Equity crowdfunding in Europa: raccolti 280 milioni (+12,2%). Al top Life sciences, food e tech

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Dal report ECCL 2025 emerge un settore più maturo, selettivo e integrato. L’Italia resta il secondo mercato europeo dietro la Francia, ma attraversa una fase di consolidamento che apre nuove sfide e opportunità.

Il mercato europeo dell’equity crowdfunding chiude il 2025 con circa 280 milioni di euro raccolti, attraverso 354 campagne pubbliche in equity e il coinvolgimento di oltre 68.500 investitori. La crescita del +12,2% rispetto al 2024 non è solo un dato quantitativo: rappresenta il segnale di un settore che, a due anni dall’entrata in vigore del Regolamento europeo ECSP, sta progressivamente assumendo il ruolo di canale strutturale per il finanziamento di startup e PMI innovative.

I dati emergono dall’edizione 2025 dell’European Community Capital Landscape (ECCL 2025), presentata a Milano da Over Ventures in collaborazione con Italian Tech Alliance, nel corso di un evento ospitato dalla Fondazione Giacomo Brodolini presso il Milano Luiss Hub.

Una crescita che seleziona: meno volume “rumoroso”, più qualità

Il report analizza esclusivamente campagne pubbliche in equity promosse da startup, PMI innovative e progetti di energie rinnovabili su piattaforme autorizzate ECSP, escludendo il real estate crowdfunding. Una scelta metodologica che consente di osservare con precisione l’area di confine tra investimenti retail, venture capital e private equity.

Nel 2025 il mercato mostra segnali di crescita solida e strutturale:

  • le campagne chiuse con successo aumentano dell’11,3%;
  • l’importo medio dei round raggiunge 789.000 euro, con una mediana di 468.000 euro;
  • 95 operazioni (circa il 27% del totale) superano la soglia del milione di euro.

Numeri che raccontano un’evoluzione chiara: l’equity crowdfunding non è più solo uno strumento per micro-round early stage, ma una leva complementare ai percorsi tradizionali di venture capital, utilizzata anche in round più avanzati e strutturati.

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Il segnale più forte: cambia il profilo degli investitori

Uno degli indicatori più significativi di maturazione riguarda la base investitori. Nel 2025 il ticket mediano cresce del 9,2%, passando da 3.300 euro a 3.602 euro. A fronte di un lieve calo nel numero complessivo di investitori tracciati, aumenta il capitale investito per singolo soggetto.

Il dato riflette una progressiva professionalizzazione del mercato: accanto alla componente retail, cresce il peso di business angel, family office e investitori istituzionali, che utilizzano le piattaforme non come canale alternativo, ma come parte di una strategia di investimento più ampia.

È in questo contesto che prende forma il concetto di community capital: non semplice raccolta diffusa, ma costruzione di community di investitori coinvolti nel progetto imprenditoriale, spesso già clienti, partner o sostenitori del brand.

Geografia europea: Francia leader, Italia in consolidamento

Dal punto di vista geografico, la Francia si conferma il primo mercato europeo per capitale raccolto, con 98,3 milioni di euro, pari al 35,2% del totale, distribuiti su 106 campagne. Le piattaforme francesi SoWeFund e Tudigo emergono come protagoniste, sebbene in un contesto ancora fortemente domestico.

L’Italia mantiene il secondo posto in Europa con 39,4 milioni di euro, ma è l’unico grande mercato a registrare nel 2025 una contrazione dei volumi: circa 13,6 milioni in meno rispetto al 2024 e 13 campagne in meno su base annua.

Il rallentamento non viene però letto come un segnale di debolezza strutturale. Al contrario, riflette una fase di assestamento regolamentare: il rafforzamento dei requisiti di compliance da parte di Consob e Banca d’Italia ha avviato un processo di consolidamento tra i portali, incidendo nel breve periodo sull’operatività ma orientato, nel medio termine, a rafforzare solidità del mercato e tutela degli investitori.

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Italia ed Europa: integrazione ancora incompleta

Rispetto ad altri Paesi europei, l’Italia sconta ancora una limitata integrazione tra equity crowdfunding e venture capital, un passaggio che in mercati come Francia e Spagna è più avanzato. Tuttavia, dal report emergono segnali incoraggianti sul fronte dell’internazionalizzazione.

Nel 2025 cresce, seppur in modo ancora contenuto, il numero di round cross-border per startup italiane, che iniziano a sfruttare il passaporto ECSP per accedere a investitori europei attraverso piattaforme internazionali. Un primo passo verso una maggiore apertura del mercato domestico.

A livello europeo, dopo Francia e Italia seguono Spagna, Paesi Bassi e Irlanda. La Germania resta invece un caso anomalo: nonostante il peso dell’economia tedesca, il mercato ECSP si limita a 8,1 milioni di euro su 7 campagne, poiché gran parte dell’equity crowdfunding continua a operare fuori dal framework europeo, sotto regimi nazionali in deroga.

