Unione europea-India, accelerazione politica sul libero scambio. La spinta di Francia, Germania e Polonia

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Francia, Germania e Polonia spingono per un accordo rapido: tra strategia geopolitica e interessi industriali

La spinta di Francia, Germania e Polonia per chiudere rapidamente un accordo di libero scambio tra Unione europea e India segna un cambio di passo politico significativo in un negoziato che dura da anni. L’annuncio arriva alla vigilia del vertice UE–India del 27 gennaio, appuntamento che Bruxelles considera cruciale per trasformare un dialogo strategico di lungo periodo in un’intesa economica concreta.

Perché ora: il contesto geopolitico

L’urgenza non è casuale. Secondo quanto emerge dalla stampa internazionale, la pressione dei tre Paesi riflette una consapevolezza crescente: l’UE deve diversificare le proprie relazioni commerciali e industriali in un mondo sempre più frammentato. Le tensioni con la Cina, l’incertezza sulle politiche commerciali statunitensi e le vulnerabilità delle catene globali di fornitura rendono l’India un partner sempre più strategico.

Per Francia e Germania, l’accordo è anche una risposta alla competizione globale sull’industria manifatturiera avanzata, dall’automotive all’aerospazio. La Polonia, dal canto suo, vede nell’India un mercato in crescita per esportazioni industriali e un potenziale alleato nella ridefinizione delle filiere produttive europee verso Est e Sud.

Un negoziato lungo e complesso

L’UE e l’India negoziano un accordo commerciale da oltre un decennio, con fasi alterne e lunghi stalli. I nodi principali restano l’accesso al mercato per beni industriali e agricoli; tariffe e dazi, ancora elevati su alcuni prodotti chiave indiani; standard ambientali e sociali, su cui Bruxelles insiste; servizi e appalti pubblici, tema sensibile per Nuova Delhi.

Proprio su questi punti si concentra la pressione di Parigi, Berlino e Varsavia: l’obiettivo è evitare che l’accordo resti ostaggio di un perfezionismo normativo che rischia di far perdere all’UE terreno rispetto ad altri partner commerciali dell’India, come Regno Unito e Paesi dell’Asia-Pacifico.

L’India come partner “non allineato”

Un elemento centrale del dibattito è la posizione dell’India come potenza non allineata. A differenza di altri partner, Nuova Delhi non accetta facilmente clausole percepite come vincoli alla propria autonomia industriale o regolatoria. La stampa europea sottolinea come l’UE stia cercando un equilibrio tra ambizione normativa e realismo geopolitico.

In questo senso, il sostegno esplicito di Francia, Germania e Polonia serve anche a rafforzare la posizione negoziale della Commissione: mostra che dietro l’accordo non c’è solo Bruxelles, ma una convergenza tra grandi economie e Paesi industriali dell’Unione.

Cosa c’è in gioco per l’Europa

Per l’UE, un accordo di libero scambio con l’India significherebbe accesso preferenziale a uno dei mercati a più rapida crescita al mondo; opportunità per le imprese europee in settori come energia, infrastrutture, digitale e manifattura; un tassello chiave della strategia di “de-risking” senza decoupling, ovvero senza separazione economica e industriale tra i due Paesi.

La stampa economica internazionale evidenzia però anche i rischi: un accordo affrettato potrebbe ridurre la capacità europea di imporre standard ambientali e sociali elevati, mentre un eccesso di rigidità potrebbe far fallire l’intesa ancora una volta.

Il vertice del 27 gennaio: snodo decisivo

Il summit del 27 gennaio non chiuderà automaticamente il negoziato, ma rappresenta un test politico. Se emergerà un mandato chiaro per accelerare, il dossier UE–India potrebbe finalmente uscire dalla fase esplorativa ed entrare in una trattativa finale.

In sintesi, la spinta di Francia, Germania e Polonia racconta una nuova priorità europea: trasformare la geopolitica in politica commerciale, accettando compromessi pur di non restare spettatori in un mondo che si sta riorganizzando rapidamente. L’India, oggi, è uno dei banchi di prova più rilevanti di questa strategia.