Circuito di Campione 2026: quando la storia dei motori torna a correre
Auto e moto d’epoca, Formula 1 storiche, barche e idrovolanti: per quattro giorni Campione d’Italia ha riportato sulle rive del Ceresio il fascino di un motorismo nel quale valore collezionistico, memoria e piacere della guida continuano a incontrarsi

Pochi eventi motoristici riescono ancora a emozionare prima ancora che venga acceso un motore. Il Circuito di Campione d’Italia appartiene a questa categoria, forse perché qui il contesto conta quasi quanto le automobili: il lago a pochi metri dall’asfalto, le strade che attraversano il centro abitato, i tornanti, il tunnel e il Casinò sullo sfondo. Vedere una vettura costruita quasi un secolo fa uscire dall’immobilità di una collezione e tornare a muoversi su un circuito significa restituirle, almeno per qualche giro, la ragione stessa per cui era stata costruita.
Dal 3 al 6 settembre Campione d’Italia ha ospitato la seconda edizione della rievocazione del suo storico Circuito, riportando automobili, motociclette e imbarcazioni sulle rive del Lago di Lugano. Un appuntamento giovane nella sua veste contemporanea, ma con radici lontane: le gare originali si disputarono infatti nel 1937 e nel 1946, su un tracciato cittadino di poco superiore al chilometro, passato alla storia come uno dei circuiti più piccoli del mondo. Ed è proprio questa dimensione raccolta a renderlo particolare. Non ci sono le distanze di un grande autodromo né la separazione tra pista e spettatori tipica del motorsport moderno. A Campione automobili e territorio finiscono inevitabilmente per condividere la scena.

Quattro giorni tra Campione e Lugano
La manifestazione è iniziata giovedì con la presentazione degli equipaggi nel centro di Campione d’Italia e la punzonatura delle vetture. Venerdì il baricentro si è spostato verso il Ticino, con il tour e la successiva parata nel centro di Lugano, prima del ritorno nell’exclave italiana. Un passaggio tutt’altro che secondario: il Circuito nasce infatti in un territorio particolare, italiano amministrativamente ma immerso geograficamente nella Svizzera, e il percorso tra Campione e Lugano restituisce all’evento una dimensione naturalmente transfrontaliera.
Nel fine settimana il tono è cambiato e le protagoniste sono tornate soprattutto le macchine, con sessioni dinamiche per auto e moto, passaggi anche in notturna, Formula storiche e il Concorso d’Eleganza. Tra le presenze capaci di attirare l’attenzione degli appassionati anche Arturo Merzario, protagonista di incontri con il pubblico in una manifestazione che ha cercato di mettere in comunicazione generazioni molto diverse del motorismo.

Il fascino — e il valore — delle automobili che non invecchiano
Per chi osserva il mondo dell’auto anche attraverso la lente finanziaria, manifestazioni di questo genere raccontano qualcosa che va oltre la semplice nostalgia. L’automobile storica di alto livello è ormai un oggetto nel quale si sovrappongono dimensione tecnica, culturale e patrimoniale. Provenienza, originalità, rarità, storia sportiva e qualità del restauro possono determinare differenze enormi tra due vetture apparentemente simili.
Eventi come Campione ricordano però che il valore di una grande automobile da collezione non nasce soltanto dalla sua quotazione, ma anche dalla storia che è in grado di raccontare. Una vettura conservata perfettamente in un garage climatizzato può essere un asset importante; la stessa vettura inserita nel contesto storico al quale appartiene acquista agli occhi dell’appassionato una dimensione differente. E quando si parla dei migliori esemplari del collezionismo internazionale, autenticità, documentazione e storia restano elementi decisivi anche nella costruzione del valore. Campione ha offerto da questo punto di vista un catalogo particolarmente eterogeneo: automobili anteguerra, sportive, monoposto, motociclette e motoscafi hanno composto per qualche giorno una sorta di museo diffuso, con una differenza fondamentale rispetto a un’esposizione tradizionale: buona parte dei pezzi non era destinata a rimanere immobile.

