Forma e Colore. Arte e Sentimento in un sodalizio perenne

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La mostra Forma e Colore. Arte e Sentimento in un sodalizio perenne, ospitata alla Fondazione Matalon di Milano dal 5 al 28 marzo 2026, rappresenta un momento di particolare rilievo nel panorama dell’arte contemporanea italiana. Per la prima volta, l’opera e la vicenda artistica di Giuseppe Sardisco e Maria Pia Badalucco vengono presentate in una dimensione unitaria e olistica, restituendo al pubblico la complessità e la ricchezza di due percorsi distinti ma profondamente intrecciati.

La mostra riporta alla luce un patrimonio artistico in gran parte inedito, frutto di oltre sessant’anni di ricerca condivisa, vissuta tra atelier e quotidianità, tra vita privata e apertura a una dimensione universale. Il dialogo silenzioso ma fecondo tra scultura e pittura diventa il fulcro dell’esposizione, offrendo uno sguardo autentico su un sodalizio umano e creativo fondato sul rispetto, sull’ascolto e sulla libertà reciproca.

Le sculture di Giuseppe Sardisco e le opere pittoriche di Maria Pia Badalucco si incontrano nello spazio espositivo senza mai sovrapporsi. Da un lato, la ricerca plastica di Sardisco, nutrita da un rapporto profondo con la natura e con la materia, capace di custodire e restituire l’impronta del paesaggio e della memoria; dall’altro, la pittura lirica e intimista di Badalucco, in cui il quotidiano si dissolve in una visione poetica, fatta di colore, sentimento e interiorità. Due linguaggi differenti che convivono in un equilibrio raro, generando un dialogo fatto di forme essenziali e cromie evocative.

Giuseppe Sardisco, nato a Monreale nel 1936, si forma all’Istituto Statale d’Arte di Palermo, dove incontra Maria Pia Badalucco, compagna di studi e di vita. Cresciuto in un ambiente profondamente legato alla natura, sviluppa fin dagli esordi un linguaggio scultoreo sobrio ma intensamente carico di tensione emotiva e simbolica. Attivo sin dalla fine degli anni Cinquanta, Sardisco si distingue come figura sensibile e riflessiva della scultura siciliana del secondo Novecento. La sua ricerca si muove oltre le contrapposizioni tra realismo e astrazione, alimentandosi di interiorità, memoria collettiva e spiritualità. Anche nelle opere civili e sacre, la sua scultura evita ogni retorica, traducendo i temi etici in forme essenziali e verticali, capaci di evocare un’idea alta di umanità.

Maria Pia Badalucco nasce a Trapani nel 1939 e manifesta fin da giovanissima una naturale inclinazione per il disegno e la pittura. Anche lei si forma all’Istituto Statale d’Arte di Palermo, dove prende avvio un percorso artistico segnato da una forte sensibilità emotiva e poetica. Già nel 1958 la critica riconosce nella sua pittura una capacità rara di evocare mondi interiori, realtà trasfigurate attraverso un uso misurato e intensamente lirico del colore. Le sue opere, pur lontane dai linguaggi accademici tradizionali, rimangono sempre accessibili, aperte al dialogo con il pubblico. Dopo importanti riconoscimenti e mostre, Badalucco compie una scelta coraggiosa e controcorrente: si allontana progressivamente dal sistema espositivo per seguire un percorso più intimo e libero, continuando a creare secondo il proprio ritmo, trovando nella scrittura, nella progettazione d’interni e nella poesia nuove forme espressive.

La retrospettiva alla Fondazione Matalon restituisce così una parabola artistica fatta di condivisione e autonomia, in cui ciascun artista mantiene la propria identità senza mai rinunciare al dialogo. Il loro sodalizio colpisce per l’assenza di dinamiche distruttive e per la capacità di sostenersi reciprocamente lungo un cammino durato oltre mezzo secolo. Due personalità forti, moderne anche nel garbo e nel rispetto con cui hanno saputo vivere l’arte e la quotidianità.

L’esposizione si configura infine come un atto di riconoscimento: alla coerenza di due artisti che hanno scelto la via della ricerca lontano dalle mode, al loro modo di intendere l’arte come gesto necessario, come dono e non come sopraffazione. Un lascito prezioso non solo per gli appassionati di arte contemporanea, ma anche come insegnamento profondo per le giovani generazioni.

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