BCE verso nuova guida, l’Italia rafforza il proprio peso negoziale
Successione BCE: gli equilibri politici dietro il dopo-Lagarde
La scelta del successore di Christine Lagarde alla guida della Banca Centrale Europea sarà il passaggio istituzionale più delicato per l’Eurozona nei prossimi anni. Il dossier, formalmente ancora congelato, è però già entrato nella fase negoziale informale tra governi, Consiglio direttivo BCE, Ecofin, Parlamento europeo e Consiglio europeo. Secondo indiscrezioni riportate da Bloomberg, diversi esecutivi starebbero valutando di anticipare la procedura rispetto alla scadenza naturale del mandato, per evitare che la decisione ricada dopo le elezioni presidenziali in Francia del 2027, considerate un potenziale punto di rottura per gli equilibri interni all’Unione monetaria.
Il timore diffuso è che un’Eliseo a trazione sovranista, che i sondaggi attuali associano ai nomi di Marine Le Pen o del suo delfino Jordan Bardella, possa incidere in modo determinante sulla nomina, condizionando il profilo del futuro presidente BCE e la percezione di indipendenza dell’istituzione di Francoforte.
L’asse Nord-Sud e il bilancino delle nomine europee
Dalla nascita dell’euro nel 1999 la presidenza BCE è stata prevalentemente appannaggio di due grandi Paesi: la Francia, con Jean-Claude Trichet e poi Christine Lagarde, e l’Italia con Mario Draghi. Sedici anni su poco più di venticinque di storia dell’euro sono stati guidati da personalità francesi, circostanza che rende oggi politicamente improbabile un nuovo nome espresso da Parigi. La Germania, nonostante la forza economica, si scontra con un vincolo di equilibrio istituzionale: con Ursula von der Leyen alla Commissione, risulterebbe difficilmente accettabile concentrare due incarichi apicali nello stesso Paese.
In questa partita entrano quindi in gioco Italia e Spagna. Roma ha già espresso Mario Draghi, ma vanta profili tecnici di altissimo livello tuttora presenti a Francoforte. Madrid, che non ha mai avuto un presidente BCE, punta sul prestigio internazionale di Pablo Hernandez de Cos, ex governatore della banca centrale spagnola, per riequilibrare il peso politico del Sud Europa nei vertici dell’Eurotower.
Vicepresidenza a Vujcic e messaggi impliciti sui futuri equilibri
Il passaggio della vice-presidenza da Luis de Guindos al croato Boris Vujcic nel giugno prossimo è un segnale rilevante. L’ingresso di una figura proveniente da uno Stato medio-piccolo dell’Est introduce un elemento di riequilibrio geografico, dopo anni di predominio dei grandi Paesi fondatori. In chiave prospettica, questo spostamento rende più probabile che la presidenza BCE torni a un Paese della cosiddetta “vecchia Europa”, per bilanciare l’ampliamento verso Est nelle posizioni di vertice.
Se il numero due arriva da un’economia non sistemica, la logica degli scambi politici suggerisce che il numero uno debba provenire da una capitale con forte peso istituzionale e mercati finanziari profondi. All’interno di questo perimetro, Roma, Berlino, Madrid e, in misura minore, Parigi si contendono la regia del dossier, sapendo che ogni concessione sul fronte delle nomine andrà probabilmente compensata con altre cariche UE di alto livello.
Perché le presidenziali francesi possono cambiare la BCE
L’ipotesi di anticipare il dossier sulla successione BCE rispetto alla primavera 2027 è legata al rischio politico rappresentato dalle elezioni presidenziali in Francia. La prospettiva di un presidente esplicitamente sovranista a Parigi preoccupa molte capitali europee, che temono di vedere legittimata una linea conflittuale verso l’integrazione economica e monetaria proprio nel momento in cui si ridefiniscono le regole fiscali e il ruolo della politica monetaria dopo la grande stagione degli acquisti di titoli.
Bloccare la nomina prima del voto permetterebbe di sterilizzare l’incertezza, preservando la continuità istituzionale della BCE e limitando il potere negoziale di un eventuale nuovo inquilino dell’Eliseo ostile all’ortodossia europeista. In questo quadro, la variabile tempo diventa una leva di potere tanto importante quanto il nome del candidato.
Il possibile vantaggio negoziale per l’Italia
Per l’Italia, l’accelerazione della procedura può trasformarsi in un’opportunità. Se i grandi partner vogliono chiudere il dossier prima del voto francese, Roma può porsi come attore costruttivo ma decisivo, condizionando i tempi al riconoscimento di un ruolo adeguato nei nuovi equilibri dell’Eurozona. In sostanza, sostenere l’anticipo diventa moneta di scambio per ottenere una candidatura forte o, almeno, una figura non ostile agli interessi italiani.
La logica è semplice: più la variabile Francia è percepita come rischio, maggiore è il valore del consenso italiano nel processo di nomina. Un’eventuale minaccia di rinviare la decisione oltre il 2027, anche solo come extrema ratio, aumenterebbe il potere di veto di Roma al tavolo negoziale europeo.
Stabilità dell’euro e messaggi ai mercati finanziari
I mercati valutano la BCE soprattutto in base a tre dimensioni: credibilità anti-inflazione, capacità di gestione delle crisi del debito sovrano e indipendenza percepita dai governi nazionali. Ogni segnale di politicizzazione eccessiva della scelta del presidente rischia di riaprire tensioni sugli spread, soprattutto nei Paesi con alto debito pubblico come l’Italia. Per questo, il dibattito sul dopo-Lagarde non è solo una partita tra capitali europee, ma un elemento che può incidere direttamente sul costo di finanziamento di Stati e banche.
