Effetto Milano-Cortina: le azioni europee scendono in pista
L’Europa entra nello stadio dei mercati finanziari non da favorita ma, in ogni caso, con squadre esperte: molte società solide, leadership industriali consolidate e una rinnovata volontà di competere.
Molte aziende europee operano in settori maturi, industria, lusso, farmaceutica, infrastrutture, energia, meno spettacolari della discesa libera o dello snowboard, ma capaci di premiare costanza e disciplina nel tempo. La Banca Centrale Europa è entrata in una fase di normalizzazione prudente, la graduale riduzione dei tassi fornisce un ambiente in cui questi modelli di business tornano ad avere fiato.
Per evitare che l’Europa rischi di diventare il proverbiale vaso di coccio, le leadership europee devono dare prova di maturità, la frammentazione decisionale resta un limite ma il contesto geopolitico sta producendo un effetto paradossale: per decenni sono stati rinviati temi che ora diventano ineludibili. Difesa comune, politica industriale, sicurezza energetica e autonomia tecnologica sono condizioni operative per restare rilevanti.
L’Unione Europea si trasforma in un “hub” che coordina flussi di capitali e stabilisce priorità strategiche. È un modello imperfetto e lento, ma capace di orientare investimenti pubblici e privati su orizzonti di lungo termine. Per i mercati è una traiettoria che conta più delle dichiarazioni: non accelera, ma stabilizza.
Se guardiamo all’economia europea con il grandangolo, da una prospettiva “top down” diremmo nel nostro lessico familiare, vedremmo il superciclo degli investimenti già in corso: investire nei settori di leadership globale è la via più sicura per restare nel gioco della competizione, l’investitore può riconoscere aree di valore nel settore aerospaziale, nei beni strumentali, nei semiconduttori, nella difesa. Settori ancora sottovalutati che presentano credibili prospettive di crescita nel lungo termine.
In ogni Olimpiade ci sono discipline che tolgono il fiato, come la discesa libera o il salto con gli sci, momenti in cui la tecnica incontra il coraggio. Per l’Europa, quel momento è la transizione energetica e industriale. Investire in rinnovabili, reti elettriche, semiconduttori, difesa e digitalizzazione rappresenta il nostro “salto dal trampolino”: un’evoluzione complessa ma decisiva.È una sfida che non ammette esitazione, perché dalla precisione di questo salto dipende il posizionamento del Vecchio Continente nel futuro scenario globale.
Le infrastrutture di elettrificazione, automazione e ingegneria pesante rappresentano circa l’8% del benchmark europeo. Due gruppi tedeschi e uno svizzero sono leader nella distribuzione energetica globale e nell’automazione industriale, tecnologie al crocevia della sicurezza energetica e del reshoring.
Nel mercato azionario europeo esiste anche un lato elegante, nella similitudine con i giochi olimpici potrebbe ricordare il pattinaggio artistico. È il segmento fatto di marchi storici e riconoscibili, di leadership di nicchia costruite nel tempo e barriere all’ingresso elevate, dove il vantaggio competitivo non si misura solo in quote di mercato ma in desiderabilità, reputazione e capacità di dettare lo stile. Ilsettore del lusso ne è l’espressione più compiuta: maison con storie blasonate, filiere integrate, potere di prezzo e una clientela globale che attraversa i cicli economici con olimpica indifferenza.
In definitiva, in uno scenario complesso, l’Europa offre coreografie più lente ma armoniose, dove la creazione di valore passa dalla qualità più che dall’ipercrescita. I multipli restano inferiori a quelli del mercato americano, i dividend yield più elevati; in un contesto di normalizzazione dei tassi e di progressiva rotazione settoriale, queste caratteristiche tornano ad avere valore.
C’è una decisione allocativa del fondo sovrano della Norvegia (Government Pension Fund Global) che merita essere ricordata.
Nel 2012, quando l’Europa era attraversata dalla crisi del debito sovrano, i gestori del GPFG decisero di aumentare l’esposizione azionaria globale, con particolare enfasi sui mercati europei. Quell’anno il fondo sovrano registrò una performance superiore al 13%, la componente azionaria diede un risultato intorno al 18%. L’esposizione all’Europa era poco sotto la metà della componente azionaria. È una lezione di disciplina che vale ancora oggi: regole chiare, governance robuste e orizzonte di lungo termine permettono di trarre vantaggio da fasi di mercato non lineari.
L’Europa rimane una componente essenziale di un portafoglio globale ben diversificato: meno esposta agli eccessi, più ancorata ai fondamentali.




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