Truffe su luce e gas, milioni di italiani nel mirino: come riconoscere i raggiri e difendersi
Le offerte di luce e gas possono trasformarsi in un terreno fertile per telefonate ingannevoli, false comunicazioni e contratti mai richiesti. Secondo un’indagine realizzata da mUp Research e Norstat per Facile.it, circa 2,9 milioni di italiani avrebbero affrontato, nell’arco di un anno, una truffa o un tentativo di frode collegato alle forniture energetiche. Il danno economico complessivo viene stimato in quasi 650 milioni di euro.

I numeri richiedono, tuttavia, una lettura attenta. La ricerca è stata condotta online tra il 18 dicembre 2024 e il 3 gennaio 2025 su un campione di 1.878 persone tra i 18 e i 74 anni. Si tratta quindi di stime ricavate da un sondaggio e non del totale delle denunce registrate dalle autorità. Inoltre, il dato dei 2,9 milioni riunisce due situazioni differenti: le frodi effettivamente riuscite e i tentativi che non hanno necessariamente provocato un danno.
Il quadro, va detto, mostra anche un miglioramento. Tre anni fa, quando Facile.it lanciò insieme a Consumerismo No Profit il progetto Stop alle Truffe, le vittime stimate erano 4 milioni: il dato attuale segna quindi un calo del 27%, un risultato che gli stessi promotori dell’indagine attribuiscono soprattutto alle campagne di informazione condotte in questi anni. Resta comunque confermata la diffusione di un fenomeno capace di sfruttare la complessità del mercato energetico e il desiderio delle famiglie di ridurre le spese.
Il telefono resta il canale principale
La maggior parte degli episodi segnalati nell’indagine sarebbe passata attraverso falsi call center. Il telefono compare nel 68,2% dei casi, seguito dalle email fraudolente, indicate dal 24,9% degli intervistati coinvolti. Seguono le visite porta a porta, con il 12,9%, le applicazioni di messaggistica istantanea, con il 9,5%, e i social network, con il 6%.
Le percentuali mostrano quanto i truffatori siano capaci di adattarsi alle abitudini dei consumatori. Una chiamata può essere accompagnata da un’email costruita per sembrare autentica oppure da un messaggio contenente un collegamento a una pagina contraffatta.
Tra gli espedienti più comuni figurano l’annuncio di aumenti imminenti, la presunta scadenza del contratto, il fallimento del fornitore o la necessità di un aggiornamento obbligatorio. L’obiettivo è creare urgenza e impedire alla persona contattata di verificare le informazioni.
Un operatore insistente può anche dichiarare di lavorare per il fornitore attuale o per una non meglio precisata “autorità dell’energia”. ARERA, però, non telefona ai cittadini per proporre offerte commerciali o imporre cambi di contratto.
Non sono soltanto gli anziani a essere colpiti
L’indagine ridimensiona anche l’idea secondo cui le frodi riguarderebbero quasi esclusivamente le persone anziane. A fronte di una media nazionale del 7%, l’incidenza dichiarata raggiunge il 9,2% tra i 25 e i 34 anni e il 10,1% nella fascia compresa tra 35 e 44 anni.
Una maggiore familiarità con la tecnologia, quindi, non garantisce automaticamente una protezione superiore. Chi utilizza frequentemente email, social network e servizi digitali è anche esposto a un numero più elevato di comunicazioni potenzialmente fraudolente.
Il sondaggio segnala inoltre una maggiore incidenza tra i laureati, colpiti dalle frodi con una frequenza superiore alla media di oltre il 50%. Il dato non significa che il titolo di studio renda più vulnerabili, ma dimostra che istruzione e competenze digitali non sono sufficienti quando il raggiro utilizza informazioni credibili, tecniche persuasive e una pressione psicologica ben studiata.
POD e PDR: dati da proteggere
Una delle richieste che dovrebbe suscitare maggiore diffidenza riguarda i codici POD e PDR. Il POD identifica il punto di prelievo dell’energia elettrica, mentre il PDR individua quello relativo al gas. Entrambi sono riportati in bolletta e rimangono associati alla fornitura anche quando cambia il venditore.
