Carlo Altomonte: Bocconi avverte sui conti pubblici e rischi dopo Pnrr
Debito pubblico italiano e contesto macro: cosa preoccupa davvero i mercati
Il debito pubblico italiano è atteso al picco di 3.095,5 miliardi nel 2025 secondo la Banca d’Italia, ma il nodo principale non è il livello assoluto dello stock, bensì la credibilità della crescita futura e delle politiche di bilancio. Le valutazioni dei mercati su Italia restano complessivamente favorevoli, ma con un margine di sicurezza ridotto: basta incertezza sulle strategie post Pnrr o sulle priorità di spesa, in particolare per energia e difesa, per innescare un rapido cambio di umore degli investitori. Le riflessioni di Carlo Altomonte, prorettore alla Sda Bocconi, offrono una chiave di lettura utile per capire rischi e opportunità nella fase che si apre con il progressivo esaurirsi della spinta del piano europeo.
Perché oggi il debito non è ancora un’emergenza
Secondo Carlo Altomonte, “al momento non sembra ci sia un tema di debito” grazie alla maggiore prudenza nei conti pubblici rispetto al passato e a un contesto di mercato ancora collaborativo verso l’Italia. La combinazione di crescita moderata, tassi in graduale normalizzazione e attenta gestione del deficit ha finora impedito tensioni sul costo di rifinanziamento del debito. Tuttavia, il margine di manovra è ristretto: un peggioramento delle aspettative su crescita e disciplina fiscale potrebbe riflettersi rapidamente sugli spread, rendendo più vulnerabile la sostenibilità di medio periodo.
Il margine di sicurezza è ridotto e la fiducia è reversibile
“Il margine resta molto piccolo”, avverte Altomonte, e basta non essere chiari su fonti di finanziamento futuro o traiettoria della crescita post Pnrr perché “il mercato inizia a farsi delle domande”.
La fase attuale è favorevole, ma “l’orientamento del mercato può spostarsi molto velocemente”: mancanza di coerenza tra obiettivi, riforme e allocazione di risorse potrebbe riaprire rapidamente scenari di tensione. La credibilità della politica fiscale e la capacità di parlare con una voce unitaria verso gli investitori internazionali saranno determinanti per evitare che il picco del debito nel 2025 diventi un punto di fragilità sistemica invece che una fase di transizione gestibile.
Crescita post Pnrr: alla ricerca di nuovi motori strutturali
La vera variabile critica individuata da Altomonte non è il livello del debito ma la capacità dell’Italia di trovare “driver di crescita” credibili una volta esaurito l’impulso straordinario del Pnrr. La domanda chiave per i mercati riguarda la trasformazione degli investimenti emergenziali in crescita strutturale di produttività, occupazione qualificata e competitività. In assenza di una strategia chiara, il rischio è che il Paese torni a una traiettoria di bassa crescita, rendendo più difficile stabilizzare il rapporto debito/Pil.
La sfida dei driver di crescita nell’era post Pnrr
Altomonte sottolinea che “le prospettive restano buone” ma “l’incognita vera è capire dove l’Italia troverà i driver di crescita nell’attuale contesto post Pnrr”.
La credibilità del quadro macro dipende da riforme che aumentino produttività, attrattività degli investimenti e innovazione. Senza un’agenda precisa su capitale umano, digitalizzazione, transizione energetica e semplificazione amministrativa, gli investimenti del Pnrr rischiano di produrre benefici limitati e temporanei. I mercati monitorano la capacità di trasformare spesa straordinaria in crescita permanente, condizione essenziale per sostenere un debito elevato.
Dal piano straordinario a una politica industriale coerente
La fase successiva al Pnrr richiede una politica industriale capace di selezionare priorità e concentrare risorse. Settori come digitale, manifattura avanzata, infrastrutture critiche e servizi ad alto contenuto tecnologico sono centrali per innalzare il potenziale di crescita.
Senza scelte chiare, l’Italia rischia la dispersione degli investimenti e la mancata capitalizzazione sui progetti avviati con fondi europei. Per mantenere la fiducia degli investitori è necessario un quadro regolatorio stabile, governance trasparente e una timeline verificabile di riforme, così da mostrare che l’uscita dall’era Pnrr non coincide con un vuoto di strategia.
