Smart home evolve con Matter, intelligenza artificiale e nuovi equilibri di mercato

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Smart home 2026: interoperabilità, ecosistemi e nuove regole del gioco

La smart home nel 2026 entra in una fase di maturità tecnica ma di forte tensione strategica. Gli standard aperti, l’AI generativa e i nuovi protocolli di rete promettono interoperabilità e semplicità, mentre i grandi ecosistemi cercano di trattenere l’utente in ambienti chiusi. Al convegno del 10 febbraio 2026 dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano, “Smart Home tra continuità e innovazione: sicurezza, nuovi ecosistemi e AI aprono il futuro”, il Responsabile Scientifico Antonio Capone ha delineato le direttrici chiave: evoluzione di Matter, ascesa dei Large Action Models e consolidamento di Thread, Z‑Wave e soluzioni Open Source. Ne emerge un quadro in cui interoperabilità, sicurezza dei dati e user experience diventano parametri centrali per conquistare la fiducia degli utenti e lo spazio su Google News e Google Discover.

Se la tecnologia è pronta, il vero terreno competitivo è la capacità di orchestrare ecosistemi aperti ma governabili, offrendo un’esperienza fluida dall’installazione alla gestione quotidiana.

Matter e Multi‑Admin tra apertura tecnica e chiusura commerciale

Lo standard Matter, con la versione 1.4, ha introdotto il Multi‑Admin, consentendo di gestire in parallelo ecosistemi diversi nella stessa abitazione. Come ricorda Antonio Capone, questa funzione “consente di avere più ecosistemi contemporaneamente presenti all’interno della Smart Home e quindi compatibile potenzialmente con ecosistemi di tipo diverso”. Dal punto di vista tecnico, il problema della frammentazione viene fortemente ridotto, ma sul piano di mercato prevale una dinamica opposta: i grandi player stringono i confini dei propri ambienti digitali per presidiare il rapporto diretto con l’utente. Ne deriva una forma di “apertura controllata”: i produttori terzi utilizzano Matter per essere riconosciuti dagli hub dominanti, ma spesso perdono visibilità sul consumatore finale, con un progressivo spostamento del potere verso chi controlla l’interfaccia di orchestrazione e i dati di utilizzo.

Per i brand minori, la sfida è restare interoperabili senza diventare invisibili.

Versione 1.5: videocamere, energia e sostenibilità misurabile

Con la versione 1.5, definita da Antonio Capone “lungamente attesa”, Matter affronta due nodi strutturali: videocamere e gestione energetica. L’inclusione della gestione nativa delle videocamere supera l’era dei bridge proprietari, portando nello standard flussi video, protocolli di trasmissione e comandi avanzati. Questo abilita scenari di sicurezza integrata e automazioni complesse, riducendo la dipendenza da app verticali. Parallelamente, il focus sulla gestione dell’energia intercetta la domanda crescente di sostenibilità: KPI ambientali, contatori dettagliati e metriche di consumo vengono normalizzati nello standard, consentendo confronti omogenei tra dispositivi.

Grandi produttori come IKEA hanno spostato intere linee su Matter mantenendo compatibilità retroattiva, segnalando che lo standard non è più un’opzione sperimentale, ma l’asse portante per un monitoraggio energetico trasparente e potenzialmente certificabile.

AI conversazionale e Large Action Models: dalla voce al controllo autonomo

L’ingresso combinato di Large Language Models (LLM) e Large Action Models (LAM) cambia la natura stessa della smart home. Non si tratta più di impartire singoli comandi vocali, ma di delegare compiti complessi a sistemi capaci di interpretare il contesto, orchestrare dispositivi e agire in autonomia. Gli ecosistemi di Amazon, Google e Apple evolvono con Alexa Plus, Gemini e Siri, spostando l’interfaccia verso una conversazione continua e multimodale. Secondo Antonio Capone, questi modelli “hanno tutta una serie di meccanismi che consentono di gestire per conto dell’utente, con un grado di affidabilità elevato, delle cose per l’utente, comprese cose che si possono fare gestendo direttamente dei comandi sulla casa o sui servizi online collegati”.

L’affidabilità diventa quindi una variabile critica tanto quanto la potenza computazionale.

Large Action Models: scenari d’uso e rischi di over‑automazione

I Large Action Models estendono il paradigma dei LLM alla dimensione operativa: non si limitano a generare testo, ma selezionano e concatenano azioni, interfacciandosi con API domestiche e servizi cloud. In ambito smart home possono, ad esempio, regolare luci, clima e sicurezza in base alle abitudini rilevate, prenotare servizi esterni, ottimizzare i consumi energetici o gestire scenari di emergenza. La loro forza risiede nella capacità di apprendere pattern d’uso e di anticipare bisogni impliciti, ma proprio questa autonomia apre a nuovi rischi: errori di interpretazione, decisioni non desiderate, dipendenza eccessiva da logiche proprietarie poco trasparenti.

