Bilancio, manovra, tagli alle imposte: quando finiranno i colpi di scena? Siamo al 24 dicembre, ma il risutato non è chiaro

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Alla data del 23 dicembre 2025, mentre il Parlamento italiano pensava di concludere l’iter di approvazione della Manovra di Bilancio 2026 con un voto di fiducia decisivo al Senato, è arrivata invece una dichiarazione istituzionale del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha richiamato l’attenzione sui valori fondamentali dello Stato e, indirettamente, sul clima politico e istituzionale nel quale la legge finanziaria si sta definendo.

Sebbene il Capo dello Stato non abbia rilasciato un discorso diretto specificamente sulla manovra, il suo ruolo di garante dei princìpi costituzionali emerge nella contestualizzazione istituzionale in una fase delicata del dibattito politico: ricordiamoci che Mattarella ha recentemente insistito sull’importanza della stabilità internazionale e della cooperazione nell’ambito delle missioni militari italiane, richiamando un impegno collettivo e responsabile da parte delle istituzioni in un momento di sfide complesse

Un richiamo implicito ai valori di coesione

La manovra 2026 rappresenta uno snodo cruciale: il governo guidato da Giorgia Meloni ha ottenuto la fiducia in Senato con 113 voti favorevoli e 70 contrari, consentendo al bilancio di avanzare verso l’approvazione definitiva, evitando così meccanismi automatici di aggiustamento fiscale che si sarebbero attivati in mancanza di un via libera entro il 31 dicembre. In realtà la legge di bilancio, partita con l’obiettivo di ridurre il deficit al 2,8% del PIL nel 2026, include un mix di tagli alle imposte per redditi medio-bassi e aumenti di prelievo per banche, assicurazioni e transazioni finanziarie, operazione percepita da osservatori nazionali e internazionali come una strategia di compromesso tra sostenibilità dei conti pubblici e sostegno all’economia.

In questo contesto, l’ufficio del Quirinale non ha rilasciato una valutazione formale del testo finale della legge di bilancio. Tuttavia il Presidente della Repubblica, che fortunatamente secondo la Costituzione ha il ruolo di “arbitro” tra poteri e custode della continuità istituzionale, ha deciso di esercitare un ruolo di pressione soft verso un clima politico responsabile e improntato alla stabilità delle istituzioni. Il fatto che Mattarella abbia posto l’accento sui valori dello Stato e sull’impegno collettivo, pur in un intervento su missioni internazionali, è stato interpretato da alcuni commentatori come un richiamo implicito alla necessità di coesione nazionale in un momento di forte tensione parlamentare e sociale.

Commenti dell’ultimo minuto dalla stampa italiana

I principali quotidiani finanziari e di economia hanno osservato con attenzione il ruolo istituzionale di Mattarella nel quadro della manovra. Il Sole 24 Ore ha sottolineato come il Capo dello Stato svolga una funzione di “ancoraggio costituzionale” nei momenti in cui la politica affronta scelte di grande impatto economico, mentre Milano Finanza ha ricordato che, in assenza di opposizione diretta sui contenuti specifici del bilancio, l’enfasi di Mattarella sui valori istituzionali serve a ricordare la centralità del Quirinale nel bilanciare poteri e responsabilità.

Altri commentatori, come quelli de Il Messaggero e La Stampa, hanno evidenziato che il “silenzio operativo” del Quirinale su aspetti puntuali della manovra non equivale a un disimpegno, ma riflette invece una scelta istituzionale consapevole di non interferire direttamente nel dibattito parlamentare, pur segnando un terreno valoriale entro cui si svolge il confronto politico.

In sostanza, l’intervento di Mattarella di oggi non è un commento diretto alla legge di bilancio in sé, ma una riaffermazione della funzione del Presidente della Repubblica come garante della stabilità e del rispetto delle regole costituzionali in un momento in cui la legge finanziaria attraversa fasi decisive del suo percorso parlamentare. Questa cornice istituzionale è un elemento chiave del commento specializzato: ogni manovra di bilancio, pur essendo frutto di un confronto politico, si inscrive in un contesto costituzionale dove il ruolo del Capo dello Stato resta cruciale come riferimento di equilibrio e continuità collettiva.

In sintesi

La Manovra 2026 ha perso in questa fase cinque tipologie di norme che indebolivano la tutela salariale a favore dei lavoratori; introducevano interventi previdenziali delicati senza coperture chiare; includevano agevolazioni fiscali settoriali non finanziate; contenevano norme amministrative complesse; presentavano rischi di conflitto con normative sociali o europee.

La scelta di stralciare queste misure risponde a una combinazione di criteri tecnici, pressioni politiche interne e valutazioni di compatibilità con il quadro contabile ed europeo.