Circolare della Guardia di Finanza: la stretta sul fronte dell’evasione IVA e della tutela della spesa pubblica

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Negli ultimi giorni è stata diffusa una nuova circolare di programma emanata dal Comando Generale della Guardia di Finanza indirizzata ai reparti territoriali e specialistici con l’obiettivo di rafforzare in maniera significativa le attività di contrasto all’evasione dell’Imposta sul Valore Aggiunto (IVA) e di tutela della spesa pubblica, in un quadro di crescente attenzione verso la compliance fiscale e la salvaguardia delle risorse dello Stato. Sebbene il testo completo della circolare non sia ancora disponibile integralmente in forma pubblica, dalle indicazioni istituzionali e dai documenti programmatici collegati emergono già alcuni elementi chiave per interpretare la portata delle nuove direttive operative.

Un cambio di passo nella strategia operativa

La circolare rappresenta un aggiornamento delle direttive operative già presenti nella “Memoria” e nei piani integrati di attività dell’istituzione: in questi documenti la lotta all’evasione fiscale, in particolare quella che sfrutta schemi di frode IVA e ricorsi a società cartiere, è da sempre indicata come una priorità strategica per il Corpo. In sinergia con Agenzia delle Entrate e con la magistratura ordinaria ed europea, la Guardia di Finanza intensifica i controlli su operazioni a rischio, specie transfrontaliere, e mira a ridurre il tax gap, ovvero la differenza fra gettito teorico e gettito effettivo derivante dall’IVA.

Le direttive fanno perno su una maggiore integrazione fra attività informativa, analisi dei rischi e interventi operativi, con l’obiettivo di anticipare i fenomeni fraudolenti ed evitare che le frodi, soprattutto quelle di tipo MTIC (Missing Trader Intra-Community), possano sottrarre risorse considerevoli alle casse dello Stato e dell’Unione Europea.

Strumenti e tecnologie al centro dell’azione operativa

Il corpo ha già ripetutamente sottolineato, nei suoi interventi pubblici e nei confronti degli operatori durante eventi come Telefisco 2026, che l’adozione di strumenti di analisi basati su sistemi informativi avanzati, big data e tecnologie digitali costituisce un fattore critico per migliorare l’efficacia delle verifiche e la selezione dei target da sottoporre a controllo. La circolare di programma consegna ai reparti indicazioni più stringenti proprio su questo fronte: si intensifica l’uso di analisi automatizzate di dati di fatturazione elettronica, sistemi di scambio informativo con altri enti (come l’Agenzia delle Dogane) e algoritmi di rischio, così da individuare anomalie che possano indicare comportamenti evasivi.

Questo approccio modernizzato, pur presentando evidenti vantaggi in termini di tempestività e precisione, riapre anche il dibattito sulla bilanciata tutela della compliance spontanea da parte dei contribuenti, con alcuni commentatori che invitano a evitare una cultura del sospetto generalizzato senza adeguate garanzie e trasparenza nelle fasi di controllo.

Tutela della spesa pubblica: non solo IVA

Oltre alla lotta all’evasione, la circolare richiama con forza i reparti a presidiare con sempre maggiore efficacia il fronte della legalità delle uscite pubbliche. Questo include l’azione contro frodi ai danni del bilancio nazionale e comunitario, adeguata vigilanza sugli appalti pubblici e sui fondi europei, e controlli sugli aiuti e sulle agevolazioni concesse a imprese e professionisti. La Guardia di Finanza dovrà potenziare l’analisi preventiva dei rischi di irregolarità nelle spese e coordinarsi con le altre autorità competenti per isolare tempestivamente fenomeni fraudolenti, in linea con i protocolli di prevenzione e contrasto delle frodi ai fondi UE.

Il contesto normativo e istituzionale

Questa circolare si colloca in un momento in cui l’Italia e l’Unione Europea stanno rivedendo i propri strumenti di contrasto alle frodi fiscali e alla gestione dei fondi pubblici. A livello europeo, infatti, indagini recenti su casi di frode all’IVA hanno portato a condanne e misure di confisca in casi che coinvolgono reti criminali transnazionali; tali operazioni sono in parte supportate proprio dalle forze di polizia economico-finanziaria italiane in cooperazione con l’Ufficio del Procuratore Europeo (EPPO).

Dal punto di vista interno, il rafforzamento dei programmi di controllo e contrasto si allinea anche alle previsioni del Piano Integrato di Attività e Organizzazione (PIAO) 2026-2028, che include obiettivi di compliance fiscale più stringenti e un maggiore ruolo dei dati nella gestione del rischio.

Criticità e raccomandazioni

La stretta sulle attività di contrasto all’evasione e sulla tutela della spesa pubblica porta con sé alcune criticità da non sottovalutare. Primo, l’uso sempre più pervasivo di strumenti tecnologici per il profiling dei contribuenti richiede forti garanzie di tutela dei diritti e trasparenza procedurale, per evitare derive che possano intimidire le imprese sane e concentrare l’azione su profili non realmente a rischio.

Secondo, l’efficacia operativa dipenderà dalla qualità dei flussi informativi condivisi tra amministrazioni: senza un sistema interoperabile e tempestivo, la capacità di individuare le frodi più complesse rimane limitata.

Infine, è importante che la nuova circolare sia accompagnata da linee guida chiare e accessibili e da un dialogo strutturato con gli ordini professionali e le associazioni datoriali, per favorire una compliance spontanea e ridurre il contenzioso amministrativo e fiscale.

Le principali innovazioni rispetto al 2025

Il Manuale operativo (Circolare n. 1/2018), che codificava metodo e moduli d’intervento e le direttive operative 2024 illustrate in una memoria ufficiale del Corpo, era la bussola è soprattutto “procedurale”: la Circolare n. 1/2018 nasce come manuale strutturato, con definizioni, tassonomie (evasione, frode, elusione), distinzioni tra verifiche e controlli, e un impianto che mette al centro la metodologia ispettiva e l’inquadramento dell’azione di polizia tributaria, incluse le coordinate del coordinamento con l’Agenzia delle Entrate e i profili di compliance. È un documento pensato per uniformare linguaggi e prassi operative sul territorio, con un’attenzione forte alla costruzione probatoria e alle “forme” dell’intervento.

Il salto, già evidente nelle direttive 2024, è che la frode IVA e gli illeciti di spesa vengono letti come fenomeni multidimensionali e intrecciati: la stessa fattura falsa può servire a evadere, ma anche a mascherare corruzione o riciclaggio. In altre parole, l’IVA non è più soltanto “gettito”: diventa una porta d’accesso per mappare reti, flussi e connessioni tra reati. La memoria 2024 esplicita anche una continuità di obiettivi (evasione/frodi fiscali, spesa pubblica, criminalità economico-finanziaria, sicurezza), ma dentro un impianto più orientato a piani mirati e alla dimensione anche transnazionale del crimine economico.

Se la nuova circolare di programma insisterà, una volta pubblicata, su evasione IVA e tutela della spesa, la novità più probabile in linea con il quadro 2024–2025 non è “più controlli” in astratto, ma controlli diversi: meno iniziative a pioggia e più selezione dei bersagli tramite analisi di rischio, incrocio banche dati e lettura di filiere. Qui entra un elemento che nel 2018 era inevitabilmente meno centrale: oggi il contesto è dominato da fatturazione elettronica, tracciamenti, interoperabilità tra archivi, e dalla necessità di coniugare potenza informativa e garanzie (tema richiamato anche nel dibattito istituzionale sulla sicurezza delle banche dati e la riservatezza dei contribuenti).