Come il Regno Unito è passato da leader a fanalino di coda

DWS -

Il Regno Unito ha già pagato a caro prezzo il voto per l’uscita dall’Unione europea. Non resta molto tempo per impedire danni economici ancora più consistenti

Rispetto al 2019, quando l’intero mercato osservava con impazienza gli eventi riguardanti la Brexit, il clamore per questo tema si è relativamente placato, almeno dal punto di vista dei mercati finanziari. Sia la crisi del Covid-19 che le elezioni negli Stati Uniti stanno attirando l’attenzione molto più dell’imminente fine della fase di transizione. Tuttavia, il tempo avanza senza pietà, come continua a ricordarci il capo negoziatore dell’Unione europea (UE) Barnier. Alla luce del tempo che ci vorrà per concludere le procedure legali nel Regno Unito nonché nel continente, rimangono soltanto poche settimane per evitare un’uscita destabilizzante del Regno Unito dal mercato comune europeo.

Al Regno Unito verranno probabilmente risparmiati gli scenari da brividi di una brusca interruzione del traffico transfrontaliero o di un’improvvisa mancanza di farmaci o di prodotti alimentari specifici. Ciononostante, Londra in particolare dovrebbe essere desiderosa di evitare ulteriori danni causati dall’uscita dall’Unione europea. Come illustrato nel grafico, l’esito del referendum sull’UE ha già inflitto considerevoli traumi economici. Sebbene negli anni precedenti al referendum sull’UE il Regno Unito abbia registrato tassi di crescita notevolmente più elevati (e, di conseguenza, una maggiore prosperità) rispetto al resto d’Europa, da allora è il fanalino di coda. Come osserva Katrin Loehken, economista per il Regno Unito di DWS, i risultati inferiori alle aspettative sono iniziati ben prima della crisi del Covid-19, che ha scatenato una recessione economica ben più grave in Gran Bretagna che nel continente.

Ovviamente, questo non è passato inosservato sui mercati finanziari. Dal 24 giugno 2016 il mercato azionario europeo, misurato dall’Euro Stoxx 50, ha surclassato quello britannico (FTSE 100) di oltre il 20%, un risultato che è considerevole anche se si considerano le diverse ponderazioni di settore. Aggiungiamo la svalutazione della sterlina britannica e la differenza aumenta a oltre il 30%. Pertanto, a nostro giudizio, vi sono abbastanza motivi per non giocare a Va-banque nelle future negoziazioni, specialmente dal punto di vista britannico.

 

 

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