Navalny avvelenato con tossina letale di rana freccia tropicale

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Nuove prove sull’avvelenamento di Alexei Navalny

Due anni dopo la morte di Alexei Navalny in una colonia penale siberiana, cinque Paesi europei accusano apertamente la Federazione Russa di assassinio tramite avvelenamento. Le analisi indipendenti su campioni biologici del leader dell’opposizione confermano la presenza di epibatidina, una tossina rarissima e non reperibile in natura sul territorio russo.

La ricostruzione scientifica e politica contrasta frontalmente la versione ufficiale di Mosca, secondo cui Navalny sarebbe deceduto per cause naturali nel febbraio 2024. Le nuove evidenze rafforzano l’ipotesi di un omicidio di Stato e riaprono il dossier sulle responsabilità del Cremlino in violazioni sistematiche delle convenzioni internazionali su armi chimiche e tossiche.

Il comunicato congiunto dei cinque Paesi europei

I ministri di Regno Unito, Svezia, Francia, Germania e Olanda, a margine della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco di Baviera, affermano che le analisi di laboratorio hanno “confermato in modo inequivocabile” la presenza di epibatidina nei tessuti di Alexei Navalny.

Il documento sottolinea che la sostanza, tipica delle rane freccia velenose del Sud America, non si trova in natura in Russia e non può essere assunta accidentalmente. Alla luce della tossicità e dei sintomi documentati, la conclusione politica è netta: “è altamente probabile che la causa del decesso sia stata l’avvelenamento”, reso possibile dal pieno controllo esercitato dallo Stato russo sul detenuto.

Mezzi, movente e opportunità in mano alla Russia

Il comunicato evidenzia che Alexei Navalny è morto mentre era detenuto in una colonia penale siberiana, in un contesto di sorveglianza totale.

Secondo i cinque governi europei, la Russia deteneva “mezzi, movente e opportunità” per somministrare il veleno: mezzi, per l’accesso controllato al carcere; movente, per il ruolo centrale di Navalny nell’opposizione al regime; opportunità, per la gestione esclusiva delle sue cure e dei suoi contatti.

La narrativa delle “cause naturali” viene quindi definita incompatibile con il quadro medico-legale e con il profilo dell’epibatidina, rimarcando la responsabilità politica del Cremlino.

Epibatidina: una tossina rarissima e letale

L’epibatidina è classificata tra le neurotossine più letali conosciute. Derivata dalle rane freccia velenose sudamericane, è oggetto di strettissimo controllo scientifico e militare per il suo potenziale uso come agente chimico.

La sostanza agisce sul sistema nervoso centrale con una potenza enormemente superiore alla morfina, ma senza benefici terapeutici sicuri. Anche micro-dosi possono generare crisi respiratorie irreversibili, paralisi e morte in tempi rapidi, spesso con sintomi intensamente dolorosi e difficili da trattare. L’individuazione di questa tossina nel corpo di Alexei Navalny rappresenta un elemento probatorio di altissimo rilievo.

Meccanismo d’azione e sintomi clinici

L’epibatidina è un agonista potente dei recettori nicotinici dell’acetilcolina: interferisce con la trasmissione nervosa, provocando contrazioni muscolari incontrollate, gravi disturbi cardiaci e blocco respiratorio.

A livello clinico si osservano dolore acuto, convulsioni, perdita di coscienza e insufficienza respiratoria terminale. La gestione medica è estremamente complessa, anche in strutture ospedaliere avanzate.

In un contesto carcerario isolato della Siberia, privo di adeguate terapie intensive, un avvelenamento da epibatidina difficilmente sarebbe stato riconosciuto e trattato in modo efficace, aumentando la letalità dell’agente.

Profilo di arma chimica e implicazioni strategiche

Per la sua potenza, la difficoltà di rilevazione immediata e l’assenza in natura in Russia, l’epibatidina viene considerata dagli esperti prossima al profilo di un’arma chimica clandestina.

L’impiego contro un oppositore politico di primo piano come Alexei Navalny indicherebbe l’accesso a competenze scientifiche e infrastrutture altamente specializzate.

Questa circostanza alimenta il sospetto di un coinvolgimento di strutture statali o para-statali, aggravando l’impatto internazionale del caso e confermando una continuità con altri episodi di avvelenamento attribuiti ai servizi russi.

