Cina riduce esposizione ai Treasury USA ai livelli più bassi storici

-

​ 

Cina, svolta strategica sulle detenzioni di Treasury USA

La Cina sta ridisegnando in profondità il proprio profilo finanziario internazionale, riducendo in modo costante l’esposizione verso il debito pubblico americano. Al 30 novembre le detenzioni di Treasury da parte di Pechino sono scese a 682,6 miliardi di dollari, in calo di 86 miliardi su base annua e ai minimi, in termini percentuali, dal 2001. La quota sul totale del debito USA detenuto da investitori esteri è passata in dodici mesi dall’8,8% al 7,3%.

Se la Cina avesse mantenuto invariata questa percentuale, oggi avrebbe in portafoglio oltre 140 miliardi di Treasury in più. Il segnale è chiaro: la seconda economia mondiale sta usando il portafoglio obbligazionario come leva geopolitica e strumento di gestione del rischio sistemico legato alla dipendenza dal dollaro.

Dalla posizione dominante al ridimensionamento graduale

Dallo scorso marzo la Cina è scivolata al terzo posto tra i principali creditori degli Stati Uniti, superata anche dal Regno Unito, mentre il primato resta al Giappone con 1.202,6 miliardi di dollari, in aumento di 115,5 miliardi in un anno. Alla fine del 2021, poco prima della guerra tra Russia e Ucraina, Pechino deteneva ancora il 13,4% del debito USA detenuto dagli stranieri; il picco storico era stato toccato nel giugno 2011 con il 28,8%.

Da allora la Cina ha ridotto l’esposizione per circa 627 miliardi di dollari, pari a un tracollo di circa il 75% in termini percentuali rispetto al massimo. Questo ridimensionamento, pur restando graduale, segnala una scelta di lungo periodo e non un aggiustamento tattico di breve.

Rischio sanzioni e corsa alle riserve auree

La dinamica discendente delle detenzioni di Treasury va letta alla luce di un contesto geopolitico sempre più teso tra Pechino e Washington. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina e il congelamento di ampie riserve di Mosca, in Cina è aumentato il timore che anche i propri asset in dollari possano essere oggetto di sanzioni future. La risposta è stata una progressiva riallocazione.

La Banca Popolare Cinese ha incrementato le riserve di oro ufficiali fino a 2.306,5 tonnellate, che ai prezzi correnti rappresentano ormai circa un decimo delle riserve totali in valuta. Molti analisti ritengono che le scorte effettive siano superiori a quelle comunicate, a conferma di una strategia di lungo periodo di diversificazione dal dollaro e costruzione di garanzie finanziarie non aggredibili da sanzioni occidentali.

Debito USA in espansione e minore ruolo degli investitori esteri

Il ridimensionamento della Cina avviene mentre il mercato dei Treasury ha dimensioni senza precedenti: oltre 30.000 miliardi di dollari, il più grande segmento obbligazionario al mondo. In questo contesto i 682,6 miliardi detenuti da Pechino valgono oggi meno di un quarantesimo del totale, contro punte del 13,3% registrate a fine 2010. Parallelamente, il peso complessivo degli investitori stranieri sul debito americano è crollato dal 56,5% del 2008 a circa il 31%, minimo dal 1996.

Il fenomeno non è solo una “fuga” dal debito USA: riflette soprattutto la crescita incontrollata delle emissioni federali, sempre più difficili da assorbire integralmente da parte dei risparmiatori esteri.

Emissioni record e limite di assorbimento globale

Il vero punto critico per gli Stati Uniti è strutturale. Le emissioni nette del Tesoro americano viaggiano ormai intorno ai 2.000 miliardi di dollari l’anno, una cifra pari a circa un decimo del PIL della Cina e a circa l’1,6% dell’intera economia mondiale. La combinazione di deficit cronici, spese pubbliche espansive e costi crescenti per interessi spinge il debito a livelli che il resto del mondo fatica a finanziare.

Anche ammettendo disponibilità a comprare, la scala del mercato dei Treasury tende a superare la capacità di assorbimento strutturale degli investitori non americani. Ne deriva una crescente dipendenza dal risparmio domestico, dai fondi pensione e dalla banca centrale USA, con implicazioni potenzialmente rilevanti per tassi d’interesse e stabilità finanziaria globale.

Impatto su tassi, dollaro e stabilità sistemica

La riduzione della quota detenuta dagli stranieri, e in particolare dalla Cina, contribuisce a un contesto di maggiore volatilità sui rendimenti dei Treasury lungo la curva. Meno domanda estera stabile significa maggior sensibilità del mercato a dati macro, decisioni della Federal Reserve e dinamiche politiche interne a Washington.

Nel medio termine questo può tradursi in premi al rischio più elevati richiesti dagli investitori, con tassi reali strutturalmente superiori rispetto al passato decennio. Un costo del capitale più alto per il Tesoro USA rischia di alimentare un circolo vizioso: deficit più onerosi, maggior bisogno di emissioni, ulteriore pressione sui rendimenti e possibili riflessi sulla fiducia internazionale nel dollaro come principale asset di riserva.

