Affitti brevi, nuove regole più strette dell’Ue. Effetti su Booking e Airbnb. Protestano i gestori

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La Commissione europea propone criteri comuni per individuare le cosiddette «aree sotto pressione abitativa», dando alle autorità locali la possibilità di introdurre, in presenza di determinate condizioni, limitazioni agli affitti brevi, anche a uso turistico. È questo uno degli elementi centrali dell’Affordable Housing Act, presentato oggi dall’esecutivo comunitario.

Mercati immobiliari locali

La proposta prevede una metodologia comune per valutare la situazione dei mercati immobiliari locali. In particolare, le autorità dovranno verificare se il rapporto tra il prezzo medio delle abitazioni e il reddito disponibile pro capite è pari ad almeno otto anni di reddito, se il rapporto tra prezzi delle case e redditi è aumentato negli ultimi dieci anni e se, in assenza di interventi, è improbabile che la situazione migliori nei tre anni successivi. Quando il rapporto supera quota dieci, la soglia viene considerata già sufficientemente elevata e non sarebbe quindi necessario esaminare anche l’andamento dell’ultimo decennio.

Lugano Finance Forum, 24 novembre 2026, Palazzo dei Congressi, Lugano - media partner Lamiafinanza.it

L’Affordable Housing Act introduce per la prima volta un quadro comune europeo per valutare le misure in materia abitativa che possono incidere sul funzionamento del mercato unico. La scelta di intervenire, così come quella sulle misure da adottare, resterà tuttavia nelle mani delle autorità nazionali, regionali e locali. L’obiettivo della Commissione è fornire maggiore certezza giuridica agli enti che intendono intervenire nelle aree caratterizzate da tensione abitativa, garantendo al contempo il rispetto delle regole del mercato unico e del principio di sussidiarietà.

Le nuove norme dovrebbero consentire alle autorità di identificare le aree in difficoltà attraverso una metodologia condivisa. Nel caso in cui decidano di limitare determinati utilizzi degli immobili, per esempio le locazioni di breve durata o la presenza di abitazioni sfitte, dovranno dimostrare che tali fenomeni contribuiscono alle pressioni sul mercato abitativo locale. Le misure dovranno inoltre essere mirate, necessarie e proporzionate.

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Focus città e località turistiche più frequentate

Il tema riguarda in particolare le città e le località turistiche più frequentate, dove la crescente destinazione degli immobili a finalità diverse dalla residenza principale può ridurre l’offerta disponibile e incidere sull’accessibilità economica delle abitazioni. L’Affordable Housing Act punta quindi a fornire agli enti pubblici un quadro di riferimento che consenta di intervenire tenendo conto delle specificità locali.

Secondo la Commissione, alcuni Stati membri hanno già introdotto misure per contrastare la pressione abitativa, incontrando però contestazioni sul piano giuridico riguardo alla loro compatibilità con il diritto dell’Unione. La nuova normativa mira a rispondere proprio alla richiesta di maggiore chiarezza e prevedibilità avanzata da governi e amministrazioni locali sulle modalità con cui intervenire nel rispetto delle regole del mercato unico.

Urgenza della crisi abitativa

La Commissione sottolinea inoltre la crescente urgenza della crisi abitativa. Oltre il 50% degli abitanti delle città considera l’accesso alla casa un problema immediato nel proprio luogo di residenza. La difficoltà di trovare abitazioni a prezzi accessibili incide anche sulla competitività europea, limitando la mobilità dei lavoratori e degli studenti.

La questione abitativa, conclude l’esecutivo comunitario, rappresenta quindi una delle priorità da affrontare, attraverso un equilibrio tra interventi locali, tutela dell’accessibilità delle abitazioni e rispetto delle regole del mercato unico europeo.

Protesta l’Associazione italiana gestori affitti brevi

L’Affordable Housing Act non è visto di buon occhio dall’Aigab, l’Associazione italiana gestori affitti brevi, che lo definisce un regolamento non sullo stress abitativo ma “contro gli affitti brevi”. Il regolamento in questione, si legge nella nota diffusa dall’Associazione, sarebbe “direttamente applicabile senza recepimento nazionale” e “sembrerebbe prevedere per le autorità nazionali, regionali e comunali una procedura comune per limitare gli affitti brevi e l’acquisto/uso di immobili non adibiti a prima residenza nelle ‘aree di stress abitativo'”. Le conseguenze, per l’Aigab, sono gravi: “Se i sindaci avranno il potere di introdurre restrizioni alle locazioni brevi, l’Italia rischia di perdere milioni di posti letto e milioni di arrivi a vantaggio di altri Paesi europei con un impatto negativo su turismo e bilancia dei pagamenti”.

Rischi economici per chi investe nelle locazioni


Come sottolinea l’Associazione, in Italia mezzo milione di famiglie ha investito nelle locazioni brevi. Il nuovo regolamento Ue porterebbe queste famiglie a “vedersi ridotta una fonte di reddito o a scegliere di ricorrere al sommerso”. Per non parlare degli altri mestieri che ruotano attorno al business degli affitti brevi, come le imprese di pulizie, i property manager, i servizi agli immobili e molti altri che, per l’Aigab, rischiano “di ricevere un colpo fatale”. L’Associazione ha quindi precisato di essere già al lavoro per “difendere ancora una volta diritti fondamentali dei proprietari e delle imprese italiane”.

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