Il condominio riscopre i libri: piccole biblioteche per sentirsi meno estranei
Negli spazi comuni dei palazzi nascono scaffali condivisi e circoli di lettura. Un fenomeno semplice, che trasforma ingressi e sale condominiali in luoghi d’incontro
Per anni gli androni dei condomìni sono stati soprattutto luoghi di passaggio: si ritirano le lettere, si incrocia rapidamente un vicino, si attende l’ascensore. Ora, in alcuni palazzi, accanto alle cassette postali e alle bacheche degli avvisi sta comparendo un elemento meno consueto: una piccola biblioteca.
Sono raccolte nate spesso senza regolamenti complessi né finanziamenti pubblici. Un residente porta alcuni libri, un altro aggiunge uno scaffale, qualcun altro propone di scambiarsi romanzi, saggi e volumi per bambini. Da un gesto spontaneo può così prendere forma un servizio di prossimità, costruito e gestito dalla stessa comunità che abita l’edificio.

Una di queste esperienze sta nascendo a The Hug, dove l’area relax del condominio ha cominciato ad accogliere i primi libri messi a disposizione degli abitanti. L’iniziativa, avviata dall’avv. Giovanni Bonomo, è stata raccontata dallo scrittore Angelo Gaccione sulla rivista di arte e cultura Odissea e nella rubrica “Pensieri di città” del quotidiano L’Altravoce.
L’aspetto più interessante non riguarda soltanto la possibilità di prendere gratuitamente un libro. Queste piccole biblioteche restituiscono una funzione sociale agli spazi comuni e offrono ai residenti un’occasione per conoscersi attraverso interessi diversi dalle tradizionali questioni condominiali. Lo scaffale diventa un punto di contatto tra generazioni, professioni e abitudini culturali differenti.

«Non si tratta semplicemente di allestire uno scaffale, ma di costruire, poco alla volta, una vera biblioteca condivisa del nostro palazzo», osserva Giovanni Bonomo (nella foto). L’ambizione è quella di far crescere l’esperimento con il contributo degli abitanti, dotando eventualmente lo spazio di arredi più adatti e di una minima organizzazione.
Il fenomeno delle biblioteche di vicinato risponde a un bisogno che va oltre la lettura. Nelle grandi città si può vivere per anni sullo stesso pianerottolo senza sapere quasi nulla delle persone che abitano dietro la porta accanto. Un libro lasciato a disposizione degli altri contiene invece una forma discreta di presentazione: rivela un gusto, propone un argomento e può dare inizio a una conversazione.
La biblioteca condominiale non sostituisce naturalmente le biblioteche pubbliche, che dispongono di personale, cataloghi, servizi e patrimoni molto più ampi. La sua forza risiede proprio nella dimensione ridotta e informale. Non richiede tessere, orari o lunghi spostamenti: si incontra tornando a casa e cresce attraverso donazioni, prestiti e restituzioni basati sulla fiducia.
Se ben curata, può ospitare anche presentazioni, letture per bambini, incontri con autori o piccoli gruppi di discussione. Può inoltre favorire il riutilizzo dei libri che altrimenti resterebbero dimenticati nelle case o verrebbero eliminati per mancanza di spazio. Il valore economico è limitato, ma quello relazionale può essere considerevole.
«In tempi come questi, la cultura è uno dei pochi veri antidoti alla solitudine, all’indifferenza e all’impoverimento delle relazioni umane», afferma Bonomo, che tempo fa aveva proposto, con una provocazione, la nascita di un circolo di lettura in ogni condominio.
Non occorrono necessariamente grandi sale o collezioni prestigiose. Possono bastare una libreria, alcune regole essenziali e qualcuno disposto a riordinare periodicamente i volumi. Il resto dipende dalla partecipazione dei residenti: una biblioteca vuota rimane un mobile, mentre una biblioteca frequentata diventa un piccolo pezzo di comunità.
Forse non tutti i palazzi avranno una portinaia colta e misteriosa come Renée, protagonista de L’eleganza del riccio, evocata con ironia da Giovanni Bonomo. Ma anche nei condomìni più anonimi possono circolare storie, conoscenze e idee. Talvolta, per rendere meno impersonale una città, è sufficiente cominciare da uno scaffale.
«Se l’iniziativa prenderà vita grazie a tutti noi, potremo anche pensare a scaffalature più adatte e a uno 𝐮𝐧𝐨 𝐬𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨 𝐛𝐢𝐛𝐥𝐢𝐨𝐭𝐞𝐜𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐨, che possa diventare un piccolo motivo di orgoglio e di prestigio per 𝑇ℎ𝑒 𝐻𝑢𝑔.» conclude Giovanni Bonomo.
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