Christine Lagarde rilancia l’euro contro l’egemonia del dollaro con prestiti globali

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Euro e geopolitica: la nuova mossa della Bce

Alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, in un panel dedicato alla «frammentazione geoeconomica», la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde ha annunciato un passo che va oltre la tecnica monetaria ordinaria. Francoforte aprirà linee di prestito in euro alle banche centrali di tutto il mondo, fino a 50 miliardi per ciascuna, contro garanzie in titoli di debito europeo di alta qualità. La mossa si inserisce in un contesto segnato dal ritorno di Donald Trump sulla scena globale, dalla competizione sistemica con la Cina e dalla ricerca europea di maggiore autonomia strategica. Dietro l’apparente tecnicalità, l’obiettivo è rafforzare il ruolo internazionale dell’euro e sostenere la capacità dell’Unione europea di proteggere i propri interessi economici nei nuovi equilibri globali.

Come funzionano i prestiti in euro alle banche centrali

La Bce estende a scala globale uno strumento sperimentato in forma limitata durante la pandemia, quando era stato offerto solo a pochi Paesi vicini, come il Kosovo. Ora qualsiasi banca centrale potrà ottenere euro direttamente da Francoforte, fino a 50 miliardi, cedendo in garanzia titoli europei investment grade, in prevalenza titoli di Stato dell’area euro.

La giustificazione formale, spiegata da Christine Lagarde a Monaco, è prevenire vendite forzate di asset denominati in euro nei momenti di stress di mercato. Invece di liquidare in fretta obbligazioni europee, le banche dei Paesi terzi potranno chiedere liquidità in euro alle proprie banche centrali, che a loro volta attingeranno alla Bce. Si tratta di una rete di sicurezza potenzialmente estesa a economie come India, Brasile o Canada.

Questo meccanismo, pur presentato come misura prudenziale, crea un canale stabile attraverso cui l’euro entra nei bilanci delle banche centrali extra-Ue, rafforzandone l’uso come valuta di riserva e di transazione internazionale.

Perché l’euro diventa leva di politica estera

Sotto la superficie tecnica, la scelta della Bce dialoga con la strategia commerciale dell’Unione europea. Bruxelles sta accelerando gli accordi di libero scambio per ridurre la dipendenza dal mercato statunitense, in un clima reso più incerto dal protezionismo americano e dal ruolo di Donald Trump nel ridefinire le relazioni transatlantiche.

Gli ultimi dossier chiave includono l’intesa con l’India, l’accordo con il Mercosur negoziato per oltre 25 anni, e possibili intese future con Indonesia e Australia. Avere accesso diretto alla liquidità in euro rende più agevole per questi partner regolare le transazioni commerciali con Italia, Francia o Germania direttamente nella moneta unica, senza passare dal dollaro.

In prospettiva, se una quota crescente degli scambi extra-Ue verrà fatturata in euro, aumenterà il peso della moneta unica nelle riserve globali e si ridurrà l’esposizione dell’Europa a shock e sanzioni veicolate tramite il sistema del dollaro.

L’euro alla prova della frammentazione geoeconomica

La decisione annunciata da Christine Lagarde a Monaco si inserisce in un contesto di «ordine internazionale post-liberale», caratterizzato da guerre commerciali, sanzioni finanziarie e rivalità tra grandi potenze. La frammentazione geoeconomica spinge le principali aree valutarie a usare la moneta come strumento di influenza, sicurezza e resilienza. Per l’Europa, ciò significa trasformare l’euro da semplice pilastro del mercato interno a vera valuta internazionale, capace di sostenere la proiezione esterna dell’Unione.

La mossa della Bce non è neutrale: riafferma l’ambizione dell’Europa di restare un attore rilevante in un sistema dominato da dollaro e yuan, attenuando la vulnerabilità della propria economia alle scelte di Washington e Pechino.

L’impatto sui mercati e sulle banche centrali partner

L’apertura delle linee di prestito in euro ha almeno tre effetti operativi. Primo, offre alle banche centrali partner una fonte di liquidità stabile e prevedibile, alternativa ai mercati in dollari, nei momenti di tensione finanziaria. Secondo, incentiva l’accumulo di titoli di Stato dell’area euro nei portafogli ufficiali, perché questi asset diventano chiave di accesso ai fondi Bce.

Terzo, favorisce la graduale «euroizzazione» di alcune transazioni commerciali: se banche e imprese locali possono contare su finanziamenti in euro, la scelta di fatturare in moneta unica diventa più naturale. Per i Paesi emergenti, ciò offre una parziale diversificazione dal dollaro; per l’Unione, rafforza un ecosistema in cui l’euro è al centro delle catene del valore e dei flussi finanziari globali collegati al suo export.

Nel medio termine, il successo di questo schema dipenderà dalla credibilità della Bce, dalla qualità dei titoli offerti a garanzia e dalla stabilità politica dell’area euro.

Rischi e limiti della strategia europea

L’estensione globale dei prestiti in euro non è priva di rischi. Aumenta l’esposizione della Bce verso controparti sovrane potenzialmente eterogenee per qualità istituzionale e standard regolamentari. Anche se le garanzie richieste sono titoli di alta qualità, una crisi sistemica o un deterioramento politico in alcuni Paesi partner potrebbe creare pressioni reputazionali e operative su Francoforte.

