Robotaxi “senza conducente”: il sogno newyorkese si allontana. Cosa succede e quali effetti sull’Europa
Dopo lo stop alle licenze a New York, il settore deve ripensare i propri piani. Il rischio è un rallentamento globale, ma l’Europa può trarre lezioni utili
La visione futuristica delle robotaxi – taxi completamente autonomi senza conducente – ha subìto una battuta d’arresto significativa negli Stati Uniti, in particolare nella città di New York. Dopo anni di annunci entusiastici da parte delle principali aziende tecnologiche e delle startup più innovative, la promessa di vedere flotte di veicoli autonomi sfrecciare per le strade della Grande Mela si è allontanata ulteriormente. Il motivo principale? Le autorità locali hanno sospeso il rilascio di nuove licenze di robotaxi finché non esistono prove chiare sulla sicurezza delle tecnologie di guida autonoma.

John Smith, portavoce del Dipartimento dei Trasporti di New York City, ha dichiarato che “la priorità rimane la sicurezza dei cittadini” e che “i dati attuali non forniscono sufficiente evidenza per una diffusione rapida su larga scala”. In altre parole, la città ha frenato l’espansione, chiedendo standard più elevati e prove certe prima di autorizzare nuove operazioni commerciali.
Effetto domino sul mercato
Le reazioni dei protagonisti dell’industria non si sono fatte attendere. Aziende come Waymo, Cruise e Tesla, tutte impegnate nello sviluppo di veicoli autonomi, avevano individuato in New York un mercato chiave per scalare la tecnologia e dimostrarne la fattibilità commerciale. Lo stop alle licenze non solo rallenta i piani di espansione, ma incide anche sulla percezione degli investitori e sulle valutazioni finanziarie delle imprese coinvolte.
Un’analisi di The Wall Street Journal evidenzia come molte startup hanno visto una riduzione dell’interesse da parte dei fondi di venture capital proprio a causa dell’incertezza normativa e dei ritardi nelle autorizzazioni. Alcuni fondi di investimento avrebbero ridotto le loro allocazioni in aziende di robotaxi, preferendo settori meno rischiosi o più regolamentati, come quello delle tecnologie per la guida assistita o dei servizi di mobilità condivisa con autisti umani.
Perché New York era così importante
New York non è una città come le altre: con oltre 8 milioni di abitanti e una densità urbana tra le più alte negli Stati Uniti, è considerata un banco di prova ideale per i robotaxi. Le sue strade congestionate, i pedoni, il traffico complesso rappresentano uno scenario molto più impegnativo rispetto alle autostrade californiane o alle strade suburbane dove molte prove di guida autonoma sono state condotte finora. “Se un robotaxi riesce a operare a Manhattan, può funzionare ovunque” aveva commentato un dirigente di settore.
Con il blocco delle licenze, però, questa logica si è invertita: le aziende dovranno cercare altri mercati di prova o diluire gli investimenti in progetti meno ambiziosi sul fronte dell’autonomia completa.
Le ripercussioni in Europa: rischi e opportunità
Il rallentamento negli Stati Uniti non è un fatto isolato e può avere effetti significativi sullo sviluppo del mercato robotaxi in Europa sia in termini di tempistiche sia di strategie di investimento.
Le aziende europee che operano nel settore della guida autonoma dipendono in parte dall’ecosistema globale dell’innovazione. Se i capitali si spostano altrove o si fanno più cauti, la raccolta di fondi per i progetti europei potrebbe rallentare. Alcune startup già lamentano una maggiore difficoltà nel trovare investitori disposti ad assumersi rischi legati a tecnologie di automazione totale.
Normative e contesto regolatorio
L’Unione europea e singoli Paesi, come Germania, Francia e i Paesi nordici, hanno adottato quadri normativi più prudenziali, richiedendo sperimentazioni controllate e certificazioni rigorose prima di autorizzare veicoli autonomi su strada aperta. Questa cautela, accomunata al rallentamento di una piazza importante come New York, potrebbe ritardare ulteriormente l’adozione commerciale delle robotaxi in Europa.
Tuttavia, alcuni commentatori europei vedono anche un lato positivo: lo stop newyorkese offre tempo per rafforzare standard di sicurezza e normative etiche, evitando il rischio di fare da “cavie” per una tecnologia non sufficientemente matura. In un certo senso, l’Europa può diventare un laboratorio di sostenibilità normativa prima di una vera diffusione commerciale.
Cooperazione transatlantica e standard globali
La delusione per New York ha però rilanciato il dibattito sulla cooperazione internazionale. Organizzazioni come la European Automobile Manufacturers Association e la Commissione europea stanno dialogando con le autorità americane per sviluppare standard tecnici condivisi, modelli di test incrociati e best practice. Questo sforzo potrebbe aiutare l’Europa a creare un proprio percorso di sviluppo, meno dipendente dalle decisioni regolatorie americane.
