Come differenziare i paesi emergenti? Nuovi approcci per la classificazione e la tipologia

Philippe Ithurbide, Mickael Bellaiche -

Una volta accettata l’idea che i mercati emergenti possono comportarsi come un unico insieme nei periodi di crisi (come peraltro accade anche per il gruppo dei paesi sviluppati), dobbiamo chiederci se non sia il caso di superare questa visione e considerare che il mondo emergente merita un’analisi più approfondita:

le ampie divergenze fra i diversi paesi e lo stato di salute positivo di alcuni stati (in qualche caso addirittura migliore di alcune nazioni avanzate) indicano semplicemente che non ha senso guardare ai “paesi emergenti” come una entità unica, come un blocco: piuttosto vanno considerati come un insieme di sottogruppi ben definiti, con specifiche caratteristiche e con una certa omogeneità.

Le domande chiave sono: come definire questi gruppi o sottogruppi? Questi sottogruppi, che sono in linea con la realtà economica, sono anche in linea con la realtà finanziaria (sovraperformance/sottoperformance)? Questo Discussion Paper affronta esattamente queste tematiche.

I nostri risultati non sono ambigui: il mondo dei mercati emergenti merita di essere considerato come un gruppo molto eterogeneo, sia in termini di criteri economici (come la vulnerabilità, la capacità di favorire lo sviluppo se necessario, ecc.) sia in termini di performance. In Amundi abbiamo sviluppato approcci inediti, sia dinamici che statici, che ci permettono di valutare queste caratteristiche. Con uno svantaggio, tuttavia: i flussi di capitale tendono ad entrare e uscire contemporaneamente, in linea con le condizioni economiche a livello globale, l’avversione al rischio, la volatilità, ecc. La capacità di evitare una contrazione di mercato nel mondo dei paesi emergenti è dunque piuttosto limitata.


Philippe Ithurbide – Global Head of Research – Amundi
Mickael Bellaiche – Senior Analyst, Global Research – Amundi

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