Uso del risparmio privato e priorità in energia, difesa, comunicazioni
Un tassello decisivo per la sostenibilità della crescita italiana è l’attivazione del vasto stock di risparmio privato detenuto da famiglie e imprese. Altomonte richiama l’esigenza di convogliare queste risorse verso investimenti produttivi nei settori ritenuti prioritari: energia, comunicazioni, difesa e sicurezza. In un contesto geopolitico instabile e di forte transizione tecnologica, la capacità di mobilitare capitali domestici, accanto a quelli internazionali, diventa un indicatore chiave di resilienza economica e autonomia strategica.
Come mobilitare il risparmio di famiglie e imprese
Per Altomonte “il tema cruciale” è “come utilizzare e mettere in uso tutto il risparmio privato, sia delle famiglie che delle imprese, per far crescere l’economia”.
Servono strumenti finanziari semplici e trasparenti che colleghino il risparmio domestico a progetti produttivi, infrastrutturali e tecnologici, riducendo la preferenza per la liquidità e gli impieghi a basso impatto sull’economia reale. Incentivi fiscali mirati, mercati dei capitali più profondi e un quadro regolatorio che tuteli gli investitori retail sono componenti essenziali per trasformare il risparmio in volano di crescita e non in fattore di immobilismo.
Energia, difesa e comunicazioni come settori prioritari
Altomonte individua nei “settori prioritari per l’integrazione futura” il mercato dell’energia, il mercato delle comunicazioni, la difesa e la sicurezza. Qui si concentrano le maggiori esigenze di investimento per garantire indipendenza strategica, sicurezza delle infrastrutture critiche e competitività industriale.
La spesa per la difesa, in particolare, richiede una chiara articolazione tra impegni internazionali, sviluppo di filiere tecnologiche nazionali e cooperazione europea. Analogamente, energia e comunicazioni necessitano di piani credibili su reti, innovazione e resilienza. La coerenza tra obiettivi politici, risorse pubbliche e capitali privati sarà uno degli elementi più osservati dai mercati nei prossimi anni.
FAQ
Perché il debito italiano non è oggi considerato critico dai mercati?
Grazie a conti pubblici più prudenti, crescita moderata e condizioni di mercato ancora favorevoli, il debito elevato è percepito come gestibile, purché resti credibile la traiettoria di bilancio e di crescita.
Cosa significa che il margine di sicurezza sui conti è ridotto?
Significa che piccoli scostamenti su deficit, crescita o coerenza delle politiche possono cambiare rapidamente la percezione del rischio Paese, incidendo su spread e costo del debito.
Qual è il principale rischio per l’Italia dopo il Pnrr?
Il rischio centrale è non riuscire a trasformare gli investimenti straordinari del Pnrr in crescita strutturale di produttività, tornando a una dinamica stagnante che rende il debito meno sostenibile.
Quali driver di crescita vengono indicati come prioritari?
Sono cruciali riforme su produttività, capitale umano, digitalizzazione, transizione energetica e semplificazione normativa, integrate da una politica industriale coerente e di lungo periodo.
In che modo il risparmio privato può sostenere la crescita?
Convogliando il risparmio di famiglie e imprese verso strumenti che finanziano investimenti produttivi, infrastrutture e innovazione, anziché rimanere fermo in liquidità o impieghi poco dinamici.
Perché energia, comunicazioni, difesa e sicurezza sono settori chiave?
Perché concentrano investimenti strategici per autonomia energetica, resilienza delle reti, capacità militare e protezione delle infrastrutture critiche, tutti elementi osservati dai mercati.
Come può l’Italia mantenere la fiducia degli investitori internazionali?
Garantendo coerenza tra obiettivi e misure, trasparenza nei conti pubblici, riforme verificabili e una chiara strategia post Pnrr su settori e priorità di spesa.
Chi è Carlo Altomonte e qual è la fonte delle dichiarazioni?
Carlo Altomonte è prorettore alla Sda Bocconi; le sue dichiarazioni provengono da un’intervista rilasciata a Adnkronos sulla dinamica del debito italiano e sulle prospettive post Pnrr.




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