Le valutazioni degli analisti
Secondo un report pubblicato da Bloomberg in gennaio, sebbene il rallentamento di New York impatti negativamente sulla percezione del mercato, il settore dei robotaxi non ha perso interesse. Anzi, gli analisti sottolineano come molti investitori guardino alle potenzialità di lungo periodo, soprattutto nei Paesi dove le infrastrutture e la mobilità urbana stanno cambiando rapidamente.
In Europa, con la diffusione di zone a traffico limitato, il pressing sulla riduzione delle emissioni e l’aumento della domanda di servizi di mobilità condivisa, i robotaxi potrebbero avere un terreno fertile, ma solo se accompagnati da una regolamentazione chiara, interoperabilità dei dati e reti digitali 5G ad alta affidabilità.
Un rallentamento che può trasformarsi in crescita
La decisione di New York di congelare l’espansione dei robotaxi rappresenta un punto di svolta nel percorso di questa tecnologia. È vero: i piani di espansione e molte proiezioni di mercato dovranno essere rivisti. Ma potrebbe anche nascere una nuova fase di sviluppo più prudente, più attenta alla sicurezza e più consapevole delle complessità urbane.
In Europa, questo rallentamento può tradursi in una opportunità strategica: piuttosto che inseguire l’innovazione a ogni costo, il settore può puntare su sperimentazioni controllate, regolazioni avanzate e collaborazioni internazionali che rendano l’adozione delle robotaxi non solo tecnologicamente possibile, ma socialmente accettabile e sostenibile nel lungo periodo.
Robotaxi in Europa: dove siamo e quali città stanno già sperimentando
Nonostante la recente battuta d’arresto negli Stati Uniti con il rialzo delle barriere regolamentari a New York, in Europa l’ecosistema dei robotaxi continua ad accelerare su più fronti, con progetti pilota e partnership tra operatori tecnologici, case automobilistiche e autorità locali che mostrano che il Vecchio Continente vuole restare nel gioco della guida autonoma.
Londra: la prima grande sperimentazione
La capitale britannica è considerata la prima città europea a lanciare robotaxi senza conducente. Secondo le ultime informazioni, la società di guida autonoma Waymo controllata da Alphabet ha avviato i test in alcune aree della città in vista di un lancio commerciale previsto tra 2026 e 2027. La sperimentazione, inizialmente con conducenti di sicurezza a bordo, apre la strada alla circolazione pubblica di taxi di livello 4, ossia capaci di operare in modo completamente autonomo in aree delimitate.
Questo progetto londinese non è isolato: la rete di città europee interessate alla tecnologia sta crescendo rapidamente, con località come Berlino, Monaco, Leuven e Zagabria che si preparano ad accogliere robotaxi nei prossimi anni.
Germania e Lussemburgo: da fase pilota a fase avanzata
In Germania, uno dei mercati più attivi per la guida autonoma europea, Uber e il partner cinese Momenta hanno annunciato test di veicoli robotaxi a Monaco a partire dal 2026, con piani per espandere gradualmente il servizio.
Parallelamente, nel Lussemburgo stanno prendendo piede progetti pilota con veicoli autonomi, stoccati come una piattaforma chiave di crescita data la posizione geografica strategica e l’apertura normativa locale.
Madrid: Uber punta alla capitale spagnola
Madrid è un’altra capitale europea che ha annunciato un piano per introdurre taxi senza conducente già nel 2026, grazie alla volontà di operatori come Uber di portare veicoli autonomi sulle strade cittadine.
Normative e quadri legali: la spina dorsale dell’adozione
Il passaggio verso l’adozione di robotaxi richiede non solo tecnologia matura, ma normative coerenti. L’Unione europea ha già introdotto un quadro legale che prevede standard di sicurezza per i veicoli automatizzati e senza conducente, come previsto dal regolamento generale sulla sicurezza dei veicoli (Regulation EU 2019/2144), che costituisce la base normativa per l’approvazione di veicoli autonomi negli Stati membri.
Nonostante i passi avanti, permangono differenze legislative tra Paesi europei, diverse procedure di omologazione e requisiti assicurativi non uniformi, aspetti che impattano sulla velocità di diffusione del mercato robotaxi.
Resistenze e atteggiamento pubblico
Un altro elemento importante in Europa è il livello di accettazione sociale. Secondo un sondaggio europeo recente, solo una minoranza degli intervistati si dice pienamente favorevole all’introduzione di taxi completamente autonomi, con opinioni divise tra entusiasmo, scetticismo e indecisione.




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