Dazi USA: dalla geopolitica alle strategie aziendali
I dazi come arma geopolitica: il nuovo ordine commerciale
Il 4 febbraio 2026, presso il Tribunale di Milano, si è tenuta la presentazione del volume “Dazi USA – Regole, sfide e opportunità”, scritto da Sara Armella e Stefano Comisi, edito da Giuffrè Francis Lefebvre. L’evento ha messo in luce come i dazi doganali, strumento arcaico di tassazione noto fin dall’età mesopotamica, siano tornati prepotentemente al centro della scena internazionale come leva di pressione geopolitica. Come evidenziato dal Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Milano, Antonino La Lumia, la figura centrale è quella di Donald Trump e la sua ricerca della supremazia politica attraverso l’imposizione daziaria. Tuttavia, la vera sfida consiste nell’imparare a guardare oltre la contingenza politica per comprendere le dinamiche strutturali che stanno ridisegnando il commercio globale.
La frammentazione del commercio internazionale
Il contesto internazionale è profondamente frammentato: secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale, stiamo assistendo a una fase di instabilità del commercio internazionale molto simile a quella registrata nei primi anni della Guerra Fredda. Le misure protezionistiche nel 2024 sono state 4.370 tra dazi, sanzioni e quote, mentre nei primi otto mesi del 2025 sono già state introdotte 2.172 misure restrittive. Sara Armella, managing partner dello Studio Armella & Associati, ha sottolineato come i dazi non siano solo uno strumento di Trump, ma la risposta delle imprese a un contesto geopolitico che impone nuove regole. A partire dalla guerra russo-ucraina, il valore del commercio di beni sul PIL sia passato dal 16% della Guerra Fredda al 45% attuale, in una fase però caratterizzata da crescente protezionismo anziché da liberalizzazione.
L’impatto sui consumatori e le imprese americane
Uno dei dati più significativi emersi dalla presentazione riguarda chi effettivamente paga i dazi. Come rivelato dagli studi citati nel volume e richiamati durante l’evento, un’analisi di transazioni per un valore di 4.000 miliardi di dollari di merci importate dagli USA ha dimostrato che il 96% dei dazi sono stati pagati da consumatori e aziende statunitensi, non dai paesi esportatori. L'”America First Trade Policy” di Trump, lanciata il 20 gennaio 2025 con la creazione dell’External Revenue Service (ERS), ha portato a un incremento del 15,8% rispetto all’aliquota daziaria media del 2,4% del 2024. Il Budget Lab dell’Università di Yale stima che, al 4 settembre 2025, il livello delle tariffe USA sia pari al 17,4%, il più alto dal 1935. Questo ha determinato una crescita vertiginosa delle entrate governative: a giugno 2025 le entrate daziarie sono state pari a 28 miliardi di dollari, il triplo rispetto al 2024.
L’accordo UE-USA: asimmetrie e compromessi
Carlo Melzi d’Eril, avvocato del Foro di Milano, ha lanciato due campanelli d’allarme durante la presentazione: il primo riguarda la prevedibilità del sistema, citando il discorso del premier canadese su un sistema di regole non più forte; il secondo richiama l’affermazione di Draghi sull’ordine globale ormai defunto. Il volume documenta ampiamente l’accordo raggiunto il 27 luglio 2025 tra USA e UE, definito “asimmetrico” poiché garantisce l’accesso al mercato UE in modo sostanzialmente libero per i prodotti americani, mentre l’Europa mantiene restrizioni significative. Gli Stati Uniti hanno ottenuto l’applicazione del dazio MFN (Most FavouredNation) per molti settori industriali e agroalimentari, mentre per l’automotive il dazio è stato ridotto dal 25% iniziale. Questo accordo rappresenta un allontanamento dal principio WTO della nazione più favorita, segnando il passaggio da un sistema multilaterale prevedibile a uno bilaterale basato su continui negoziati.
Strategie operative per le imprese italiane
La parte più concreta dell’evento ha riguardato le strategie che le imprese possono adottare per non soccombere ai dazi. Sara Armella e Stefano Comisi hanno illustrato diversi strumenti operativi. Innanzitutto, il tariff engineering: agire sull’imponibile attraverso metodi di fabbricazione e ottimizzazione della supply chain, pur ricordando che non si può scendere al di sotto del 15%. Cruciale è anche la corretta classificazione doganale e l’applicazione della “meltedand poured rule” per l’origine delle merci. È stato dedicato ampio spazio alla First Sale Rule, che permette di calcolare la base imponibile sul prezzo iniziale senza altri costi logistici. Paolo Cantore, avvocato cassazionista, ha sottolineato l’importanza delle clausole contrattuali, evidenziando come gli operatori italiani debbano prestare particolare attenzione ai contratti con controparti USA che spesso impongono “condizioni capestro”, includendo clausole di incremento dazi e termini DDP (Delivered Duty Paid) che trasferiscono tutti i rischi sull’esportatore europeo.
Il ruolo strategico del Made in Italy
Un tema particolarmente rilevante emerso durante la presentazione riguarda la concezione del Made in Italy nel nuovo contesto commerciale: il concetto non è legato alla percezione comune di moda e lusso, ma poggia sull’apparato industriale, di ingegneria e meccanica di precisione che costituisce il vero fattore distintivo italiano. Il volume documenta come l’Italia abbia esportato verso gli USA nel 2024 beni per un valore significativo, con un incremento del 59,5% nei primi tre mesi del 2025, dovuto alla corsa delle aziende a chiudere ordini prima dell’entrata in vigore dei dazi. L’Europa, secondo quanto emerso dall’evento, regge solo se lavora in sinergia e con investimenti in nuovi mercati come India e Mercosur, evitando triangolazioni illegittime e schemi fraudolenti come quelli emersi nei casi di transito tra Canada e Messico. La presentazione si è conclusa sottolineando l’importanza della compliance doganale e della diversificazione dei mercati come strategia di medio periodo, ricordando che l’Unione Europea, con il suo potere negoziale basato sul potere d’acquisto dei consumatori, deve saper trasformare i limiti imposti dai dazi in asset strategici attraverso una profonda conoscenza della normativa doganale.


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