El Niño cambia marcia, nuovo record climatico. Caldo, allarme Onu: fenomeno di proporzioni gigantesche

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Il fenomeno atmosferico-oceanico si intensifica e comincia a mostrare i suoi effetti su precipitazioni, temperature e circolazione atmosferica. L’Onu: «Il pianeta è nella zona di pericolo delle condizioni meteorologiche estreme». Il 2027 potrebbe diventare l’anno più caldo mai registrato.

El Niño cambia marcia. Il forte riscaldamento delle acque del Pacifico tropicale ha ormai trovato una risposta nell’atmosfera, segnando il passaggio a una fase in cui oceano e atmosfera risultano pienamente accoppiati. Temperature oceaniche, venti, convezione e circolazione atmosferica tropicale stanno dunque evolvendo insieme, aumentando la capacità del fenomeno di produrre effetti su scala globale.

Lugano Finance Forum, 24 novembre 2026, Palazzo dei Congressi, Lugano - media partner Lamiafinanza.it

I primi segnali sono già visibili in diverse aree del pianeta

Nel Pacifico tropicale la convezione si è spostata verso il settore centro-orientale, dove sono attivi diversi tifoni. In India, agosto si è concluso con precipitazioni inferiori di circa il 16% rispetto alla norma: tra i fattori che hanno contribuito al deficit viene indicato anche El Niño.

Tra Indonesia e Sud-est asiatico, invece, caldo e siccità stanno creando condizioni particolarmente favorevoli alla diffusione degli incendi. Sull’Atlantico tropicale, il fenomeno sta contribuendo a rendere l’ambiente meno favorevole alla formazione degli uragani. La NOAA attribuisce infatti una probabilità del 75% a una stagione degli uragani al di sotto della norma.

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L’Europa resta ancora in attesa

Più incerta, almeno per ora, la situazione sull’Europa. El Niño non mostra ancora un’impronta altrettanto netta sul continente, dove la sua influenza tende a essere più indiretta e si intreccia con altre dinamiche atmosferiche.

La situazione potrebbe però cambiare nei prossimi mesi. Con l’avvicinarsi dell’inverno, quando El Niño dovrebbe raggiungere la massima intensità, sarà possibile valutare meglio se la sua firma diventerà riconoscibile anche sul settore euro-atlantico.

L’allarme delle Nazioni Unite

A lanciare l’allarme è anche l’Onu. Il segretario generale Antonio Guterres ha definito El Niño un fenomeno «di proporzioni gigantesche», avvertendo che il pianeta sta entrando in una «zona di pericolo» caratterizzata da condizioni meteorologiche sempre più estreme.

«El Niño sta assumendo proporzioni gigantesche. La scienza non lascia spazio a dubbi: il pianeta si trova in acque inesplorate, e quelle acque si stanno riscaldando», ha dichiarato Guterres. «Le temperature continuano a salire e il mondo si trova nella zona di pericolo delle condizioni meteorologiche estreme».

Secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM), El Niño è ormai «saldamente consolidato» e dovrebbe intensificarsi nei prossimi mesi, fino a diventare un fenomeno di grande portata. Le conseguenze potrebbero riguardare soprattutto precipitazioni e temperature, con un aumento dei rischi legati a inondazioni, siccità e ondate di caldo estremo.

«Un colpo devastante per comunità ed economie»

«El Niño ha il potenziale di infliggere un colpo devastante alle comunità e alle economie di tutto il mondo», ha affermato Celeste Saulo, segretaria generale dell’OMM, sottolineando come siccità e alluvioni stiano già provocando gravi conseguenze.

Secondo Saulo, l’intensificazione del fenomeno potrebbe aggravare ulteriormente gli impatti: «Stiamo già assistendo a sconvolgimenti e devastazioni causati da siccità e inondazioni e prevediamo che questi impatti aumentino con l’intensificarsi di El Niño».

L’OMM ha inoltre sottolineato la portata della mobilitazione internazionale avviata per affrontare gli effetti del fenomeno. «Non c’è tempo da perdere», è il monito dell’organizzazione.

Il 2027 verso un nuovo record di temperatura

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la temperatura globale. El Niño trasferisce una quantità crescente di calore dal Pacifico tropicale all’atmosfera, ma gli effetti sulla temperatura media del pianeta tendono a manifestarsi con un certo ritardo.

Per questo motivo, il 2027 potrebbe avere un’elevata probabilità di diventare l’anno più caldo mai osservato, superando il precedente record del 2024. L’eventuale combinazione tra il calore aggiuntivo prodotto da El Niño e il riscaldamento globale potrebbe quindi spingere ulteriormente verso l’alto le temperature.

Gli effetti, secondo le valutazioni riportate dal Guardian, potrebbero estendersi in numerose regioni del mondo: dall’aggravarsi del rischio di incendi in Australia alle precipitazioni più intense e alle inondazioni in Sudamerica, passando per le conseguenze già osservate in Indonesia e per l’indebolimento delle piogge monsoniche in India.

Anche sul fronte della sicurezza alimentare l’allarme è elevato. Il Programma Alimentare Mondiale ha avvertito ad agosto che l’intensificazione di El Niño potrebbe contribuire a spingere circa 50 milioni di persone verso una condizione di fame acuta.

Il fenomeno si prepara dunque a entrare nella fase più delicata. Nei prossimi mesi sarà soprattutto l’evoluzione dell’accoppiamento tra oceano e atmosfera a determinare la portata degli effetti globali, mentre il mondo dovrà fare i conti con un sistema climatico già sottoposto alla pressione del riscaldamento globale.

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