Fondo di Garanzia PMI prorogato al 2026: un’opportunità da pianificare

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—- A cura di Maria Maddalena Pretolani – Pretolani Lex

Una buona notizia per le imprese che intendono investire nella propria attività: il Decreto Milleproroghe (D.L. n. 200/2025) ha prorogato l’operatività del Fondo di Garanzia per le PMI fino al 31 dicembre 2026.

Una scelta che non sorprende. Infatti, secondo il report 2025 di Mediocredito Centrale (il Gestore del Fondo), pubblicato lo scorso 31 gennaio, nell’anno appena trascorso sono state accolte 247.808 domande (+8,3% rispetto al 2024), per un totale di 45,7 miliardi di euro di finanziamenti (+7,9%) di cui 31,7 miliardi garantiti (+6,5%). Il finanziamento medio si attesta a 184,6 mila euro. Significativi anche i dati sulle microimprese: +9,3% di domande approvate (143.784) e +8,7% di finanziamenti accolti (13,4 miliardi).

Per il 2026 restano invariate le percentuali di copertura della garanzia pubblica, prevista al 50% per i finanziamenti destinati alla liquidità e all’80% per quelli legati agli investimenti.

Come arrivare pronti alla richiesta di finanziamento?

La garanzia del Fondo, infatti, non è automatica: è la banca (o un altro intermediario finanziario autorizzato) a richiederla, previa accurata istruttoria sul merito creditizio dell’impresa. Il Fondo non interviene direttamente nel rapporto tra banca e cliente e le condizioni economiche del finanziamento (quali: tassi di interesse, condizioni di rimborso, eccetera) sono lasciate alle parti, quindi, al contratto di finanziamento; fermo restando che sulla parte garantita dal Fondo non possono essere acquisite garanzie ulteriori, reali, assicurative o bancarie. Questo significa che la richiesta di finanziamento va fatta alla Banca e, grazie all’intervento del Fondo, l’impresa ha la concreta possibilità di ottenere finanziamenti senza garanzie aggiuntive sugli importi garantiti dal Fondo e, quindi, senza dovere sostenere i costi di fidejussioni o di polizze assicurative.

Muoversi all’ultimo, solo quando serve liquidità e senza prepararsi all’incontro con la banca, è un errore da evitare.

È essenziale una due diligence preventiva, più o meno articolata a seconda delle dimensioni dell’impresa e dell’importo richiesto: documentazione contabile e bilanci completi e aggiornati; un assetto societario e contrattuale chiaro, privo di contenziosi latenti o di clausole critiche; la coerenza tra l’oggetto sociale e l’attività finanziata; un report sulla fattibilità dell’operazione, supportato all’occorrenza da un piano industriale e finanziario; sono tutti aspetti che agevolano il processo decisionale. E non è solo la documentazione contabile ad essere importante; anche quella relativa ai rapporti con i clienti e i fornitori non va trascurata o, peggio, sottovalutata: contratti scritti; condizioni economiche ben definite; durata e rinnovi chiari; sono tutti elementi che rafforzano la percezione di stabilità dell’impresa. Come pure la tracciabilità delle decisioni e della finalità del finanziamento: quest’ultima, come abbiamo visto, incide sulla percentuale della garanzia e deve essere coerente con le delibere, l’organizzazione e gli eventuali contratti collegati all’attività (ad esempio con i fornitori di beni strumentali).

Quali sono, dunque, i possibili effetti positivi per le PMI?

L’accesso al Fondo di Garanzia comporta, innanzitutto, un vantaggio negoziale nei confronti della banca: la riduzione del rischio per il finanziatore può tradursi in condizioni economiche più sostenibili per l’imprenditore e in minori richieste di garanzie, dato che – se richieste – saranno limitate alla sola parte non coperta dalla garanzia pubblica. La finalità del Fondo è proprio quella di consentire l’accesso al credito anche alle imprese che hanno più difficoltà ad accedervi perché non dispongono di sufficienti garanzie.

La proroga al 2026, poi, offre un orizzonte temporale certo che consente una maggiore programmabilità degli investimenti, senza il timore di cambi normativi a breve termine. Quindi, in definitiva la proroga è un elemento di stabilità per le imprese e per i rapporti tra imprese e sistema bancario.

Il Fondo, infatti, non è più solo uno strumento emergenziale, come durante il periodo pandemico, ma una leva strutturale per migliorare l’accesso al credito.
Le imprese che si muovono per tempo, curando assetti, contratti e documentazione, possono utilizzare la proroga per rafforzare la propria competitività.

Maria Maddalena Pretolani – Pretolani Lex