UE, “Better Regulation” e pacchetti omnibus: Bruxelles accelera sulla semplificazione
Dalla riduzione degli oneri per imprese e agricoltori ai correttivi su digitale, difesa e ambiente: l’obiettivo è alleggerire, non smantellare (almeno nelle intenzioni)
La Commissione europea ha rimesso al centro l’agenda della “Better Regulation”, la strategia che punta a rendere le norme UE più semplici, coerenti e meno onerose per cittadini e imprese. Nel 2025 il dibattito si era intensificato con la presentazione di proposte “omnibus”: interventi legislativi trasversali che modificano più atti normativi insieme per ridurre burocrazia, duplicazioni e costi di compliance in settori chiave come agricoltura, tecnologia, difesa e ambiente.
L’iniziativa è coordinata dalla European Commission e si inserisce in un contesto di rallentamento economico, competizione globale e pressioni politiche per rendere l’Europa più “business friendly”.

Cos’è la “Better Regulation”
La Better Regulation non nasce oggi. È un filone di riforma avviato già nel 2015 con l’obiettivo di migliorare la qualità delle leggi europee, valutare in modo sistematico l’impatto economico, sociale e ambientale delle nuove norme e ridurre oneri amministrativi superflui.
Negli ultimi anni, tuttavia, la semplificazione ha assunto un significato più politico: non solo migliorare la tecnica normativa, ma alleggerire il carico regolatorio percepito da imprese e Stati membri, in particolare in settori strategici.
Le proposte “omnibus”: cosa cambia
Il termine “omnibus” indica un pacchetto che interviene contemporaneamente su più direttive e regolamenti, evitando revisioni frammentate. Le aree interessate sono quattro.
Agricoltura
Nel quadro della revisione della Politica Agricola Comune (PAC), Bruxelles sta valutando:
- semplificazioni nei controlli ambientali;
- maggiore flessibilità per gli Stati membri nell’applicazione degli eco-schemi;
- riduzione di alcuni obblighi amministrativi per gli agricoltori.
La misura risponde anche alle proteste del mondo agricolo, che denuncia eccesso di vincoli burocratici e costi crescenti di conformità.
Tecnologia e digitale
Nel settore tecnologico, la Commissione sta lavorando a correttivi su normative complesse come:
- Digital Services Act
- Digital Markets Act
- AI Act
L’obiettivo dichiarato è evitare sovrapposizioni, chiarire obblighi per le PMI e ridurre i costi amministrativi per startup e imprese innovative, mantenendo però i principi di tutela dei consumatori e della concorrenza.
Difesa
Nel contesto delle tensioni geopolitiche e dei piani di riarmo europei, la semplificazione riguarda:
- procedure di appalto più rapide;
- maggiore coordinamento tra Stati membri;
- riduzione dei tempi autorizzativi per progetti industriali nel settore difesa.
La Commissione punta a rendere il mercato unico della difesa più efficiente, anche in relazione ai nuovi programmi di investimento congiunto.
Ambiente
Il fronte più delicato è quello ambientale. Alcuni correttivi riguardano:
- obblighi di rendicontazione ESG;
- requisiti su due diligence e catene di fornitura;
- tempistiche di attuazione di normative climatiche.
Qui il confine tra “semplificazione” e “deregulation” diventa più controverso, con critiche da parte di organizzazioni ambientaliste che temono un indebolimento degli standard.
Deregulation o razionalizzazione?
Il termine “deregulation” viene utilizzato da parte della stampa e di alcuni osservatori per descrivere questa fase. Tuttavia, la Commissione insiste sul fatto che non si tratti di smantellare politiche esistenti, ma di rendere più proporzionati e applicabili gli obblighi.
Secondo Bruxelles, l’eccesso di regolazione rischia di:
- penalizzare la competitività europea rispetto a Stati Uniti e Asia;
- rallentare investimenti in innovazione;
- scoraggiare le PMI.
Allo stesso tempo, il rischio politico è evidente: un arretramento percepito su ambiente o diritti digitali potrebbe compromettere la credibilità delle politiche europee degli ultimi anni.
Le reazioni
Le associazioni industriali accolgono positivamente l’approccio omnibus, chiedendo tempi certi e minori costi di compliance. Molti governi nazionali vedono con favore una maggiore flessibilità.
Più critici i gruppi ambientalisti e alcune forze politiche, che temono un allentamento eccessivo delle regole in nome della competitività. La tensione tra crescita economica e tutela ambientale è il cuore del dibattito.
Una fase di transizione normativa
L’UE si trova in un momento delicato: da un lato ha costruito negli ultimi anni un impianto regolatorio ambizioso su clima, digitale e sostenibilità; dall’altro, deve fare i conti con una congiuntura economica meno favorevole e una competizione globale sempre più intensa.
Le linee guida sulla Better Regulation e i pacchetti omnibus rappresentano un tentativo di riequilibrio. La sfida sarà dimostrare che semplificare non significa arretrare, ma rendere più efficace l’attuazione.
La tempistica della deregulation europea
Le semplificazioni su agricoltura, digitale, difesa e ambiente
La questione chiave è la tempistica: quando le proposte “omnibus” potranno tradursi in modifiche concrete alle norme europee? Il percorso non è immediato. La procedura legislativa ordinaria dell’UE richiede il coinvolgimento della Commissione e del Parlamento Europeo oltre al Council of the European Union. Anche i pacchetti omnibus, pur essendo strumenti di revisione accelerata, devono attraversare l’intero iter.
La revisione della Better Regulation è entrata nella fase operativa nel corso del 2025 con aggiornamento delle linee guida interne della Commissione; consultazioni pubbliche con stakeholder (imprese, associazioni agricole, ONG ambientali); valutazioni d’impatto semplificate.
In questa fase sono stati identificati i regolamenti da includere nei pacchetti omnibus e stimato l’effetto della riduzione
Le priorità:
- Agricoltura (PAC e eco-schemi): possibile proposta entro fine 2025.
- Digitale (DSA, DMA, AI Act): interventi mirati tra fine 2025 e inizio 2026.
- Difesa e appalti: calendario più rapido, potenzialmente entro fine 2025, dato il contesto geopolitico.
- Ambiente e rendicontazione ESG: revisione tecnica attesa nel 2026.
Negoziazione tra Parlamento e Consiglio (2026)
Il 2026 sarà l’anno decisivo. Una volta presentate le proposte:
- Il Parlamento europeo esaminerà gli emendamenti in commissione (Agricoltura, Industria, Ambiente).
- Il Consiglio definirà la posizione degli Stati membri.
- Si aprirà la fase di trilogo per trovare un compromesso.
Questa fase può durare 6-12 mesi, a seconda del livello di conflitto politico.
Nel caso delle norme digitali e ambientali, i tempi potrebbero allungarsi per l’elevata sensibilità politica.
Entrata in vigore (2026-2027)
Se l’iter procederà senza blocchi:
- Le modifiche più urgenti (difesa, semplificazioni agricole minori) potrebbero entrare in vigore tra fine 2026 e inizio 2027.
- Le revisioni più complesse su digitale e ambiente potrebbero slittare a metà 2027.
Va ricordato che molte norme europee prevedono periodi di transizione: anche dopo l’approvazione formale, l’applicazione concreta può essere differita di 12-24 mesi.




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