Per garantire fiducia, diventa essenziale disporre di log delle azioni, possibilità di audit e strumenti di controllo fine da parte dell’utente, inclusa la revoca selettiva dei permessi concessi ai modelli.

Video analisi, Edge AI e verifica reale della privacy

L’integrazione tra AI e smart home è evidente nella video analisi avanzata. L’approccio di Google con Gemini punta a elaborare flussi video domestici per generare briefing strutturati degli eventi della giornata, offerti come servizi premium gestiti su server remoti. Il valore per l’utente è netto, ma la dipendenza dal cloud solleva interrogativi su profilazione e conservazione dei dati. In parallelo cresce l’offerta di soluzioni Edge AI, in grado di processare localmente immagini e segnali, minimizzando la trasmissione al cloud e allineandosi a normative come il GDPR. Antonio Capone avverte tuttavia che “a volte i proclami sull’attenzione alla privacy sono più per questioni di immagine che di sostanza, quindi bisogna sempre poi andare a verificare esattamente qual è il flusso dei dati”.

Per un’adozione consapevole, utenti e professionisti devono guardare oltre il marketing, analizzando policy, impostazioni di default e possibilità reali di opt‑out.

Protocolli di rete, retrofitting e Open Source: infrastruttura e concorrenza

Sotto la superficie degli assistant vocali e dell’AI opera una stratificazione di protocolli che rende possibile la smart home 2026. Thread, Z‑Wave, Bluetooth 6.0 e standard storici come KNX stanno convergendo verso architetture più robuste e interoperabili, in larga parte orchestrate da Matter. Parallelamente, l’emergere di piattaforme Open Source certificabili sta riducendo le barriere di ingresso per nuovi player, con implicazioni importanti per la concorrenza e per la trasparenza tecnologica. L’infrastruttura non è più solo un tema ingegneristico: diventa un fattore strategico di resilienza, controllo dei dati e indipendenza dagli oligopoli digitali.

La possibilità di retrofitting sugli impianti esistenti, inoltre, rende la transizione più sostenibile economicamente per famiglie e operatori.

Thread, Z‑Wave e localizzazione di precisione con Bluetooth 6.0

Thread 1.4, standard obbligatorio dal 2024 per molte certificazioni, ha ridotto la frammentazione delle reti domestiche, semplificando l’aggiunta di nuovi dispositivi e migliorando l’affidabilità complessiva. La versione 1.5 punta a reti più dense e resilienti, essenziali in contesti con decine di nodi. Z‑Wave ha aperto alle basse frequenze (868 MHz in Europa), abilitando reti mesh di grande estensione, adatte a ville, condomìni e comunità energetiche, dove i protocolli tradizionali a corto raggio non erano sufficienti. Sul fronte della localizzazione, Bluetooth 6.0 introduce il Channel Sounding, una stima di canale avanzata che consente posizionamenti indoor con precisione millimetrica.

Questo abilita casi d’uso come il tracciamento di asset, la sicurezza di persone fragili e automazioni basate sulla presenza fine‑grained in singoli ambienti.

KNX IoT, SmartThings e la scalabilità verso l’industriale

La convergenza tra mondo domestico e industriale passa anche dal retrofitting. L’integrazione di KNX IoT nell’ecosistema Thread permette di aggiornare installazioni basate su uno standard ancora forte in edifici e automazione, senza demolire l’infrastruttura esistente. Questo favorisce una migrazione graduale verso architetture IP native e orientate a Matter. In parallelo, piattaforme nate per la casa come Samsung SmartThings stanno entrando in ambienti industriali e terziari, portando interfacce user‑friendly in contesti storicamente dominati da soluzioni proprietarie complesse. Il risultato è una maggiore continuità tra gestione domestica, building automation e Industria 4.0, con opportunità per integratori di sistema e utility che vogliono offrire servizi trasversali di energia, sicurezza e manutenzione predittiva.

Open Source, accessibilità del mercato e nodo critico dell’esperienza utente

La vitalità dell’ecosistema Open Source è uno dei driver meno visibili ma più influenti della smart home nel 2026. Progetti come la Open Home Foundation e moduli come Matter.js riducono drasticamente i costi di ingresso per produttori e sviluppatori, offrendo stack già pronti e certificabili. Secondo Antonio Capone, “questo tipo di salto di qualità del mondo Open Source per quanto riguarda la Smart Home potrebbe essere foriero di cambiamenti anche dal punto di vista della competizione sul mercato”. Allo stesso tempo, nonostante la maturità crescente degli standard, permangono criticità nell’esperienza utente, soprattutto nelle fasi di configurazione iniziale.

La riuscita della smart home di massa dipenderà dalla capacità di coniugare apertura, sicurezza e semplicità, evitando che la complessità tecnica vanifichi il potenziale degli ecosistemi intelligenti.

