Automotive: la riscossa dei pistoni. Perché il futuro non è elettrico, ma endotermico a BIOFUEL
— di Lapo Mazza Fontana —
La caduta della truffa elettrica
Il 2026 si sta delineando come l’anno della verità per l’industria automobilistica europea e occidentale. Quella che doveva essere una marcia trionfale verso l’elettrificazione totale si è trasformata in una ritirata strategica che sta scuotendo i giganti del settore.
Mentre le vendite di auto a batteria (BEV) segnano il passo in Occidente, restano al palo in Europa, e sono quasi assenti altrove (tranne che ovviamente in Cina), i costruttori riscoprono il valore della neutralità tecnologica, riportando al centro della scena i motori endotermici, alimentati però da una nuova generazione di carburanti.

La crisi del dogma elettrico
Il rallentamento della domanda di veicoli elettrici non è più un onnipresente timore, ma una realtà certificata dai bilanci. Grandi gruppi come Ford e Stellantis stanno affrontando perdite miliardarie e tagli al personale legati a una transizione troppo rapida nonché imposta senza considerare le reali esigenze del mercato. I motivi del flop sono ormai noti: assenza totale di appetibilità del prodotto, prezzi d’acquisto proibitivi, infrastrutture di ricarica ancora lacunose, prodotto sempre più scadente e carico di elettronica che si rompe sempre più velocemente, rischio incendi, valori dell’usato in picchiata e oltretutto una dipendenza critica, se non direttamente suicida dalla Cina per le materie prime delle batterie.
Gli imbecilli (o forse i furbi rapaci) nella stanza dei bottoni o avevano fatto i conti sul nulla pneumatico oppure li avevano fatti fin troppo bene sulle loro tasche a scapito di quelle di tutti gli altri. E il disastro annunciato, nonostante la grancassa pubblicitaria totalmente asservita si è puntualmente presentata.
Questa situazione ha spinto persino quello zombi che è l’Unione Europea ad un parziale ma significativo dietrofront. Il bando totale dei motori termici fissato per il 2035 è stato ammorbidito: la porta resterà aperta per i pistoni, a patto che siano alimentati da carburanti a impatto zero.
Carburanti sintetici e Biofuel: la seconda vita del motore termico
In questo scenario, gli e-fuel (carburanti sintetici) e i biocarburanti emergono come i veri protagonisti della mobilità post-2035:
E-fuel: prodotti combinando idrogeno verde e CO2 catturata dall’atmosfera, permettono ai motori tradizionali di funzionare con un bilancio di carbonio neutro. Il grande vantaggio? Possono essere distribuiti tramite le attuali stazioni di servizio senza costi infrastrutturali aggiuntivi.
Biocarburanti: derivati da scarti agricoli o biomasse, rappresentano una soluzione immediata per abbattere le emissioni del parco circolante attuale, evitando di mandare al macero milioni di auto ancora perfettamente funzionanti.
E l’idrogeno? È un’utopia per l’auto privata?
Se i carburanti sintetici godono di un nuovo slancio, l’idrogeno per le auto di massa sembra destinato a rimanere un sogno nel cassetto. Nonostante i prototipi tecnologicamente avanzati, i limiti appaiono oggi insormontabili per l’utente privato:
Efficienza energetica: convertire l’elettricità in idrogeno, comprimerlo, trasportarlo e riconvertirlo in energia a bordo è un processo che disperde oltre il 60% dell’energia iniziale.
Costi proibitivi: un pieno di idrogeno può arrivare a costare il doppio rispetto alla benzina, rendendo la gestione quotidiana insostenibile.
Infrastrutture assenti: la costruzione di una rete di stazioni di rifornimento ad alta pressione richiede investimenti che nessun governo o azienda sembra disposto a sostenere su larga scala per il trasporto leggero.
L’idrogeno troverà probabilmente la sua strada nei trasporti pesanti (camion e navi) o nell’industria pesante, ma difficilmente lo vedremo nel garage di casa nostra.
Verso una transizione pragmatica?
La lezione di questo inizio 2026 è chiara: la sostenibilità non può prescindere dalla fattibilità economica e sociale. Il futuro dell’automotive non sarà un monologo elettrico, ma un dialogo tra diverse tecnologie. Il motore endotermico non solo non è morto, ma potrebbe addirittura rilanciare un settore in crisi mortale anche dal punto di vista dell’immagine, tracollata, e sul lato della sostanziale radicale perdita di interesse da parte delle nuove generazioni. Il motore endotermico sta forse più semplicemente imparando a respirare aria più pulita grazie alle presenti e future innovazioni dell’ industria chimica, che la introduzione massiva della AI, per una volta FORSE salvifica, potrebbe accelerare in maniera determinante.
Una cosa è certa: la corsa a veicoli sempre più giocattoli elettronici e sempre meno strumenti per spostarsi è una patetica truffa che non ha dato i risultati sperati. Incredibilmente anche i consumatori più asini tendenzialmente preferiscono automobili semplici, affidabili, economiche, sostenibili. L’esatto contrario dei FRULLATORI A 4 RUOTE, CINESI o cinesi rimarchiati che siano.
La transizione ecologica è importante, ma non su parametri truffaldini, soprattutto basati sulla idea SURREALE di spostare milioni di automobili con energia basata persino anche sulle vecchie centrali A CARBONE, oppure su DECINE di centrali nucleari ancora da costruire, operative quindi dopo vent’anni. La pagliacciata è finita. Ora si pensi a ragionare col cervello.




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