Piattaforme: specializzazione e scala diventano decisive

Il 2025 segna un passaggio simbolico anche sul fronte delle piattaforme. Capital Cell diventa il primo operatore europeo per capitale intermediato, con 36,7 milioni di euro raccolti su 28 campagne, grazie a una forte specializzazione nelle life sciences e a una marcata vocazione cross-border.

Crowdcube si conferma leader per numero di campagne, mentre SoWeFund emerge come la piattaforma più efficiente in termini di raccolta media per operazione. Invesdor prosegue il proprio percorso di crescita, affiancando allo sviluppo dei volumi le prime exit rilevanti, elemento chiave per la credibilità del settore.

Buoni risultati anche per le piattaforme italiane CrowdFundMe e Mamacrowd, rispettivamente terza e quarta in Europa per numero di campagne realizzate. Un dato che conferma il ruolo centrale dell’Italia nel presidio del dealflow, seppur con round medi più contenuti rispetto ad altri mercati.

Settori: il crowd guarda a deep tech e sostenibilità

Dal punto di vista settoriale, le life sciences si confermano il primo comparto per capitale raccolto, seguite da food & agriculture e tech, quest’ultimo trainato dalla crescente presenza di startup legate all’intelligenza artificiale.

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Crescono inoltre settori come smart city, software e fintech, mentre si rafforza il segmento dei progetti di energy equitylegati alle rinnovabili. Il crowdfunding dimostra così di saper intercettare i grandi trend tecnologici e di impatto, superando l’immagine di strumento adatto solo a modelli consumer facilmente comunicabili.

Club deal e campagne private: il ponte con i private markets

Nel 2025 si rafforza, infine, il ruolo delle piattaforme di club dealing e delle campagne private, riservate a community selezionate di investitori e business angel, anch’esse autorizzate sotto ECSP. Sebbene non incluse nel perimetro del report, queste iniziative rappresentano un potenziale moltiplicatore dei volumi e un ponte sempre più evidente tra crowdfunding e private markets.

Un mercato che entra nell’età adulta

«Il 2025 segna un passaggio di maturità per l’equity crowdfunding europeo», commenta Giancarlo Vergine. «Più capitale, round più strutturati e una base investitori sempre più sofisticata confermano che questo strumento può affiancare in modo stabile venture capital e angel investing».

Una lettura condivisa anche da Francesco Cerruti, che sottolinea come «i dati siano essenziali per orientarsi in un mercato in forte espansione. Dal sentiment degli operatori emerge una richiesta chiara: maggiore integrazione con il venture capital e un piano strategico a livello europeo».

Il messaggio che arriva da Milano è netto: l’equity crowdfunding non è più una sperimentazione. È un’infrastruttura in costruzione. La sfida, ora, non è solo crescere, ma crescere con metodo, trasformando dati, regole e community in un vero vantaggio competitivo per l’innovazione europea, e italiana.

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Caterina Chiarelli

Content Editor Bachelor’s Degree, Master’s Degree,Postgraduate Master

Caterina Chiarelli, professionista della comunicazione e dell'editoria con una formazione accademica che include una Laurea Magistrale in Comunicazione, Informazione ed Editoria e un Master in digitalizzazione, AI e big data. Il suo percorso coniuga rigore metodologico e creatività, maturati attraverso esperienze in ambito editoriale, giornalistico e digitale. Ha collaborato con realtà editoriali e di comunicazione occupandosi di redazione, pianificazione editoriale, social media management e ufficio stampa, lavorando su contenuti sia web sia cartacei. Negli ultimi anni ha approfondito il rapporto tra comunicazione e innovazione tecnologica, sviluppando un approccio orientato all'utilizzo consapevole dell'intelligenza artificiale e degli strumenti digitali a supporto della qualità dei contenuti. Si distingue per una curiosità profonda verso le persone, le idee e i linguaggi attraverso cui la realtà prende forma, con la convinzione che il dialogo, quando è guidato da ascolto, spirito critico ed empatia, sia capace di generare valore e connessione reale.

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Caterina Chiarelli, professionista della comunicazione e dell'editoria con una formazione accademica che include una Laurea Magistrale in Comunicazione, Informazione ed Editoria e un Master in digitalizzazione, AI e big data. Il suo percorso coniuga rigore metodologico e creatività, maturati attraverso esperienze in ambito editoriale, giornalistico e digitale. Ha collaborato con realtà editoriali e di comunicazione occupandosi di redazione, pianificazione editoriale, social media management e ufficio stampa, lavorando su contenuti sia web sia cartacei. Negli ultimi anni ha approfondito il rapporto tra comunicazione e innovazione tecnologica, sviluppando un approccio orientato all'utilizzo consapevole dell'intelligenza artificiale e degli strumenti digitali a supporto della qualità dei contenuti. Si distingue per una curiosità profonda verso le persone, le idee e i linguaggi attraverso cui la realtà prende forma, con la convinzione che il dialogo, quando è guidato da ascolto, spirito critico ed empatia, sia capace di generare valore e connessione reale.