Open Home Foundation, Matter.js e nuove opportunità competitive

La Open Home Foundation rappresenta un tassello chiave per la democratizzazione della smart home: ottenendo certificazioni di compatibilità con Matter, rende credibili le soluzioni community‑driven anche agli occhi di integratori e utenti professionali. Il modulo Matter.js funge da “lingua franca” per sviluppatori che vogliono integrare rapidamente il supporto allo standard senza investimenti eccessivi in R&D di base. Questo abbassa le barriere per PMI, startup hardware e fornitori verticali (sicurezza, energy management, assistenza domiciliare), consentendo loro di competere in un mercato finora dominato da pochi colossi.

Per l’utente finale, l’effetto potenziale è una maggiore scelta di dispositivi, prezzi più competitivi e possibilità di evitare lock‑in troppo rigidi, mantenendo al contempo la compatibilità con gli hub principali.

Setup, enrollment e centralità dell’esperienza d’uso

Nonostante progressi significativi, il punto debole della smart home resta spesso il setup iniziale. Procedure di configurazione ed enrollment frammentate, app ridondanti e bug di rete possono compromettere la percezione di affidabilità. Anche attori consolidati come IKEA hanno sperimentato problemi nella gestione delle reti, con forti lamentele da parte degli utenti. Antonio Capone sottolinea che “l’esperienza rimane il punto chiave e l’esperienza utente non è banale da migliorare, e i dettagli continuano a essere importanti”. La sfida per i prossimi anni sarà trasformare infrastrutture sempre più sofisticate in percorsi d’uso lineari: onboarding guidato, diagnosi automatica dei problemi, documentazione chiara e politiche di aggiornamento trasparenti.

Senza questa semplificazione, interoperabilità e AI rischiano di restare promesse percepite solo da una minoranza di utenti esperti.

FAQ

Cosa rende diversa la smart home nel 2026 rispetto al passato

Nel 2026 la smart home è definita da tre elementi chiave: standard comuni come Matter, integrazione profonda dell’intelligenza artificiale nella gestione quotidiana e protocolli di rete più resilienti come Thread 1.4/1.5 e Z‑Wave a bassa frequenza, che ne migliorano stabilità e scalabilità.

Che ruolo ha lo standard Matter nella interoperabilità dei dispositivi

Matter fornisce uno strato applicativo condiviso che consente a dispositivi di brand diversi di comunicare in modo uniforme. Le versioni 1.4 e 1.5 introducono funzioni cruciali come il Multi‑Admin, la gestione nativa delle videocamere e strumenti avanzati per il monitoraggio energetico, rendendo più semplice creare ecosistemi misti.

In cosa consistono i Large Action Models nella smart home

I Large Action Models sono estensioni operative dei LLM: interpretano richieste complesse, pianificano sequenze di azioni e le eseguono su dispositivi domestici e servizi online. Secondo Antonio Capone, permettono di gestire per conto dell’utente attività di casa con un alto grado di affidabilità, superando il modello del semplice comando vocale.

Come si conciliano AI domestica e tutela della privacy

La privacy viene affrontata con due strategie: elaborazione in cloud, che supporta funzioni avanzate come la video analisi di Google Gemini ma richiede forti garanzie sul trattamento dei dati, ed elaborazione locale (Edge AI), che minimizza la trasmissione al cloud. È comunque necessario verificare sempre i flussi reali dei dati e non fermarsi alle promesse di marketing.

Perché Thread, Z‑Wave e Bluetooth 6.0 sono così importanti

Thread garantisce reti mesh IP robuste e standardizzate per la casa, Z‑Wave alle basse frequenze permette coperture più estese, mentre Bluetooth 6.0 con il Channel Sounding abilita una localizzazione indoor millimetrica. Insieme, rendono più affidabili automazioni, sicurezza e servizi avanzati basati sulla posizione.

Quali vantaggi offre l’Open Source nel mercato smart home

Le piattaforme Open Source, come la Open Home Foundation e il modulo Matter.js, riducono i costi di sviluppo e favoriscono la compatibilità con gli standard ufficiali. Questo apre il mercato a più attori, aumenta la trasparenza dei codici e consente agli utenti di evitare lock‑in eccessivi, preservando la libertà di scelta dei dispositivi.

Perché il setup dei dispositivi resta un problema per gli utenti

Nonostante gli standard, le fasi di configurazione ed enrollment restano complesse: reti instabili, app poco intuitive e bug possono frustrare gli utenti. Anche aziende come IKEA hanno registrato criticità. La semplificazione del setup, con procedure guidate e automazione della diagnostica, è oggi uno dei principali fattori competitivi.

Qual è la fonte delle analisi sulla smart home nel 2026

Le analisi riportate si basano sul convegno del 10 febbraio 2026 dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano, intitolato “Smart Home tra continuità e innovazione: sicurezza, nuovi ecosistemi e AI aprono il futuro”, e sugli interventi del Responsabile Scientifico Antonio Capone.