Inflazione USA: dati “Consumer Price Index” in calo e reazioni della stampa americana

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I dati odierni sull’inflazione negli Stati Uniti hanno confermato un rallentamento generalizzato dei prezzi al consumo con effetti sia sulla politica monetaria sia sul sentiment dei mercati. Secondo il Consumer Price Index (CPI) pubblicato dal Bureau of Labor Statistics, l’inflazione mensile è cresciuta dello 0,17 %, mentre su base annua il dato complessivo si è attestato al 2,39 %. Anche il CPI core – che esclude cibo ed energia – ha mostrato una dinamica moderata, con un aumento dello 0,30 % mensile e del 2,51 % su base annua.

Le interpretazioni dei principali media statunitensi

La stampa economica americana ha accolto il dato sottolineando l’ulteriore raffreddamento dell’inflazione, che si posiziona sempre più vicino all’obiettivo di lungo termine della Federal Reserve (Fed) del 2 %. Diverse testate evidenziano come questa dinamica possa influenzare le aspettative sui tassi d’interesse e l’agenda di politica monetaria.

Reuters, tra le principali agenzie internazionali seguite dai giornali economici americani, descrive il rallentamento dell’inflazione come un elemento tale da “tenere in gioco l’ipotesi di un allentamento monetario da parte della Fed”, con gli investitori che ora guardano alle possibilità di tagli dei tassi già a partire dai prossimi mesi. Alcuni analisti segnalano però segnali contrastanti, sottolineando che la dinamica dei prezzi in certi servizi – come la sanità e i trasporti – potrebbe mantenere pressioni inflazionistiche persistenti.

Dal «Wall Street Journal (WSJ) arriva un commento che definisce il dato come “più positivo del previsto”, evidenziando che la discesa dell’inflazione complessiva è stata favorita da tendenze di riduzione dei prezzi della benzina e di alcuni beni durevoli, ma al contempo segnala che settori come servizi e assistenza sanitaria continuano a mostrare dinamiche di prezzo più robuste. Il WSJ osserva inoltre come il mercato del lavoro, ancora solido, possa complicare la traiettoria futura dell’inflazione.

L’Associated Press (AP) sottolinea come il calo dell’inflazione sia il più marcato da diversi mesi, con la CPI headline e la CPI core che raggiungono livelli più contenuti dal punto di vista storico. Secondo l’AP, questo trend riflette un rallentamento sia dei costi energetici sia di alcuni comparti dei beni di consumo, offrendo un certo sollievo ai consumatori americani che avevano fronteggiato aumenti dei prezzi negli anni recenti. Nonostante ciò, l’articolo punta il dito sui livelli complessivi dei prezzi ancora significativamente più alti rispetto ai livelli prepandemia, evidenziando come la percezione di costi elevati permanga.

Infine, The Guardian – pur essendo una testata britannica – è spesso citata da media americani per contestualizzare l’inflazione nel più ampio quadro politico statunitense: secondo la testata, il dato odierno di inflazione più contenuta arriva in un momento in cui l’eredità delle politiche tariffarie introdotte dall’amministrazione Trump continua a influenzare le dinamiche dei prezzi, con oscillazioni significative nei settori importati.

Cosa significano i numeri per la Fed e per i mercati

L’interpretazione dominante tra economisti e commentatori è che l’inflazione, pur moderandosi, resta “ancorata” leggermente al di sopra dell’obiettivo formale del 2 % della Federal Reserve. Questo introduce un elemento di incertezza sulle prossime mosse del Comitato di politica monetaria: molti analisti ora prevedono che la Fed potrebbe mantenere i tassi d’interesse invariati nelle prossime riunioni, bilanciando il desiderio di sostenere la crescita economica con la necessità di non alimentare una ripresa inflazionistica.

In termini finanziari, la reazione iniziale dei mercati è stata moderata: i futures sui tassi americani riflettono una possibilità crescente di tagli dei tassi entro la seconda metà del 2026, mentre i rendimenti dei Treasury hanno mostrato leggere oscillazioni in risposta al rapporto.

Il mercato obbligazionario

Per John Kerschner, Global Head of Securitized Products e Portfolio Manager di Janus Henderson, non sorprende che il mercato stia prendendo questi dati con calma, con il mercato obbligazionario solo leggermente in rialzo dopo un forte rally negli ultimi due giorni a causa del sell-off sul mercato azionario. Il mercato obbligazionario sta sostanzialmente dicendo agli investitori “non c’è nulla di cui preoccuparsi” e continua a scontare circa due tagli dei tassi di interesse entro la fine dell’anno 2026.

Guardando al futuro, Janus Henderson si aspetta che questo contesto di crescita relativamente solida, alimentato da maggiori rimborsi fiscali da parte dell’OBBB, da un mercato del lavoro in miglioramento e da un trend di inflazione in calo, manterrà i tassi di interesse in un intervallo stabile, in attesa della nuova prospettiva di Kevin Warsh alla Fed, quando assumerà l’incarico a maggio.