Da Sun Tzu a George Washington, le cinque regole dell’intelligence che guidano ancora la strategia globale

Marco Bacini -

a cura del Prof. Marco Bacini, Direttore Master Intelligence per la Sicurezza Nazionale e Internazionale

L’intelligence viene spesso scherzosamente definita il “secondo mestiere più antico del mondo”. Ogni comunità organizzata, sin dall’antichità, ha sentito l’esigenza di conoscere intenzioni, capacità e vulnerabilità dell’avversario. Dall’arte militare orientale alle guerre di potenza europee, linformazione ha sempre rappresentato una leva decisiva di sopravvivenza e soprattutto di affermazione strategica.

Nel celebre trattato “L’Arte della Guerra”, attribuito a Sun Tzu, l’autore scrive “Se conosci il nemico e conosci te stesso, non devi temere il risultato di cento battaglie”, un principio formulato oltre duemila anni fa che continua a orientare la cultura dell’intelligence contemporanea.

Le cinque lezioni di spionaggio di George Washington

La lettura di un approfondimento pubblicato sul sito della Central Intelligence Agency (CIA), dedicato alle cinque lezioni di spionaggio tratte dall’esperienza di George Washington, offre uno spunto di riflessione di sorprendente attualità. Washington, prima di diventare il primo Presidente degli Stati Uniti, fu esploratore, emissario e comandante sul campo. Le sue missioni nelle regioni contese dell’Ohio, a metà del Settecento, mostrano come l’osservazione sistematica, la raccolta metodica di informazioni e la costruzione di reti di fiduciari costituiscano elementi strutturali di ogni architettura di sicurezza.

La prima lezione del futuro Presidente, riguarda proprio la conoscenza dellavversario. Washington, inviato a intimare ai francesi di abbandonare determinate fortificazioni, annotò con precisione lo stato delle infrastrutture, la consistenza delle truppe e le reali intenzioni strategiche. L’analisi andava oltre la dimensione formale dei rapporti diplomatici e si concentrava su capacità effettive e posture operative. Oggi questo principio si traduce nell’esame integrato di dottrine militari, investimenti tecnologici, capacità cibernetiche, filiere industriali critiche e alleanze strategiche. La comprensione dell’avversario richiede una combinazione di fonti umane, tecniche e aperte, fuse in un processo analitico coerente.

La seconda lezione attiene alla dimensione relazionale dell’intelligence. Washington seppe instaurare rapporti utili con interlocutori differenti, raccogliendo informazioni attraverso conversazioni, osservazioni e valutazioni psicologiche. L’elemento umano mantiene una centralità decisiva anche nell’era digitale. Le piattaforme tecnologiche ampliano la capacità di raccolta, mentre la qualità dell’informazione dipende dalla capacità di interpretare contesti culturali, segnali deboli e dinamiche di fiducia. La Humint (Human Intelligence) resta una componente centrale nei teatri di crisi, nelle operazioni contro il terrorismo e nella prevenzione delle minacce ibride.

La terza lezione riguarda l’aggiornamento continuo del quadro informativo. Le campagne militari di Washington dimostrano quanto sia determinante disporre di informazioni tempestive sulla posizione e sulle intenzioni dell’avversario. Nell’attuale ecosistema, caratterizzato sempre più da situazioni ibride, da cyber operazioni, guerra cognitiva e competizione tecnologica, la velocità del ciclo informativo assume un valore sempre più strategico. Early warning, analisi predittiva e integrazione dei dati in tempo reale consentono al decisore di operare su basi solide e aggiornate.

La quarta lezione si concentra sui punti ciechi. L’esperienza maturata accanto al generale britannico Edward Braddock, poco incline a valorizzare guide ed esploratori locali, mostrò i rischi connessi alla sottovalutazione del contesto operativo. Oggi i punti ciechi possono manifestarsi sotto forma di bias cognitivi, eccessiva fiducia in algoritmi opachi, dipendenza da una singola fonte o sottostima di attori non statuali. La disciplina analitica richiede metodi strutturati, confronto interno, verifica incrociata delle fonti e consapevolezza dei propri limiti interpretativi.

La quinta e ultima lezione riguarda la costruzione di reti fiduciarie. Durante la Guerra d’Indipendenza americana, Washington selezionò con attenzione collaboratori e informatori, organizzando strutture clandestine capaci di fornire informazioni affidabili e protette. Nel mondo contemporaneo, la sicurezza delle reti implica procedure rigorose di selezione, compartimentalizzazione delle informazioni e protezione degli asset sensibili. Il tema assume rilievo sia nell’ambito della sicurezza nazionale che nel settore privato, dove la tutela del know-how e dei dati strategici incide direttamente sulla competitività.

 L’intelligence rappresenta un fattore abilitante della decisione strategica

Il parallelismo tra Sun Tzu e Washington ci mostra una costante storica,  l’intelligence rappresenta un fattore abilitante della decisione strategica. Cambiano i domini operativi, oggi ci troviamo di fronte a domini sempre più interconnessi e differenti (terrestre, marittimo, aereo, cibernetico, spaziale), e si moltiplicano gli attori, statuali e non statuali, ma resta immutata l’esigenza di trasformare informazioni frammentarie in conoscenza affidabile, utile e tempestiva.

L’articolo pubblicato sul sito della CIA richiama una dimensione culturale dell’intelligence che precede le strutture organizzative moderne. L’efficacia informativa nasce dall’integrazione tra osservazione, analisi, etica della responsabilità e capacità di proteggere le fonti. Il sistema internazionale attuale è  segnato da competizione tecnologica, conflitti asimmetrici e instabilità geopolitica, e le lezioni maturate nel XVIII secolo conservano ancora oggi una forza paradigmatica.

Conoscere il nemico, conoscere sé stessi, aggiornare costantemente il quadro informativo, riconoscere i propri limiti e costruire reti di fiducia, sono principi che attraversano i secoli e delineano la grammatica dell’intelligence contemporanea. Viviamo sommersi da dati che circolano in quantità esponenziale, oggi più che mai  la differenza strategica risiede nella capacità di saperli selezionare, interpretare e proteggere. La storia nel caso ce ne fosse ancora bisogno, dimostra che l’intelligence costituisce una funzione primaria dello Stato, nonché lo strumento per provare a governa l’incertezza.

Paolo Brambilla - Direttore Responsabile - Lamiafinanza.it Avatar

Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.

Areas of Expertise: economia, finanza, arte, cultura classica
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