Una nomina percepita come frutto di equilibrio tra sensibilità “falco” e “colomba”, Nord e Sud, Est e Ovest, contribuirebbe a mantenere basso il premio per il rischio politico nell’Eurozona. Al contrario, un presidente ritenuto espressione di una singola agenda nazionale potrebbe innescare richieste di rendimento più elevate, specie sui titoli a lunga scadenza.
Interessi nazionali, candidatura italiana e possibili scambi UE
Il governo guidato da Giorgia Meloni può usare la partita sulla successione BCE come banco di prova della propria capacità di incidere sui dossier strategici europei. Una disponibilità ad accelerare i tempi, se accompagnata da una posizione negoziale solida, potrebbe consentire a Roma di capitalizzare il proprio peso nell’attuale ciclo politico UE, in particolare in asse con la Germania, interessata a preservare un profilo rigorista nella politica monetaria pur dovendo rinunciare a una sua candidatura diretta.
Al centro del negoziato rimane una questione di sostanza: chi siederà al vertice della BCE nei prossimi otto anni avrà un ruolo decisivo nel definire la gestione del debito accumulato dopo le crisi gemelle pandemia-guerra e nel decidere il ritmo di normalizzazione del bilancio di Francoforte.
I possibili nomi italiani: Panetta e Cipollone
Il nome più accreditato in ambito italiano è quello di Fabio Panetta, attuale governatore della Banca d’Italia ed ex membro del Comitato esecutivo BCE. Il suo profilo combina lunga esperienza tecnica, profonda conoscenza delle dinamiche interne all’Eurotower e una reputazione di pragmatismo nella gestione delle fasi di crisi, elementi che lo rendono interlocutore affidabile per i partner del Nord e del Sud Europa.
Accanto a lui viene spesso citato Piero Cipollone, oggi nel Comitato esecutivo BCE, che unisce competenza sui dossier bancari e familiarità con la regolamentazione finanziaria europea. Anche in uno scenario in cui nessuno dei due arrivasse alla presidenza, la capacità italiana di orientare verso un presidente non ostile resterebbe un obiettivo politico realistico e rilevante.
La difesa degli interessi nazionali nella storia della BCE
La narrativa ufficiale vuole la BCE come istituzione neutrale, orientata esclusivamente alla stabilità dei prezzi e al buon funzionamento della politica monetaria dell’Eurozona. Nella pratica, ogni presidente ha inevitabilmente mantenuto una sensibilità particolare verso il proprio Paese d’origine. Nel 2011 Jean-Claude Trichet fu accusato da diversi analisti di aver “sacrificato” l’Italia nella gestione della crisi del debito, dirottando le tensioni dai titoli francesi a quelli italiani a colpi di spread.
Al contrario, l’arrivo di Mario Draghi segnò una svolta, con il celebre “whatever it takes” che non solo difese l’euro, ma contribuì in modo decisivo a contenere i rendimenti sui titoli di Stato di Roma. Anche durante il mandato di Christine Lagarde, l’affermazione “non siamo qui a chiudere gli spread” nel marzo 2020 fu letta dai mercati come segnale di scarsa attenzione verso i Paesi ad alto debito, riaccendendo rapidamente tensioni sugli asset italiani.
FAQ
Quando inizierà formalmente il processo di successione alla BCE?
Formalmente la discussione sulla successione di Christine Lagarde si aprirà solo a ridosso della scadenza del mandato, ma i contatti informali tra governi sono già in corso e potrebbero portare ad anticipare la procedura rispetto al calendario originario.
Perché le elezioni presidenziali francesi influenzano la scelta del presidente BCE?
Molte capitali temono che un’eventuale vittoria sovranista in Francia dia all’Eliseo un potere negoziale tale da condizionare la nomina, introducendo un profilo meno allineato all’attuale assetto europeista e aumentando la percezione di politicizzazione della BCE.
Quali sono i principali candidati potenziali per la presidenza BCE?
Tra i nomi più citati emergono il francese Pablo Hernandez de Cos per la Spagna e, per l’Italia, figure come Fabio Panetta e Piero Cipollone, tutti con esperienze consolidate in banche centrali e istituzioni europee di vertice.
Che ruolo ha l’Italia nel negoziato sul dopo-Lagarde?
L’Italia può sfruttare il proprio peso politico e il timore di un’impasse post-elezioni francesi per sostenere un’accelerazione dei tempi, condizionando il proprio sostegno all’ottenimento di una candidatura forte o di un presidente non ostile agli interessi italiani.
Perché la nazionalità del presidente BCE conta ancora così tanto?
Pur essendo formalmente indipendente, la BCE è percepita dai mercati anche attraverso il filtro delle priorità nazionali del suo vertice, come dimostrano i casi di Jean-Claude Trichet, Mario Draghi e alcune dichiarazioni di Christine Lagarde in momenti di stress sui mercati.
In che modo la scelta del presidente BCE influenza gli spread sovrani?
Il profilo del presidente orienta l’aspettativa dei mercati su tassi, programmi di acquisto titoli e gestione delle crisi; un presidente percepito come meno favorevole ai Paesi ad alto debito tende a tradursi in spread più elevati per Stati come l’Italia.
Qual è il legame tra successione BCE e altre cariche europee?
La presidenza BCE rientra nel pacchetto dei “top jobs” UE: la definizione di chi guiderà l’Eurotower si intreccia con eventuali ribilanciamenti su Commissione, Consiglio europeo e altre posizioni chiave oggi occupate da figure come Ursula von der Leyen e Antonio Costa.
Qual è la fonte delle informazioni sulla successione a Christine Lagarde?
Le dinamiche descritte e le ipotesi di anticipo della procedura sono state ricostruite sulla base di analisi politiche e indiscrezioni riportate, tra gli altri, da Bloomberg e dall’articolo di Giuseppe Timpone pubblicato su InvestireOggi.




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