Da Clay Regazzoni alle Formula storiche
Alcune automobili portavano con sé storie che andavano ben oltre il modello o l’anno di produzione. È il caso dell’Alfa Romeo 1900 della Scuderia del Portello utilizzata da Clay Regazzoni alla Carrera Panamericana del 2002 e successivamente modificata con comandi speciali per consentire al pilota ticinese di guidarla. A Campione è tornata in movimento con Dodo Regazzoni, fratello di Clay, al volante: uno dei momenti nei quali memoria sportiva e tema dell’accessibilità si sono incontrati in maniera particolarmente concreta.
La storia del motorsport è comparsa anche attraverso le monoposto. Una Formula 1 del 1970, proveniente dalla collezione Expo Silvio Moser, è stata esposta all’ingresso di Campione, mentre il Formula 1 Show ha riportato il suono e la presenza scenica delle monoposto storiche all’interno del weekend. Dentro il Casinò, invece, il collegamento con il passato di Campione era affidato a una Lancia Aurelia B24 Convertibile, vettura che nel 1956 vinse il Gran Premio d’Onore al Concorso d’Eleganza locale. Non semplici oggetti da esposizione, dunque, ma testimonianze di epoche differenti dell’automobile italiana ed europea.

Non soltanto quattro ruote
Una delle caratteristiche più riuscite del fine settimana è stata la volontà di non limitare il racconto all’automobile. Le barche storiche ormeggiate davanti al paddock hanno portato sul lago la stessa cultura meccanica presente sull’asfalto, mentre sabato gli idrovolanti dell’Aero Club Como hanno sorvolato Campione prima di ammarare nello specchio d’acqua antistante la manifestazione.
Domenica il cielo è diventato protagonista una seconda volta con il passaggio del WeFly! Team, formazione che comprende piloti con disabilità, accompagnato dai fumogeni tricolori. Terra, acqua e cielo hanno così raccontato differenti declinazioni della stessa passione per la meccanica. C’è stato spazio anche per chi al volante di un’auto storica arriverà, eventualmente, tra parecchi anni. Il Mini GP for Kids, dedicato ai bambini tra i tre e i sette anni e organizzato tra Lugano e Campione, ha messo i più piccoli alla guida di vetture elettriche a bassissima velocità, associando il gioco ai primi concetti di educazione stradale.

Una Bentley del 1930 regina di Campione
Come in ogni Concorso d’Eleganza, alla fine sono arrivati anche i verdetti. Il Best in Show 2026 è stato assegnato alla Bentley 4.5 Blower Original del 1930 di Mauritz van Son e Dympha Veenboer van Son, un’automobile che appartiene a una delle stagioni più affascinanti della storia Bentley e rappresenta perfettamente quella sovrapposizione tra ingegneria, competizione, rarità e collezionismo che rende alcune vetture qualcosa di diverso da un semplice mezzo di trasporto.
La classifica generale ha invece premiato una Bugatti Brescia del 1925 di Jean Marc Rusconi. Tra le motociclette si è imposta una BMW R32 del 1924 di Veniero Tajana, mentre tra le imbarcazioni il riconoscimento principale è andato a un Riva Junior del 1968 di Claudio Albert. Quattro mezzi profondamente diversi, accomunati da un elemento che il mercato del collezionismo conosce bene: la capacità di attraversare le generazioni conservando desiderabilità.

Quando un circuito diventa patrimonio
C’è infine una componente meno appariscente, ma forse più interessante nel lungo periodo. La mostra “Campione in Pista”, allestita nella Galleria Civica Don Sandro Vitalini, ha ricostruito la storia della competizione attraverso fotografie, documenti, memorabilia e automobili, ricollegando la rievocazione contemporanea alle gare che animarono Campione negli anni Trenta e Quaranta.
È qui che un evento motoristico smette di essere soltanto un raduno. Il patrimonio automobilistico può diventare patrimonio del territorio, generando turismo, cultura, relazioni internazionali e un’economia che coinvolge collezionisti, restauratori, specialisti, strutture ricettive e servizi. Non serve trasformare ogni automobile storica in uno strumento finanziario per riconoscere che attorno alle grandi vetture del passato esiste ormai un ecosistema economico strutturato. Il Circuito di Campione sembra interessante soprattutto quando riesce a tenere insieme questi due mondi senza confonderli: da una parte il valore economico di oggetti sempre più ricercati e sofisticati, dall’altra qualcosa che difficilmente entra in un foglio Excel. Il rumore di un motore storico che rimbalza tra gli edifici, il profilo di una carrozzeria anteguerra davanti al lago, l’odore della meccanica calda dopo un passaggio.
Domenica sera i motori si sono spenti e le automobili sono tornate verso garage e collezioni. Nel 2027 ricorreranno i novant’anni dalla prima gara del 1937. Forse è proprio questa la forza di Campione: per un fine settimana non espone semplicemente la storia dell’automobile. La rimette in moto.



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