Violazioni delle convenzioni internazionali e reazioni politiche

Le nuove prove sull’avvelenamento di Alexei Navalny vengono interpretate dai cinque Paesi europei come ulteriore dimostrazione delle ripetute violazioni russe delle convenzioni su armi chimiche, biologiche e tossiche.

Nel comunicato congiunto si sollecita un rafforzamento dei meccanismi di responsabilità internazionale e un monitoraggio più stringente sulle capacità offensive non convenzionali di Mosca. L’episodio si inserisce in una scia di casi diplomatici e giudiziari che hanno già portato a sanzioni e isolamento crescente della Federazione Russa in sede multilaterale.

Convenzione sulle armi chimiche e responsabilità di Mosca

I firmatari richiamano la Convenzione sulle armi chimiche e la Convenzione sulle armi biologiche e tossiche, sottolineando come l’uso di una sostanza come l’epibatidina violi lo spirito e la lettera di tali trattati.

La richiesta è che le organizzazioni di controllo internazionali, a partire dall’OPCW, valutino con urgenza le nuove evidenze fornite dalle analisi su Alexei Navalny.

Per i governi di Regno Unito, Svezia, Francia, Germania e Olanda, la mancata risposta rischia di legittimare l’uso di agenti chimici contro dissidenti e oppositori.

La reazione europea e l’appello di Pina Picierno

Sui canali social, la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno afferma: “Putin è l’assassino di Alexei Navalny. Lo abbiamo sempre saputo e oggi viene confermato dall’analisi dei suoi tessuti – trafugati in segreto – e svolta dai servizi di U.K., Francia, Olanda, Germania e Svezia”.

Picierno promette di continuare a chiedere “verità e giustizia” per le vittime del regime di Mosca e rivolge un “abbraccio forte a Yulia Navalnay e a tutto il team di Anti-Corruption Foundation”.

La presa di posizione riflette la linea del Parlamento europeo, che considera il caso Navalny un test cruciale per la credibilità dell’Unione nella difesa dei diritti umani e dello Stato di diritto.

FAQ

Chi era Alexei Navalny

Alexei Navalny era il principale leader dell’opposizione russa, noto per le sue inchieste anticorruzione contro l’élite vicina a Vladimir Putin e per la capacità di mobilitare consenso nelle grandi città russe.

Cosa hanno scoperto i cinque Paesi europei

Regno Unito, Svezia, Francia, Germania e Olanda hanno rilevato nei tessuti di Navalny la presenza di epibatidina, tossina letale tipica delle rane freccia velenose sudamericane, assente in natura in Russia.

Perché l’epibatidina è così pericolosa

L’epibatidina è una neurotossina potentissima che agisce sui recettori nicotinici, causando paralisi, insufficienza respiratoria e morte anche a dosi minime, con sintomi rapidi e difficili da trattare.

Perché la versione russa è considerata non credibile

Le autorità russe parlano di cause naturali, ma la presenza di epibatidina, unita al controllo totale esercitato sul detenuto, rende questa spiegazione incompatibile con i dati medico-legali disponibili.

Quali convenzioni internazionali sarebbero state violate

L’uso di una tossina come l’epibatidina configurerebbe violazioni della Convenzione sulle armi chimiche e della Convenzione sulle armi biologiche e tossiche, entrambe sottoscritte dalla Federazione Russa.

Che ruolo ha la Conferenza di Monaco in questa vicenda

La Conferenza sulla Sicurezza di Monaco di Baviera ha offerto il contesto politico per la diffusione del comunicato congiunto dei cinque Paesi europei e per il rilancio del dossier Navalny a livello internazionale.

Come reagisce l’Unione europea al caso Navalny

I vertici dell’UE e del Parlamento europeo chiedono indagini indipendenti, sanzioni mirate e maggiore pressione diplomatica su Mosca, considerandolo un caso emblematico di repressione politica.

Qual è la fonte originale delle nuove informazioni

Le informazioni derivano da un comunicato congiunto di Regno Unito, Svezia, Francia, Germania e Olanda, diffuso a margine della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco di Baviera e riportato dall’agenzia Dire.