Questi codici, insieme ai dati anagrafici e al codice fiscale dell’intestatario, possono essere utilizzati per avviare una procedura di cambio. Non devono quindi essere comunicati a chi telefona senza essere stato contattato dal cliente.
Se l’interlocutore afferma di rappresentare il fornitore con il quale è già attivo il contratto, la richiesta di leggere POD o PDR dalla bolletta costituisce un ulteriore segnale d’allarme: il vero venditore dispone già delle informazioni relative alla fornitura.
Un semplice “sì” non basta a creare un contratto valido
È comunque consigliabile evitare risposte frettolose durante una telefonata sospetta, ma la convinzione che un semplice “sì” registrato possa bastare per concludere regolarmente un contratto è fuorviante.
Dal 1º gennaio 2025, per i contratti energetici conclusi al telefono, il cliente deve confermare di aver ricevuto un documento scritto contenente tutte le condizioni contrattuali. Il testo deve essere trasmesso su carta o su un altro supporto durevole, come un file inviato tramite email. Una registrazione manipolata o un consenso ottenuto con l’inganno non rendono legittima la fornitura.
La precauzione migliore rimane comunque quella di non concludere contratti durante chiamate ricevute inaspettatamente. È preferibile chiedere il nome dell’azienda e dell’offerta, interrompere la conversazione e svolgere autonomamente le verifiche utilizzando i recapiti ufficiali.
La maggioranza delle vittime non denuncia
Il 59,2% delle persone coinvolte nell’indagine avrebbe scelto di non denunciare. Le ragioni sono soprattutto economiche: il 36,1% ritiene il danno subito troppo contenuto per giustificare una segnalazione, mentre il 22,7% è convinto che recuperare il denaro sia comunque impossibile. Pesano anche motivazioni personali: il 16,8% dichiara di essersi vergognato per essere caduto nel raggiro, mentre il 4,2% non voleva informare i familiari.
La vergogna, però, favorisce soltanto chi commette la frode. Le tecniche utilizzate sono progettate per apparire credibili e possono ingannare persone di qualsiasi età e livello di istruzione. Segnalare l’accaduto aiuta non solo la singola vittima, ma anche le autorità a ricostruire le modalità del raggiro e a individuare eventuali condotte ripetute.
Che cosa fare se il contratto non è stato richiesto
Chi scopre un cambio di fornitore mai autorizzato dovrebbe contestarlo immediatamente per iscritto al nuovo venditore, chiedendo una copia completa del contratto, la registrazione della telefonata se esistente, la documentazione utilizzata per dimostrare il consenso e l’annullamento dell’attivazione con la correzione degli importi contestati.
È importante conservare bollette, email, messaggi, numeri telefonici e ricevute delle comunicazioni inviate. Non è invece prudente limitarsi a interrompere autonomamente ogni pagamento: gli importi devono essere contestati formalmente, così da evitare ulteriori problemi legati a solleciti o presunte morosità.
Se il venditore non risponde o fornisce una soluzione insoddisfacente, il consumatore può rivolgersi allo Sportello per il consumatore Energia e Ambiente e, quando necessario, attivare il Servizio Conciliazione di ARERA. In presenza di firme false, sostituzione di persona o sottrazione di denaro, è possibile presentare denuncia alla Polizia o ai Carabinieri. Le pratiche commerciali scorrette possono essere segnalate anche all’Autorità garante della concorrenza e del mercato.
Chi ha sottoscritto consapevolmente un’offerta a distanza ma cambia idea può esercitare il diritto di ripensamento. Il termine ordinario è di 14 giorni; sale a 30 giorni per i contratti conclusi durante visite porta a porta non richieste presso l’abitazione o in occasione di escursioni organizzate a scopo commerciale.
La difesa più efficace è interrompere l’urgenza
Prima di accettare un’offerta conviene richiedere sempre la documentazione completa, verificare l’identità dell’azienda e confrontare prezzi e condizioni attraverso il Portale Offerte pubblico. Nessun risparmio autentico richiede di decidere in pochi minuti.
Quando una proposta è accompagnata da minacce, scadenze immediate o richieste di dati riservati, la scelta più sicura è chiudere la conversazione. Prendersi il tempo necessario per controllare le informazioni resta la forma di prevenzione più semplice ed efficace.





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