Stellantis, il crollo in Borsa e la crisi dell’elettrico europeo

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L’improvviso tracollo del titolo Stellantis in Borsa ha riportato al centro del dibattito il nodo irrisolto della transizione elettrica nel settore automotive europeo. In una sola seduta il gruppo ha bruciato circa 7 miliardi di euro di capitalizzazione, portando a oltre 65 miliardi la perdita rispetto ai massimi del 2024. Un segnale che i mercati hanno letto come una sfiducia netta verso una strategia industriale giudicata ormai insostenibile.

Il cambio di rotta annunciato dall’amministratore delegato Antonio Filosa, accompagnato da svalutazioni per 22,2 miliardi di euro e dalla prospettiva di una perdita netta da circa 20 miliardi nel 2025, certifica il fallimento di un modello fondato sull’elettrico come soluzione unica. A pesare non sono solo i conti, ma un contesto europeo in cui domanda, prezzi e concorrenza globale hanno reso la transizione più rapida e ideologica che industrialmente sostenibile.

La reazione dei mercati non riguarda solo Stellantis, ma riflette una crisi strutturale che coinvolge l’intero comparto auto continentale, tra calo delle vendite, compressione dei margini e perdita di competitività rispetto ai player asiatici.

Il crollo del titolo e la svolta finanziaria

La seduta di venerdì ha segnato uno dei peggiori ribassi nella storia recente di Stellantis, con un -28,7% e un minimo a 5,82 euro. Il mercato ha reagito alla revisione del piano industriale e alla portata delle svalutazioni annunciate.

Il gruppo ha comunicato l’intenzione di sostenere la transizione con 6,5 miliardi di investimenti nei prossimi quattro anni, finanziati anche tramite obbligazioni subordinate perpetue fino a 5 miliardi. Una scelta che rafforza la struttura patrimoniale, ma segnala una fase difensiva.

Svalutazioni e dividendo azzerato

Le rettifiche di valore per 22,2 miliardi pesano sulla redditività 2025 e portano all’azzeramento del dividendo. Una decisione che tutela la liquidità ma penalizza gli azionisti, già colpiti dal crollo del titolo.

Un segnale al mercato

La reazione violenta di Piazza Affari riflette la perdita di fiducia nella strategia elettrica pura e la richiesta di un modello industriale più flessibile e aderente alla domanda reale.

Domanda debole e numeri del mercato auto

Il rallentamento dell’elettrico emerge dai dati di vendita. Nel 2025 le auto elettriche hanno raggiunto una quota del 17,4% in Europa, ma su un mercato complessivo più piccolo rispetto al periodo pre-pandemia.

Le immatricolazioni totali sono scese da 15,8 milioni nel 2019 a 13,27 milioni nel 2025. Nel quinquennio mancano all’appello oltre 20 milioni di vetture, con effetti diretti su fatturato e occupazione.

Prezzi fuori scala

Nel 2025 il prezzo medio di un’auto elettrica in Europa si è attestato intorno ai 65.000 euro, contro i 33.000 euro di un modello a benzina o diesel. In un contesto di inflazione elevata, il differenziale ha frenato la domanda.

Il rifugio nell’usato

Vincoli normativi e costi elevati hanno spinto molti consumatori verso il mercato dell’usato, contribuendo all’aumento dei prezzi anche in questo segmento e riducendo ulteriormente le vendite del nuovo.

Concorrenza asiatica e neutralità tecnologica

La strategia europea sull’elettrico ha aperto spazi competitivi ai produttori cinesi. Marchi come BYD hanno rapidamente guadagnato quote di mercato, arrivando a circa il 10% dell’elettrico in Europa.

Nel frattempo, Stellantis ha visto scendere la propria quota europea all’11,2%, mentre ha consolidato la leadership nel segmento ibrido al 15%, segnalando dove si concentra oggi la domanda reale.

L’ibrido come alternativa pragmatica

I dati indicano che una transizione graduale, basata su più tecnologie, avrebbe potuto attenuare l’impatto industriale e sociale della svolta elettrica.

La richiesta all’Unione Europea

Dopo il crollo dei titoli, le case auto chiedono a Bruxelles di rivedere il vincolo del solo elettrico dal 2035 e di introdurre una reale neutralità tecnologica.

FAQ

Perché il titolo Stellantis è crollato in Borsa

Per l’annuncio di forti svalutazioni, perdite attese nel 2025 e la revisione della strategia elettrica.

A quanto ammontano le svalutazioni annunciate

A circa 22,2 miliardi di euro nella seconda metà del 2025.

Qual è l’impatto sugli azionisti

Azzeramento del dividendo e perdita di valore del titolo.

Il problema è solo di Stellantis

No, anche altri gruppi europei come Volkswagen e Renault hanno subito forti cali in Borsa.

Le auto elettriche non si vendono

La domanda cresce in quota, ma su un mercato complessivo più piccolo e con prezzi troppo elevati.

Qual è il ruolo della concorrenza cinese

I produttori cinesi stanno guadagnando quote grazie a costi più bassi e modelli competitivi.

Perché l’ibrido è più resiliente

Offre prezzi più accessibili e minori vincoli infrastrutturali rispetto all’elettrico puro.

Qual è la fonte dell’articolo

Rielaborazione giornalistica basata sull’articolo di Giuseppe Timpone, pubblicato 20 ore fa da Investireoggi.it