“Buy European”: scontro “transatlantico” sugli appalti per la difesa. Il commento dei principali quotidiani finanziari europei
L’opposizione statunitense alla clausola di preferenza europea negli appalti per la difesa alimenta tensioni nei mercati e sul fronte geopolitico
La polemica sul possibile inserimento di una clausola “Buy European” nella revisione della direttiva europea sugli appalti nella difesa ha raccolto una forte opposizione da parte dei Dipartimenti di Stato e della Difesa degli Stati Uniti, che temono barriere ai produttori americani e hanno persino minacciato ritorsioni sulle loro concessioni agli appalti statunitensi se Bruxelles dovesse introdurre misure protezionistiche ai danni delle imprese USA.

Questa disputa ha catalizzato l’attenzione della stampa finanziaria europea, in un momento in cui il settore della difesa è considerato sempre più strategico e connesso a dinamiche di competitività globale, alleanze geopolitiche e catene di approvvigionamento critiche.
Financial Times (Regno Unito): equilibrio tra autonomia strategica e rischio di conflitto commerciale
Il Financial Times ha affrontato la questione inserendola nel quadro dell’autonomia strategica europea: da un lato c’è la necessità di sviluppare una base industriale di difesa competitiva e meno dipendente da fornitori esterni; dall’altro, l’ipotetica introduzione di preferenze nell’appalto rischia di scatenare rischi di conflitto commerciale con gli Stati Uniti e di incrinare rapporti politici già tesi, soprattutto in considerazione del quadro globale segnato da incertezze sull’impegno americano nella sicurezza europea.
Secondo alcuni commentatori del FT, l’Unione Europea si trova in un dilemma strutturale: rafforzare la propria filiera difensiva significa accettare un certo grado di protezionismo, ma farlo può avere costi economici rilevanti, con potenziali aumenti dei prezzi e rallentamenti negli investimenti esteri. L’articolo evidenzia come molti Stati membri comprino ancora armamenti statunitensi o di altri Paesi terzi e che questa dipendenza industriale sia tanto economica quanto politica.
Bloomberg Europe: rischio per i titoli del settore e mercato finanziario
La testata finanziaria Bloomberg ha messo l’accento soprattutto sulle implicazioni nel mercato dei capitali: dopo annunci e contro-minacce, gli indici dei titoli industriali della difesa europei hanno mostrato volatilità, segnalando che la percezione di un possibile blocco agli appalti esteri o di ritorsioni potrebbe influenzare le aspettative di profitto delle aziende. In particolare, produttori come Leonardo, Rheinmetall e altri grandi contractor europei hanno visto oscillazioni nei loro prezzi di mercato nei giorni in cui la questione è riemersa sui media finanziari, con gli investitori che pesano il rischio di un impatto sui margini dovuto a dispute commerciali.
Bloomberg sottolinea che, sebbene il mercato della difesa sia in crescita in Europa — con una domanda rafforzata dalle esigenze della guerra in Ucraina e dai piani di rearmamento comuni come quello delineato nella strategia Readiness 2030 — il clima di incertezza su regole e apertura dei mercati può ridurre appetito degli investitori istituzionali internazionali verso aziende integrate a livello globale.
Le Monde / Les Échos (Francia): sovranità industriale ma pragmatismo economico
Nei principali quotidiani economici francesi, tra cui Le Monde e Les Échos, la discussione è stata incentrata sulla sovranità industriale europea e sulla logica della “coesione strategica”: l’adozione di una clausola Buy European nei progetti di difesa comune è interpretata come una naturale conseguenza della volontà di ridurre la dipendenza da fornitori non continentali. Tuttavia, editorialisti e analisti francesi evidenziano che la Francia — pur sostenendo l’idea di un maggiore protagonismo industriale europeo — non ignora i rischi economici e cerca di bilanciare ambizioni di autonomia con la necessità di mantenere alleanze solide.
I commenti francesi sottolineano come la questione non sia solo industriale ma anche politica: Bruxelles punta a sviluppare un vero mercato unico della difesa che ponga l’UE in una posizione meno dipendente da tecnologie e sistemi stranieri, ma questo richiede una cooperazione rafforzata tra gli Stati membri e un maggiore coordinamento con le politiche commerciali.
Un equilibrio difficile tra protezione e apertura
Da Financial Times a Bloomberg Europe fino ai quotidiani economici francesi, le principali testate finanziarie europee concordano su alcuni punti chiave:
- L’iniziativa Buy European risponde a una logica di autonomia strategica, volta a sostenere l’industria della difesa dell’Unione e a consolidare una base produttiva meno frammentata e più competitiva.
- L’opposizione statunitense è vista non solo come una protesta commerciale, ma anche come un segnale di tensione più profonda nelle relazioni transatlantiche, in un momento di ricollocazione degli equilibri strategici e di riformulazione delle alleanze.
- I mercati finanziari e gli investitori monitorano con attenzione questi sviluppi, perché decisioni protezionistiche o dispute commerciali nel settore della difesa possono avere impatti tangibili sulle prospettive di crescita e sui profitti delle aziende coinvolte, influenzando i loro titoli.
In definitiva, la discussione sul Buy European non riguarda solo il settore della difesa, ma tocca dimensioni economiche, industriali e geopolitiche di lunga portata: da un lato la spinta verso una vera autonomia strategica europea, dall’altro le reazioni dei partner storici e le ripercussioni sui mercati finanziari globali.




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