Inflazione. UK ed eurozona continueranno a soffrire

Secondo quanto pubblicato dal World Economic Forum la scorsa settimana, l’inflazione nel Regno Unito e nell’eurozona sta ancora peggiorando. I prezzi del Regno Unito sono aumentati addirittura del 10,1% a luglio rispetto a un anno prima, mentre quelli nell’eurozona sono aumentati dell’8,9%, comunque battendo in entrambi i casi i valori degli ultimi anni. I dati equivalenti degli Stati Uniti riportano invece un trend favorevole: un tasso dell’8,5%, inferiore rispetto al mese precedente e al di sotto delle aspettative del mercato.

Mentre alcuni analisti ritengono che i prezzi statunitensi abbiano ora raggiunto il picco, la maggior parte pensa che il Regno Unito e la zona euro, che sono molto più esposti agli effetti della guerra in Ucraina, cresceranno ancora. Anche la Banca d’Inghilterra afferma che l’inflazione nel Regno Unito raggiungerà il picco di oltre il 13% nel 2022, prima di tornare gradualmente al livello target del 2% entro un paio d’anni.

Le cause

Le banche centrali e i principali commentatori hanno attribuito l’aumento dei prezzi ai colli di bottiglia logistici e produttivi provocati non tanto dalla guerra in corso, ma da due anni di COVID-19. Ma forse l’inflazione odierna ha le sue radici nella crisi finanziaria del 2008 ed è destinata a rimanere costantemente al di sopra del 2% negli anni a venire.

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Dobbiamo ammettere che i tassi di interesse record e l’espansione dell’offerta di moneta attraverso il “quantitative easing” hanno attenuato la crisi finanziaria del 2008, ma hanno anche influenzato in modo anomalo gli scenari. In secoli di capitalismo, non abbiamo mai visto tassi di interesse così bassi.

Questa politica monetaria estremamente espansiva, certamente di grande successo al momento, ha creato una forte domanda in una fase in cui le capacità di produzione e la fornitura di energia erano a basso costo, ma improvvisamente tutto è cambiato. Sia le famiglie, sia le imprese, che si erano indebitate a basso costo per finanziare le proprie attività, per nuovi investimenti, o anche solo per rimanere a galla in un mercato difficile, oggi si trovano ad affrontare costi insopportabili.

A fronte di questi elevati livelli di debito e all’esplosione dei prezzi, le banche centrali dovranno procedere con molta attenzione nell’aumentare i tassi di interesse per combattere l’inflazione. In ogni caso, se aumenteranno anche solo leggermente i tassi di interesse, l’inflazione ci accompagnerà per parecchio tempo.

Paolo Brambilla - Direttore Responsabile - Lamiafinanza.it Avatar

Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.

Areas of Expertise: economia, finanza, arte, cultura classica
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