La grande rotazione… cosa sta succedendo all’azionario statunitense?

Anthony Willis, Investment Manager di Columbia Threadneedle Investments -

  • Le azioni statunitensi si collocano poco sotto i massimi storici e risultano sostanzialmente piatte da inizio anno, ma all’interno del mercato si è osservata una marcata rotazione.
  • I titoli tecnologici a grande capitalizzazione hanno registrato una correzione, mentre i titoli value hanno sovraperformato i growth e le small cap hanno mostrato un miglioramento significativo delle performance.
  • A guidare i movimenti è la crescente attenzione degli investitori sui ritorni degli investimenti legati all’AI, con una spesa in conto capitale nel settore tecnologico stimata intorno ai 660 miliardi di dollari nei prossimi 12 mesi, superiore alle attese.
  • In attesa di maggiore chiarezza sui reali vincitori e perdenti dell’AI, gli investitori stanno ampliando il perimetro di ricerca delle opportunità; in questo contesto abbiamo ridotto l’esposizione agli Stati Uniti verso un livello neutrale, con un orientamento selettivo verso le small cap.

Questa settimana l’attenzione si concentra sull’azionario statunitense e sulla rotazione in atto all’interno del mercato. L’S&P 500 si colloca a circa il 2% dai massimi storici e le azioni USA risultano sostanzialmente piatte da inizio anno. All’interno del mercato, tuttavia, i titoli tecnologici delle cosiddette “Magnificent 7”, che hanno registrato performance molto solide negli ultimi anni, mostrano un calo intorno al 7%. Dal punto di vista degli stili di investimento, si osserva una rotazione a favore dei titoli “value” rispetto ai “growth”, con una performance decisamente migliore delle small cap.

Si tratta di una vera e propria “grande rotazione”? Nel mercato statunitense sono in corso diverse dinamiche. La stagione delle trimestrali è stata positiva, ma gli investitori stanno adottando un atteggiamento più prudente rispetto agli impegni di investimento in ambito intelligenza artificiale da parte di molte società tecnologiche. Alphabet, Amazon, Meta e Microsoft, ad esempio, prevedono una spesa complessiva di circa 660 miliardi di dollari nei prossimi dodici mesi, un importo significativamente superiore alle attese e che solleva interrogativi sui potenziali ritorni di tali ingenti investimenti.

In passato, livelli così elevati di spesa in conto capitale venivano accolti con favore; oggi, invece, gli investitori mostrano un crescente scetticismo. Più in generale, i mercati stanno già incorporando nei prezzi l’ipotesi di una significativa disruption legata all’AI in diversi settori, e nelle ultime settimane si è assistito a una perdita di oltre mille miliardi di dollari di capitalizzazione complessiva.

Per quanto riguarda l’impatto sui modelli di business, diversi comparti risultano coinvolti, tra cui software, servizi legali, consulenza IT, wealth management, logistica e immobiliare. Nel tempo emergerà maggiore chiarezza sull’effettiva portata di questa trasformazione; per ora, tuttavia, alcune aree sembrano aver subito un impatto eccessivo in fase di correzione.

Nel 2025, qualsiasi società collegata al tema dell’AI era percepita come un “vincitore”. Nei primi mesi del 2026, invece, si osserva una marcata differenziazione tra potenziali vincitori e perdenti. Nel settore tecnologico, ad esempio, le società hardware hanno sovraperformato quelle software. Negli altri settori citati, le notizie sulla disruption sono numerose, ma le evidenze concrete sull’impatto effettivo restano ancora limitate.

È prematuro stabilire fino a che punto questa rotazione possa estendersi, ma è evidente un cambiamento nel sentiment riguardo all’evoluzione dell’intelligenza artificiale. Ci troviamo ancora in una fase iniziale di adozione e all’inizio di un trend strutturale di lungo periodo. Con il tempo emergerà maggiore chiarezza; nel frattempo, gli investitori appaiono più cauti nei confronti dei grandi titoli tecnologici. Un aspetto positivo delle recenti difficoltà del comparto tech è che altri segmenti, finora meno considerati, stanno attirando maggiore attenzione. Small cap, titoli value e altre aree geografiche — come Giappone, Asia e America Latina — stanno beneficiando di questo riequilibrio.

Cosa implica tutto ciò per le nostre posizioni? Recentemente abbiamo ridotto l’esposizione agli Stati Uniti a un livello neutrale, dopo un prolungato periodo di sovrappeso. Continuiamo tuttavia a individuare numerose opportunità nel mercato statunitense, in particolare tra le società a minore capitalizzazione. L’economia americana rimane solida, con una crescita sostenuta e uno stimolo fiscale destinato a fornire ulteriore supporto nei prossimi mesi. A ciò si aggiunge la possibilità di un orientamento monetario più accomodante da parte della Federal Reserve. I veri vincitori e perdenti del tema dell’AI emergeranno solo nel tempo; man mano che questo processo si svilupperà, potremmo assistere a un crescente interesse per opportunità più ampie, con una prospettiva più globale e una maggiore attenzione ai titoli value e alle small cap.