Petrolio, scontro geopolitico e mercati: quanto può salire il prezzo se USA e Iran si affrontano

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Tra timori di interruzione delle forniture, rischio sullo Stretto di Hormuz e premi di rischio, i prezzi del greggio sono già in tensione

Il prezzo del petrolio è tornato sotto i riflettori dei mercati globali a causa dell’escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Iran, situazione che gli operatori finanziari monitorano non solo per il suo impatto geopolitico, ma anche per la capacità di influenzare direttamente i prezzi energetici. Negli ultimi giorni, i futures sul greggio Brent e WTI sono saliti ai livelli più alti degli ultimi sei mesi, riflettendo un premio di rischio già integrato nelle quotazioni in vista di uno scenario più conflittuale.

Mercati in tensione: la dinamica dei prezzi

Nel dettaglio, i futures sul Brent, benchmark internazionale hanno chiuso di recente in rialzo di circa il 2% a circa 71–72 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate ha registrato aumenti simili. Questi livelli rappresentano le quotazioni più alte da diversi mesi, con gli analisti che attribuiscono il rialzo al timore di una possibile escalation militare nella regione mediorientale.

La causa principale di questa reazione è il cosiddetto premio di rischio geopolitico: la compensazione in prezzo che i mercati petroliferi aggiungono alla quotazione del greggio ogni volta che cresce la percezione di possibili interruzioni nelle forniture. In questo caso, la tensione tra Washington e Teheran — con mosse e contromosse diplomatiche e militari — ha riportato sotto i riflettori la vulnerabilità della regione.

Il nodo strategico: lo Stretto di Hormuz

Una delle ragioni principali per cui il conflitto americano-iraniano influisce sui prezzi del petrolio è la centralità dello Stretto di Hormuz nel commercio energetico globale. Questo corridoio marittimo è uno dei punti di transito più critici al mondo: attraverso di esso passa circa il 20% dell’offerta petrolifera globale destinata ai mercati internazionali.

Qualsiasi rischio reale o percepito di chiusura o di interruzione del traffico nel canale potrebbe quindi causare rapidi rialzi dei prezzi, in un mercato già teso per ragioni di domanda, offerta e stoccaggi. Analisi storiche indicano che tentativi di bloccare lo Stretto possono portare a incrementi del prezzo ben oltre il livello attuale, in alcuni casi oltre i 100–150 dollari al barile, con effetti su inflazione e crescita economica mondiale.

Scenari possibili: moderato, grave, estremo

Gli analisti che seguono il mercato energetico tendono a distinguere tra diversi scenari:

  • Scenario moderato: tensioni persistono ma senza interruzioni reali alle forniture; in questo caso i prezzi potrebbero restare stabili o salire gradualmente con premi di rischio moderati, attorno ai livelli di 70–80 dollari per il Brent.
  • Scenario grave: attacchi diretti alle infrastrutture o interruzioni parziali di esportazioni iraniane e di altri paesi del Golfo; in questo caso i prezzi del petrolio potrebbero spingersi verso 80–90 dollari al barile rapidamente.
  • Scenario estremo: chiusura dello Stretto di Hormuz o conflitto più ampio che coinvolge altri produttori; sotto questa ipotesi i prezzi potrebbero superare i 100 dollari entro brevi periodi, generando un impatto inflazionistico globale significativo.

È importante ricordare che, oltre alla produzione iraniana pari a diversi milioni di barili al giorno la minaccia principale per i mercati è proprio la possibile interruzione del transito di greggio nel Golfo, che darebbe allo shock sul mercato un impatto molto più ampio di quanto pesano le sole esportazioni iraniane.

Reazioni dei mercati e degli operatori

La recente dinamica dei prezzi ha già avuto effetti tangibili sui mercati delle materie prime: gli indici petroliferi globali mostrano una ripresa nelle contrattazioni, con operatori che prezzano nei futures un rischio più alto legato alle prospettive geopolitiche. Alcuni grandi analisti sottolineano che, al di là della pura speculazione, la situazione attuale induce anche strategie di copertura più aggressive sui mercati delle commodity.

Tuttavia, non mancano segnali di prudenza: in alcune fasi di negoziato diplomatico tra Stati Uniti e Iran il petrolio ha mostrato stabilità o leggero ritracciamento delle quotazioni, evidenziando che la percezione del rischio resta volatile e strettamente legata alla prospettiva di sviluppi diplomatici.

Impatti sull’economia reale

Se i prezzi dovessero salire in modo significativo, verso 80 o oltre 100 dollari al barile, l’impatto non si limiterebbe ai mercati energetici:

  • Inflazione più alta nei paesi importatori di petrolio, con aumenti dei costi di carburante e trasporto.
  • Pressione sulle banche centrali, che potrebbero dover rivedere le politiche monetarie se l’inflazione si rafforza.
  • Maggiore incertezza economica globale, con possibili effetti su crescita e consumi. Analisti di mercato stimano che un aumento dei prezzi può tradursi in incrementi significativi dell’inflazione nei Paesi avanzati.

In definitiva, il prezzo del petrolio è già sensibile alle tensioni tra Stati Uniti e Iran e incorpora un premio di rischio geopolitico che riflette la possibilità di interruzioni nelle forniture o l’effetto di un conflitto esteso. Se le relazioni dovessero deteriorarsi ulteriormente, soprattutto in prossimità di nodi critici come lo Stretto di Hormuz, il mercato energetico potrebbe reagire con rialzi significativi delle quotazioni, con impatti economici più ampi a livello globale.

Restano però fenomeni difficili da prevedere con precisione: i prezzi rispondono non solo alle dinamiche geopolitiche, ma anche alle condizioni di domanda mondiale, alle scorte e alle decisioni dei grandi produttori come l’OPEC. L’equilibrio tra rischio e realtà nei mercati petroliferi resta quindi fragile e sensibile a ogni nuova evoluzione sullo scenario mediorientale.

Paolo Brambilla - Direttore Responsabile - Lamiafinanza.it Avatar

Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il Rotary Club Milano Porta Vercellina e il "Cambridge University Yacht Club".

Areas of Expertise: economia, finanza, arte, cultura classica
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