragionevoli per gravidanza e condizioni collegate, salvo oneri eccessivi per l’azienda.
Quali richieste avrebbe negato Amazon?
Pause bagno aggiuntive, possibilità di sedersi, limiti al sollevamento dei pesi e turni ridotti figurano tra gli accomodamenti contestati.
Quali fonti sono state utilizzate?
La Redazione ha rielaborato con supervisione umana fonti stampa ufficiali e qualificate, attraverso un’analisi accurata che include Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it.
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