Reddito di base universale e intelligenza artificiale

Lapo Mazza Fontana -

DOVE LA INTELLIGENZA ARTIFICIALE DETERMINA LA FINE DEL CAPITALISMO

— di Lapo Mazza Fontana

L’era dell’automazione totale: perché il Reddito di Base non è più un’utopia, ma una necessità

Quod erat demonstrandum, il progresso tecnologico ha raggiunto un punto di non ritorno. Se le precedenti rivoluzioni industriali hanno sostituito la forza muscolare umana, l’attuale ondata di Intelligenza Artificiale e robotizzazione avanzata sta iniziando a rimpiazzare le capacità cognitive e decisionali.

Questo scenario pone una sfida senza precedenti alla tenuta dei nostri sistemi sociali, eppure sentiamo ancora qualche veteroliberista ancora ripetere a pappagallo la litania anti-luddista delle belle speranze del Sol dell’Avvenir della robotica e della lagna perenne “ma fu così anche con la Rivoluzione industriale”.


No, non fu così. Repetita: le macchine della Rivoluzione industriale NON erano pensanti. Una differenzuccia proprio dappoco.

Il tramonto del lavoro tradizionale

E allora si ripeta: l’integrazione dell’IA nei processi produttivi non riguarda più soltanto le mansioni ripetitive in fabbrica. Oggi macchine e algoritmi sofisticati e lanciati verso capacità infinite come infinita AUTOCOSCIENZA scrivono codici, analizzano documenti legali, formulano diagnosi mediche e duplicano miliardi di volte meglio le attività umane migliori.

E sono GIÀ in grado di essere autonomi, nonché indipendenti. Parallelamente, la robotizzazione militare sta trasformando la difesa in un settore gestito da macchine autonome.


Questa transizione promette un aumento vertiginoso della produttività, ma porta con sé il rischio concreto di una disoccupazione strutturale di massa, e più che un rischio trattasi di una certezza praticamente inevitabile.

Quando una singola infrastruttura digitale può in pochi secondi svolgere il compito di migliaia di professionisti impegnati per ore e ore, il legame storico tra produzione di ricchezza e impiego umano si spezza definitivamente.

Il Reddito Universale di Base come pilastro sociale

In questo contesto, il Reddito Universale di Base/Universal Basic Income (UBI) emerge come l’unica soluzione logica per prevenire il collasso dei consumi e garantire la stabilità sociale. Non si tratta di una misura assistenziale temporanea, ma di un nuovo contratto sociale basato su alcuni punti cardine:

1) lo sganciamento della sopravvivenza dal lavoro: garantire una base economica dignitosa a ogni cittadino, indipendentemente dalla sua occupazione.

2) la fine del meccanismo truffaldino e surrealista del debito pubblico, con la originaria e conseguente fine del ricatto occupazionale-disoccupazionale e quindi dello sfruttamento da parte capitale sui lavoratori e sugli emarginati.

3) la redistribuzione dei dividendi tecnologici: finanziare il sistema ANCHE tassando i profitti generati dall’automazione e dai giganti tecnologici che gestiscono le IA.

4) la libertà di vita e persino di ulteriore innovazione umanistica: permettere alle persone di dedicarsi alla formazione, alla creatività o alla cura della comunità senza il ricatto della povertà.

5) una rivoluzione ecologista radicale: la fine del capitalismo segna la fine, seppur teorica, dello sfruttamento selvaggio delle risorse naturali, quindi della corsa alla autodistruzione del pianeta.

6) la ripresa demografica, ma consapevole: senza più la spinta proletaria o la opposta denatalità postcapitalista il focus si potrebbe spostare sulla famiglia, anche in questo caso senza più la spada di Damocle della fame o della esclusione sociale.

7) come fare a gestire il rapporto con la preponderante potenza delle macchine: disconnessione e conseguente decrescita o conflitto mortale contro Schwarzenegger?

Dalle armi al benessere: una scelta di campo

La robotizzazione militare rappresenta l’apice di questo cambiamento. Investire nella tecnologia per scopi bellici mentre il tessuto sociale si impoverisce a causa della disoccupazione tecnologica è una contraddizione insostenibile.

La transizione verso il Reddito di Base richiede uno spostamento delle priorità globali: la fine del capitalismo e una eventuale ricchezza di massa prodotta dalle macchine dovrebbe servire a elevare lo standard di vita dell’umanità, anziché limitarsi a ottimizzare l’efficienza bellica o i margini di profitto aziendali. Con una situazione di defunto capitalismo e di debito pubblico, vero o falso che sia, vale ancora la pena di generare guerre per splafonare ogni superfetazione monetaria? Forse non più. Forse, ovviamente, perché la voglia di menare le mani è innata nel piteco umanoide. Ma vediamola per una volta in positivo. Forse.

Quindi in definitiva la domanda non è più se l’automazione sostituirà il lavoro umano, ma come la società sceglierà di gestire prima il disastro, ma poi anche EVENTUALMENTE l’abbondanza che ne deriverebbe. Senza un meccanismo di redistribuzione diretta come il Reddito Universale di Base si va inconfutabilmente verso una polarizzazione sociale estrema e verso uno stato inestricabile di guerra civile e di anarchia militare.

Al contrario, abbracciando questa riforma, l’Intelligenza Artificiale potrebbe finalmente liberare l’uomo dal bisogno, trasformando una minaccia esistenziale nella più grande opportunità della storia moderna e contemporanea. Sempre che ovviamente le macchine non prendano il controllo prima, eliminandoci dal gioco e prevenendo la nostra reazione per farle fuori noi per primi.

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