Corona britannica in pericolo: non bastano gli arresti per il principe Andrea
LA CORONA BRITANNICA IN PERICOLO
— di Lapo Mazza Fontana —
Un panorama cataclismico
Altro che ANNUS HORRIBILIS di elisabettiana memoria, altro che il divorzio e poi la morte di Lady Diana, gli incendi di residenze regie e le crisi economiche e di immagine. Qui siamo passati dal terremoto alla inondazione fino al meteorite assassino.
L’arresto del principe Andrea (ormai citato ufficialmente come Mr. Andrew Mountbatten-Windsor) segna uno dei momenti più bui per la monarchia britannica dal dopoguerra a oggi, anzi ben da prima, probabilmente dalla decapitazione di un altro Re Carlo: Re Carlo I Stuart nel 1649.
Mentre il Regno Unito affronta lo shock di vedere un membro della famiglia reale in custodia, l’onda d’urto attraversa l’Atlantico, intrecciandosi con la complessa dinamica della seconda presidenza Trump.
Qui ci sono in ballo cosine da niente come le fondamenta di Buckingham Palace, il rapporto bipolare (nonché talvolta schizofrenico) tra Londra e Washington e soprattutto i fragili equilibri della politica internazionale che ne derivano. Ma non solo quelli.

L’Arresto di Andrew Windsor
Nella mattinata di giovedì 19 febbraio 2026, sei veicoli della Polizia hanno varcato i cancelli della tenuta reale di Sandringham. L’arresto di Andrea non riguarda più solo le vecchie accuse di Virginia Giuffre, ex teenager e celebre perno tra il principe Andrea e Jeffrey Epstein, ma si è esteso al reato di “misconduct in public office” (abuso d’ufficio; sì, gli inglesi non lo hanno abolito questo reato, su questo punto specifico non sono mica idioti e disonesti come gli italiani, purtroppo per gli italiani che hanno votato lo sgoverno Meloni, ma soprattutto anche per tutti gli altri).
Le indagini suggeriscono che durante i suoi anni come inviato commerciale per il governo inglese Andrea possa aver condiviso informazioni riservate con Epstein e il suo giro di perveriti upper class.
Obbligata quanto comunque tardiva la reazione di Re Carlo III: il sovrano ha scelto una tiepida linea della fermezza, dichiarando che “la legge deve fare il suo corso”. Sì certo, Andrew era già stato messo in isolamento dalla Royal Family, privato del titolo di Sua Altezza Reale, escluso dagli eventi ufficiali e sfrattato dal Royal Lodge dove aveva la sua lussuosissima magione, e quindi poi apparentemente trattato come un privato cittadino. Ma di fronte alla marea dello scandalo peggiore di tutti i tempi queste misure di contenimento sembrano ormai acqua fresca. E tutti, tranne i piú depensanti, giustamente si domandano: la Famiglia Reale non poteva non sapere; e adesso come farà a non essere travolta anche essa?
La sopravvivenza dei Windsor: una corona sotto assedio e una possibile abdicazione di Re Carlo?
Per i Windsor non si tratta solo di uno scandalo familiare, ma di una crisi esistenziale. La strategia di Carlo III è chiara: sacrificare il fratello per salvare l’istituzione. Tuttavia, le conseguenze potrebbero essere permanenti. Il fronte repubblicano britannico non è debole come sembra: i circoli riformisti e repubblicani britannici e i separatisti scozzesi stanno cavalcando l’indignazione pubblica per chiedere un possibile referendum sulla monarchia, sostenendo che l’immunità e il privilegio abbiano protetto Andrew troppo a lungo. Soprattutto il privilegio in realtà: i Windsor costano allo Stato cifre astronomiche talmente assurde e fuori scala da essere già imbarazzanti da decenni, e senza vedere tale famiglia coinvolta in orge di pedofili e persino ipotetici torture e omicidi di minorenni, ma adesso come si fa a difendere una famiglia simile, che a questo punto può diventare il simbolo stesso del vertice della piramide persino di presunti pervertiti satanisti? Il punto infatti non è solo il disastro di immagine e di ruolo dei Mountbatten-Windsor, ma anche la loro immagine paradigmatica di ULTRA- MILIARDARI non solo senza meriti, ma pure colpevoli di potenziale cecità, nella migliore delle ipotesi, riguardo a tale situazione di puro orrore. Uno scenario semplicemente terrificante, soprattutto per via del coinvolgimento di esponenti notevoli di presenti e passati personalità di governo del Regno Unito. Un effetto domino sulla carta devastante. Una eventuale ondata di sdegno potrebbe finire sulla testa del Re Carlo, già non popolarissimo trai sudditi della Gran Bretagna e limitrofi?
Di conseguenza il peso della salvezza della dinastia potrebbe spostarsi su William e Kate: la pressione per modernizzare e rendere trasparente la Corona ricade di fatto ora interamente sul Principe del Galles, visto come l’unico in grado di garantire un futuro ai Windsor. Questa realtà di fatto potrebbe portare ad una abdicazione di Re Carlo?
L’ombra di Trump sulla crisi britannica
La presenza sempre più distopica di Donald Trump alla Casabianca aggiunge un ulteriore livello di complessità. Nonostante il rapporto storico di Trump con la monarchia oltreoceano, giocato sulla pura formalità, la sua presidenza rappresenta un paradosso per Londra: Trump non è solo un personaggio da film catastrofico della Hollywood più creativa o drammatica, ma rischia di essere il parafulmine di un effetto a catena di delegittimazione dell’intero sistema di potere dell’Occidente e quindi mondiale. Sì insomma, anche qui una cosetta di poco conto: e siamo esattamente in bilico tra normalizzazione dello scandalo perenne e cataclisma rigenerativo.
Mentre Londra trema, Trump sembra ancora solidamente al comando nonostante il tragico fallimento della sua politica “America first”, annegata sul nascere. Pure, la crisi britannica toglie al presidente americano un alleato stabile e finora prestigioso su cui contare in Europa, soprattutto nella eterna trappolina del DIVIDE ET IMPERA. Se la monarchia dovesse indebolirsi ulteriormente, Trump perderebbe proprio quella sponda cerimoniale che tanto ama per legittimare la sua immagine di leader globale.
Il 2026 come anno della verità o del consueto insabbiamento?
La monarchia britannica potrebbe anche riuscire a sopravvivere all’onta del carcere per uno dei suoi membri scaricando ogni colpa su di lui e forse avviando una transizione graduale verso un contenimento delle spese assolutamente inaccettabili, quindi verso una normalizzazione “borghese”, abbinata alla immagine bonaria dei principi di Galles William e Kate e della loro lieta famigliola coi bimbi belli in crescita. Ma quanto potrà durare tale adattamento, nel mare in tempesta feroce di una resa dei conti che ricorda di giorno in giorno sempre più i prodromi storici della Rivoluzione francese? Oppure l’ennesimo insabbiamento fornirà tempi ulteriori alla dilatazione della realtà distopica? E nel frattempo i cinesi presentano al mondo i loro eserciti di ROBOT da combattimento. Il tassametro, o meglio il countdown verso la distopia finale, corre sempre più veloce.




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