ENIA alla Rome Future Week. L’intelligenza artificiale entra in fabbrica: più prevenzione, ma la sicurezza resta una responsabilità umana
Il 21 settembre un incontro promosso da ENIA Ente Nazionale per l’Intelligenza Artificiale affronterà a Roma opportunità e rischi dell’AI applicata alla tutela dei lavoratori. Sensori, analisi predittiva e robot possono ridurre gli incidenti, purché non diventino strumenti di controllo opaco

L’intelligenza artificiale può contribuire a rendere il lavoro più sicuro, ma non può sostituire la valutazione dei rischi, la formazione e la responsabilità del datore di lavoro. È questo il punto di equilibrio intorno al quale ruota l’incontro “L’AI per un lavoro sicuro”, promosso da ENIA – Ente Nazionale per l’Intelligenza Artificiale e previsto il 21 settembre 2026 nell’ambito della Rome Future Week.

L’iniziativa si propone di mettere in dialogo innovazione tecnologica e cultura della prevenzione. Il tema è particolarmente attuale: l’AI non viene più impiegata soltanto negli uffici, nella gestione dei documenti o nell’assistenza ai clienti. Sta entrando anche nei cantieri, negli stabilimenti industriali, nei magazzini, nei trasporti e nelle strutture sanitarie, dove può analizzare grandi quantità di dati e individuare situazioni pericolose prima che si trasformino in incidenti.
ENIA intende sostenere la cultura digitale necessaria a uno sviluppo «responsabile e consapevole» dell’intelligenza artificiale. Un’impostazione coerente con la linea dell’organizzazione, che si definisce un laboratorio multidisciplinare aperto a ingegneri, giuristi, medici, sociologi, imprese e istituzioni.
Prevenire prima che l’incidente avvenga
Il contributo più promettente dell’AI riguarda la capacità di passare da una sicurezza prevalentemente reattiva a una prevenzione predittiva.
Un sistema intelligente può, per esempio, analizzare i dati provenienti da macchinari e sensori per riconoscere anomalie, usura o surriscaldamenti. Può segnalare l’ingresso di una persona in un’area pericolosa, verificare l’impiego dei dispositivi di protezione oppure individuare movimenti e posture potenzialmente dannosi.
Telecamere intelligenti, dispositivi indossabili, droni e sensori ambientali possono inoltre controllare la presenza di gas, temperature elevate, rumore, polveri o altre condizioni critiche. Nei lavori più pericolosi, robot e macchine autonome possono assumere compiti ripetitivi, pesanti o svolti in ambienti ostili.
L’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro EU-OSHA osserva che robotica avanzata e sistemi di AI possono allontanare le persone dalle attività ad alto rischio e ottimizzare il carico di lavoro. Le stesse tecnologie, tuttavia, introducono nuovi pericoli: possibili collisioni, errori nell’interazione fra uomo e macchina ed eccessiva fiducia nelle decisioni automatiche. Il risultato dipende quindi da come i sistemi vengono progettati, introdotti e controllati.
Il rischio di una sorveglianza permanente
L’AI applicata alla sicurezza può osservare un ambiente, ma può anche osservare continuamente i lavoratori. È qui che il confine fra prevenzione e controllo diventa delicato.
Gli algoritmi vengono già utilizzati per assegnare mansioni, organizzare i turni, misurare i tempi di esecuzione e valutare le prestazioni. Secondo EU-OSHA, un impiego inadeguato di questi strumenti può ridurre l’autonomia, intensificare i ritmi, limitare le pause e aumentare pressione, stress e rischio di esaurimento professionale. Un sistema pensato per migliorare l’efficienza potrebbe così produrre conseguenze contrarie alla salute delle persone.
Esistono inoltre questioni relative alla riservatezza. I dispositivi indossabili possono raccogliere informazioni sulla posizione, sui movimenti e, in alcuni casi, sulle condizioni fisiologiche di chi lavora. Prima di adottarli occorre stabilire quali dati siano realmente necessari, chi possa consultarli, per quanto tempo vengano conservati e se possano essere utilizzati per finalità disciplinari o per valutare la produttività.
La partecipazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti non costituisce quindi un ostacolo all’innovazione. È una condizione per renderla affidabile.
Quando l’AI diventa ad alto rischio
Il quadro normativo europeo rafforza questa impostazione. L’AI Act considera ad alto rischio alcuni sistemi utilizzati per la selezione del personale e per assumere decisioni riguardanti promozioni, licenziamenti, assegnazione delle mansioni, monitoraggio e valutazione delle prestazioni.
La classificazione dipende dall’effettiva funzione del sistema, non dal nome scelto dal produttore. Anche un software presentato come semplice strumento di supporto può rientrare nelle categorie più sensibili se il suo risultato orienta in modo sostanziale una decisione sul lavoratore. Per questi impieghi sono previsti obblighi relativi alla gestione dei rischi, alla qualità dei dati, alla documentazione, alla tracciabilità e alla sorveglianza umana. Vedasi Commissione europea – AI Act Service Desk.
L’AI, inoltre, non modifica il principio generale secondo cui la sicurezza resta responsabilità dell’organizzazione e del datore di lavoro. Non è sufficiente acquistare un sistema tecnologico per trasferire a un algoritmo gli obblighi di prevenzione. La tecnologia deve essere integrata nella valutazione dei rischi, sottoposta a verifiche e accompagnata da procedure comprensibili.
Una tecnologia utile se aumenta l’autonomia umana
Un buon progetto di AI per la sicurezza dovrebbe rispettare alcune condizioni essenziali: perseguire uno scopo preciso, raccogliere soltanto i dati necessari, essere verificabile e consentire sempre l’intervento umano. Le segnalazioni automatiche dovrebbero aiutare responsabili e lavoratori a decidere meglio, non trasformarsi in ordini impossibili da contestare.
Anche la formazione è decisiva. Chi utilizza questi sistemi deve conoscerne non soltanto le funzioni, ma anche i limiti. Un algoritmo può produrre falsi allarmi, ignorare un pericolo non presente nei dati di addestramento o funzionare meno bene in condizioni diverse da quelle previste. L’apparenza di precisione non deve diventare una delega cieca.
L’incontro promosso da ENIA porta dunque al centro una questione che riguarda direttamente imprese, istituzioni e lavoratori. L’AI può anticipare i guasti, individuare condizioni rischiose e liberare le persone dalle mansioni più pericolose. Il suo valore, però, non si misura dal numero di sensori installati o di dati raccolti, ma dalla capacità di diminuire concretamente incidenti, malattie professionali e carichi eccessivi.
Il lavoro del futuro sarà realmente più sicuro solo se la tecnologia verrà utilizzata per proteggere le persone, senza ridurle a una sequenza di dati, punteggi e prestazioni.
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