Inoltre, un rafforzamento eccessivo del ruolo internazionale dell’euro potrebbe complicare la gestione della politica monetaria interna: la Bce dovrebbe bilanciare con attenzione gli obiettivi di stabilità dei prezzi nell’area euro con le implicazioni globali delle proprie decisioni. Infine, questa strategia richiede coordinamento stretto con le istituzioni Ue, affinché la proiezione esterna dell’euro sia coerente con politiche commerciali, industriali e sanzionatorie.

La credibilità di lungo periodo dipenderà dalla capacità dell’Unione europea di mantenere finanze pubbliche solide, mercati dei capitali profondi e un quadro politico relativamente prevedibile.

La lezione cinese e la competizione tra valute

La scelta europea riprende esplicitamente elementi del modello cinese di espansione geoeconomica. Da anni Pechino utilizza prestiti, linee di swap e contratti di fornitura denominati in yuan per aumentare la presenza della propria valuta nei Paesi emergenti, dall’Argentina alla Russia. L’obiettivo è ridurre la dipendenza dal dollaro e costruire una sfera d’influenza finanziaria coerente con la propria proiezione strategica. L’annuncio di Christine Lagarde indica che l’Europa intende giocare la stessa partita, adattandola al proprio quadro istituzionale e regolamentare.

Non si tratta di una corsa al «nuovo standard» immediato, ma di una competizione graduale per quote di utilizzo nelle riserve, nel commercio e nei mercati dei capitali globali.

Come la Cina ha costruito il ruolo internazionale dello yuan

La Cina ha combinato investimenti infrastrutturali, iniziative come la Belt and Road e accordi bilaterali di swap tra banche centrali per spingere l’uso dello yuan. Nei Paesi con forte esposizione al credito cinese, Pechino ha spesso richiesto la denominazione dei contratti in valuta domestica, riducendo i rischi di sanzioni in dollari e consolidando una rete di dipendenza finanziaria.

Nei casi di Argentina e Russia, ma anche di altri Paesi emergenti, lo yuan è divenuto canale privilegiato per il regolamento di importazioni strategiche e per il rifinanziamento del debito. Questo modello ha mostrato come una valuta, se supportata da strumenti finanziari e da una presenza economica massiccia, possa guadagnare peso anche senza piena convertibilità.

L’Europa non replica integralmente questo schema, ma ne adotta la logica di fondo: usare strumenti di liquidità per rendere l’euro più attraente e più presente nei flussi di scambio internazionali.

Differenze tra approccio europeo e modello cinese

A differenza di Pechino, l’Unione europea è vincolata da regole di trasparenza, controllo parlamentare e vigilanza finanziaria multilivello. Le linee di prestito in euro della Bce dovranno rispettare criteri chiari di eleggibilità e gestione del rischio, con attenzione alla qualità delle garanzie e alla parità di trattamento tra controparti.

L’Europa punta a rafforzare l’euro senza trasformare questi strumenti in leve di condizionalità politica diretta; tuttavia, il semplice fatto che l’accesso alla liquidità in euro diventi cruciale per molte banche centrali conferisce comunque all’Unione un potere di influenza implicito. Un’altra differenza chiave è la complementarità con il mercato interno europeo, che resta uno dei più aperti e regolati al mondo, condizione che aumenta la fiducia internazionale nella moneta unica.

Nel confronto tra modelli, la credibilità di governance, lo stato di diritto e l’indipendenza della Bce rappresentano gli asset principali dell’euro rispetto allo yuan.

FAQ

Che cosa ha annunciato Christine Lagarde a Monaco?

Christine Lagarde ha annunciato che la Bce aprirà linee di prestito in euro fino a 50 miliardi per le banche centrali di tutto il mondo, contro garanzie in titoli di debito europeo di alta qualità.

Perché la Bce offre prestiti in euro alle banche centrali estere?

L’obiettivo ufficiale è evitare vendite forzate di asset in euro durante le crisi di liquidità; in sostanza, si crea una rete di sicurezza che stabilizza i mercati e rafforza il ruolo internazionale dell’euro.

Quali Paesi potrebbero beneficiare di queste nuove linee di prestito?

In teoria tutte le banche centrali interessate, con particolare rilevanza per economie partner dell’Ue come India, Brasile, Canada e i Paesi coinvolti negli accordi commerciali con l’Europa.

In che modo questa decisione favorisce l’uso dell’euro nel commercio mondiale?

Facilitando l’accesso alla liquidità in euro, diventa più semplice per imprese e banche fatturare e regolare gli scambi internazionali direttamente in moneta unica, senza passare dal dollaro.

Che legame c’è tra la mossa della Bce e la strategia cinese dello yuan?

Come Pechino ha usato swap e prestiti in yuan per diffondere la propria valuta, l’Europa usa linee di prestito Bce per aumentare la presenza dell’euro nelle riserve e nelle transazioni dei Paesi emergenti.

Quali rischi corre la Bce con l’apertura globale dei prestiti in euro?

Aumentano l’esposizione verso controparti sovrane eterogenee e la complessità di gestire una valuta sempre più globale, bilanciando stabilità interna e implicazioni internazionali.

Come si inserisce questa scelta nel contesto creato da Donald Trump?

La crescente incertezza sul fronte americano, accentuata dalla linea di Donald Trump, spinge l’Europa a diversificare i mercati di sbocco e a ridurre la dipendenza dal dollaro con un euro più forte a livello globale.

Qual è la fonte originale della notizia sulla decisione della Bce?

La ricostruzione si basa sull’articolo pubblicato dal Corriere della Sera il 15 febbraio 2026, che ha riportato l’annuncio di Christine Lagarde alla Conferenza di Monaco.