Eurobond. Grande dibattito europeo tra interessi di Italia e Germania e l’apertura strategica di Macron
Il tema degli eurobond, titoli di debito comuni emessi a livello europeo, è tornato al centro del confronto politico ed economico, in un momento in cui l’Unione europea è chiamata a finanziare simultaneamente transizione verde, difesa comune, innovazione tecnologica e sostegno industriale. La discussione non è nuova, ma oggi si intreccia con nuove priorità strategiche e con un quadro geopolitico radicalmente cambiato rispetto agli anni della crisi del debito sovrano.
Gli eurobond rappresentano, in sintesi, un meccanismo di emissione di debito mutualizzato tra gli Stati membri, che consentirebbe all’UE di raccogliere risorse sui mercati a nome dell’intera Unione, riducendo il differenziale di costo tra Paesi con finanze pubbliche solide e Paesi più indebitati.

L’interesse dell’Italia: stabilità finanziaria e spazio fiscale
Per l’Italia, il tema è strutturale. Con un debito pubblico superiore al 140% del PIL e una spesa per interessi che resta sensibile alle dinamiche dei tassi, l’emissione di titoli comuni europei rappresenterebbe una riduzione dello spread implicito grazie alla garanzia collettiva e un abbassamento del costo medio di finanziamento, oltre a maggiore stabilità in caso di tensioni sui mercati.
L’Italia guarda agli eurobond anche come strumento per finanziare investimenti strategici come difesa, transizione energetica, politica industriale, senza gravare ulteriormente sul bilancio già sotto pressione per le nuove regole fiscali europee.
L’esperienza del Next Generation EU (finanziato attraverso emissioni comuni della Commissione europea) ha dimostrato che il mercato è disposto ad assorbire con successo debito europeo condiviso. Per l’Italia, quella è stata la prova che un meccanismo di questo tipo non solo è tecnicamente possibile, ma può diventare permanente.
La posizione della Germania: prudenza fiscale e rischio moral hazard
La Germania, tradizionalmente, ha mantenuto una linea più cauta. Berlino teme che la mutualizzazione del debito possa ridurre gli incentivi alla disciplina fiscale nei Paesi ad alto debito e trasformarsi in una forma permanente di trasferimento finanziario.
Il dibattito interno tedesco è però cambiato negli ultimi anni. L’impatto della guerra in Ucraina, la necessità di rafforzare la difesa europea e il confronto con la politica industriale americana (Inflation Reduction Act) hanno spinto anche parte dell’establishment tedesco a riconsiderare strumenti comuni di finanziamento per obiettivi specifici.
Tuttavia, la linea prevalente resta quella di una mutualizzazione limitata e vincolata a progetti europei chiaramente definiti, piuttosto che un sistema strutturale e permanente di debito condiviso.
Macron e la visione francese: sovranità europea e debito comune per investimenti strategici
In questo contesto si inserisce la posizione del presidente francese Emmanuel Macron, che negli ultimi interventi pubblici ha ribadito la necessità di dotare l’Europa di strumenti finanziari comuni per sostenere una vera “sovranità europea”. Macron ha sostenuto che, per competere con Stati Uniti e Cina, l’Europa deve poter finanziare massicci investimenti in difesa comune; transizione energetica; tecnologie strategiche; industria avanzata.
Secondo la visione francese, un nuovo ciclo di emissioni comuni sul modello del Next Generation EU sarebbe lo strumento più efficace per evitare frammentazioni e diseguaglianze tra Stati membri. L’idea non è tanto mutualizzare il debito passato, quanto creare un debito comune per investimenti futuri condivisi.
Il nodo politico: integrazione fiscale o cooperazione selettiva?
La vera questione sul tavolo è politica prima ancora che finanziaria: gli eurobond implicano un passo verso una maggiore integrazione fiscale europea. Non si tratta solo di condividere emissioni, ma di definire governance comune; regole di rimborso; criteri di allocazione delle risorse; eventuali nuove entrate proprie dell’UE.
Per l’Italia, un sistema permanente di eurobond rappresenterebbe un elemento di stabilizzazione dell’area euro.
Per la Germania, il rischio è creare un precedente che modifichi gli equilibri di responsabilità fiscale.
Per la Francia, è uno strumento di rafforzamento geopolitico dell’Unione.
I mercati e lo scenario finanziario
Dal punto di vista dei mercati, il debito europeo comune ha dimostrato una forte attrattività, grazie al rating elevato e alla liquidità crescente. Un’espansione delle emissioni potrebbe consolidare l’UE come emittente di riferimento globale, aumentando il ruolo internazionale dell’euro.
Tuttavia, resta il problema della sostenibilità politica: senza un consenso forte tra i principali Paesi membri – Italia, Germania e Francia in primis – il progetto rischia di rimanere confinato a strumenti straordinari, legati a emergenze specifiche.
Un bivio per l’Unione europea
La discussione di questi giorni non riguarda solo uno strumento finanziario, ma il modello di integrazione europea dei prossimi decenni. Gli eurobond sono, in fondo, il simbolo di una scelta: più condivisione del rischio e maggiore integrazione, oppure cooperazione limitata, con responsabilità finanziaria principalmente nazionale.
L’equilibrio tra le esigenze italiane di stabilità, la prudenza tedesca e la visione strategica francese sarà decisivo per capire se l’Unione europea farà un passo ulteriore verso un’unione fiscale più compiuta o continuerà a muoversi per strumenti temporanei e mirati a singole iniziative.




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