Creare le condizioni necessarie per una ripresa a “U” o addirittura a “V”

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Il mondo è sprofondato nel panico, i timori iniziali si sono trasformati in psicosi, la crisi sanitaria è ora finanziaria.

Nonostante una sfilza di stimoli monetari e fiscali annunciati in molti Paesi gli investitori sono oggi in preda al panico e riescono difficilmente a fornire una valutazione stabile nel breve termine per la maggior parte degli asset finanziari. Lo dimostra il livello di volatilità riportato dal VIX, “l’indice della paura”, che sfiora il triste record toccato nel 2008.

È difficile, in questo contesto, prendere le distanze da una visione cupa sull’andamento futuro della situazione.

Il coronavirus ha di certo, e continuerà ad avere, un forte impatto sulla salute. I mezzi, però, per contenerne la portata sono già in parte noti: il rispetto della quarantena per alcune settimane permette di limitarne la diffusione. Questo sacrificio è necessario per rallentare il dilagare della pandemia, contenerla e poi fermarla. La Cina ha fatto da laboratorio per questa crisi. Il primo Paese colpito dall’epidemia ha adottato misure ferree un mese e mezzo fa e ne sta ora raccogliendo i frutti: il numero di nuovi casi è estremamente basso, pari a 8 soltanto lo scorso giovedì nero. Di recente, tra l’altro, il numero di casi importati ha superato quello dei casi contratti localmente.

Siamo dell’avviso che ci sia soltanto un elemento che, ancora una volta, possa dare visibilità e ripristinare la fiducia nel lungo periodo: una risposta coordinata, che affronti il male alla radice, basata su una forte solidarietà a livello sanitario. I governi si devono quindi organizzare su base collettiva e adottare misure di quarantena generalizzate. In un mondo globalizzato, in cui le nazioni sono interdipendenti ormai, le misure adottate isolatamente non impediscono alla pandemia di attraversare i confini.

È inoltre essenziale che i governi utilizzino ogni misura fiscale per arginare le conseguenze di uno stop repentino dell’economia ma anche per mettere in atto dei piani ambiziosi di ripresa una volta superata la pandemia. Potremo in questo modo evitare una curva di crescita a forma di “L” e creare le condizioni necessarie per una ripresa a “U” o magari, addirittura, a “V”. Si dimostra ovviamente fondamentale, in un mondo estremamente indebitato – famiglie, imprese o governi – coordinare queste misure con le banche centrali. I discorsi dei banchieri centrali, a cominciare da quello pronunciato giovedì scorso da Christine Lagarde per la Banca Centrale Europea, ribadiscono questo richiamo all’impegno.

L’umanità sta combattendo un nemico microscopico e lo deve fare ricorrendo a mezzi macroscopici coordinati in modo ineccepibile.

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