Squilibri commerciali, dedollarizzazione e ruolo dell’oro

Il legame tra Cina e Treasury USA è nato da squilibri reali, non solo da scelte finanziarie. Per anni i surplus commerciali cinesi verso gli Stati Uniti hanno generato flussi di dollari immensi, che confluiscono nelle riserve di Pechino e vengono reimpiegati in titoli del Tesoro come forma di investimento liquido e relativamente sicuro. In parallelo, gli Stati Uniti hanno potuto finanziare debito e consumi grazie alla domanda di asset in dollari proveniente dall’Asia. Questo meccanismo sta ora entrando in una fase di ripensamento strutturale.

Dazi, surplus cinesi e domanda potenziale di Treasury

Per molto tempo il circuito è apparso come uno schema “win‑win”: la Cina sosteneva la propria crescita tramite esportazioni, gli USA sostenevano il proprio modello di debito grazie all’acquisto di Treasury da parte dei partner commerciali. In realtà rappresentava due squilibri strutturali: eccesso di export cinese ed eccesso di debito americano.

Le politiche tariffarie introdotte da Donald Trump e in parte confermate dalle amministrazioni successive puntano a ridurre il disavanzo commerciale USA. Ma se Pechino esporta meno verso gli Stati Uniti, accumula anche meno dollari da reinvestire in debito americano. Ne deriva un potenziale indebolimento della domanda strutturale di Treasury proprio mentre le esigenze di finanziamento federale restano elevate.

Dollaro, limiti delle alternative e centralità dell’oro

Nonostante il ridimensionamento, la Cina non può permettersi di azzerare i Treasury USA. Il dollaro rimane la principale valuta di riserva globale e gli asset denominati in dollari offrono ancora il più ampio mercato liquido e profondo al mondo. Le alternative americane – azioni e corporate bond – sono più rischiose e meno adatte a riserve ufficiali di questa scala.

Neppure l’euro o altre valute dispongono oggi di mercati del debito pubblici integrati e liquidi paragonabili a quello statunitense. Un “sell‑off” rapido del debito USA provocherebbe perdite immediate sul portafoglio di Pechino, sia per il calo dei prezzi dei Treasury sia per l’indebolimento del dollaro. Per questo la dedollarizzazione procede gradualmente, affiancando al dollaro asset alternativi come l’oro, che non dipende dalle scelte politiche di un singolo Stato emittente.

FAQ

Perché la Cina sta riducendo le detenzioni di Treasury USA?

Pechino vuole ridurre la dipendenza dal dollaro e il rischio di sanzioni finanziarie occidentali, diversificando le riserve verso asset non aggredibili come l’oro, pur mantenendo una quota rilevante di debito USA per ragioni di liquidità.

Quanto vale oggi il portafoglio cinese di debito pubblico USA?

Le detenzioni cinesi di Treasury si attestano intorno a 682,6 miliardi di dollari, pari a circa il 7,3% del totale detenuto dagli investitori stranieri, ai minimi percentuali da inizio anni Duemila.

Chi è il principale detentore straniero di Treasury americani?

Il primo detentore estero di debito USA è il Giappone, con oltre 1.200 miliardi di dollari in Treasury, mentre la Cina occupa attualmente il terzo posto dietro anche al Regno Unito.

Perché la quota di investitori stranieri sul debito USA è in calo?

La quota estera scende soprattutto perché il debito americano cresce molto più velocemente della domanda internazionale; le emissioni nette superano i 2.000 miliardi l’anno, rendendo difficile un pieno assorbimento dall’estero.

Qual è il ruolo degli squilibri commerciali tra USA e Cina?

I surplus commerciali cinesi verso gli Stati Uniti hanno storicamente alimentato l’acquisto di Treasury; la riduzione di tali surplus, anche per effetto di dazi, limita la disponibilità di nuovi dollari da reinvestire nel debito USA.

Perché la Cina non vende tutti i suoi Treasury in modo rapido?

Una vendita massiccia deprimerebbe i prezzi dei Treasury e il valore del dollaro, generando perdite ingenti sui portafogli cinesi e destabilizzando i mercati globali, con impatti negativi anche sull’economia di Pechino.

Che ruolo ha l’oro nella strategia di riserve della Cina?

L’oro è considerato un “bene rifugio” privo di rischio emittente; l’aumento delle riserve auree cinesi è parte di una strategia di dedollarizzazione graduale e di rafforzamento delle garanzie finanziarie a prova di sanzioni.

Qual è la fonte dei dati sulle detenzioni cinesi di Treasury?

Le cifre e le dinamiche descritte riprendono e rielaborano le informazioni pubblicate nell’analisi originale firmata da Giuseppe Timpone su Investireoggi.it.