Banche centrali ed elezioni giapponesi sotto i riflettori
- Le prese di profitto sui metalli preziosi, in particolare sull’argento, della scorsa settimana sembrano destinate a continuare, riflettendo dinamiche tecniche di eccesso di posizionamento più che un cambiamento strutturale dello scenario macro o di politica monetaria.
- Lo sguardo degli investitori è ora rivolto agli appuntamenti chiave della settimana, dalle riunioni di BCE e Bank of England ai dati sul mercato del lavoro statunitense, passando per le elezioni in Giappone.
La scorsa settimana si è chiusa con un andamento dei mercati finanziari complessivamente laterale, ad esclusione delle performance solide registrate dai listini asiatici, Korea Stock Exchange (+4,7%) e Hang Seng (+1,55%) in particolare, grazie alle previsioni robuste per il comparto dei semiconduttori e all’andamento delle trimestrali.
Tuttavia, al centro dell’attenzione degli operatori sono state le rilevanti prese di profitto sul comparto dei metalli preziosi e, in misura minore, su quelli industriali. Spicca il caso dell’argento, che ha chiuso la seduta di venerdì con una flessione del 28% circa, in miglioramento rispetto al calo di oltre il 37% registrato nelle ore precedenti. La causa di questo movimento al ribasso è da attribuire alle liquidazioni di fine mese legate ad un eccesso di posizionamento sull’argento. Nelle scorse settimane, la forte partecipazione retail, in particolare asiatica, ha alimentato una forte domanda di metallo fisico, in un contesto di scorte disponibili a Shanghai per la consegna ai minimi dal 2015. Gli squilibri continuano ad essere presenti anche nella settimana appena iniziata, che vede un premio superiore ai 34 dollari tra le quotazioni di Shanghai e quelle del Comex di New York, sebbene con una volatilità in fase di stabilizzazione rispetto ai giorni scorsi.
Non sarebbe infatti del tutto corretto attribuire questo calo all’annuncio di Trump della nomina di Kevin Warsh come prossimo presidente della Federal Reserve. Nonostante la percezione di Warsh come profilo “falco”, almeno rispetto ad altri nomi circolati nelle scorse settimane, la reazione del mercato dei Treasury è stata abbastanza contenuta: la curva dei rendimenti ha mostrato un irripidimento nel corso della giornata di venerdì, con un calo del rendimento a due anni e un lieve aumento di quello decennale. Questo movimento è da interpretare come il risultato di un necessario aggiustamento delle aspettative viste le posizioni di Warsh, riassumibili in quattro punti: i) revisione delle aspettative per crescita (al rialzo) e inflazione (al ribasso), grazie al contributo disinflazionistico derivante dall’aumento di produttività dell’AI sull’economia; ii) ulteriori riduzioni dei tassi di interesse accompagnate da una diminuzione del bilancio della Fed; iii) deregolamentazione bancaria a favore degli istituti di medie e piccole dimensioni, maggiormente connessi all’erogazione di credito all’economia reale; iv) disaccoppiamento degli Stati Uniti dal quadro regolamentare di Basilea.
Queste indicazioni risultano particolarmente interessanti se lette alla luce dell’ultima riunione della Federal Reserve: il tono della banca centrale statunitense è infatti cambiato per quanto riguarda il mercato del lavoro, ora descritto come in fase di stabilizzazione nonostante la bassa creazione di nuovi posti di lavoro, e anche le aspettative di crescita risultano migliorate. In conferenza stampa, Powell ha lasciato intendere che sarà improbabile che ci siano ulteriori tagli nel corso del suo mandato. I mercati ritengono probabile la possibilità di un taglio nella riunione di giugno (al 55%), la prima sotto la guida di Warsh e anche per l’avvicinarsi delle elezioni di mid-term di novembre.
Nonostante il miglioramento delle previsioni su inflazione e crescita, gli indicatori di sentiment continuano a restituire l’immagine di un’economia statunitense a due facce. La fiducia dei consumatori ha infatti toccato il livello più basso dal 2014, con letture particolarmente deboli sulle aspettative relative a reddito e mercato del lavoro prospettico, mentre rimangono elevati i riferimenti al caro vita, in particolare per generi alimentari e carburanti.
La stagione delle trimestrali statunitensi è entrata nel vivo: Microsoft ha visto una reazione negativa a causa di nuovi timori legati ad un possibile sovrainvestimento nel comparto dell’AI. Meta ha invece fornito indicazioni prospettiche superiori alle attese, sostenendo la performance positiva del titolo. Apple ha riportato risultati record, ma le indicazioni di incertezza sui margini per i prossimi trimestri hanno pesato sull’andamento del titolo, anche nel più ampio contesto di aumento dei prezzi di memorie e componenti hardware.
In Europa, c’è stata la pubblicazione di alcuni dati macroeconomici, tra cui l’indice Ifo tedesco, rimasto stabile mese su mese a 87,6 ma con un lieve calo della componente relativa alle aspettative, scesa sui minimi degli ultimi otto mesi, in particolare nel settore dei servizi. Il PIL dell’area euro ha mostrato una crescita dello 0,3% trimestre su trimestre nel quarto trimestre del 2025, leggermente superiore alle attese (+0,2%). Sul fronte dell’inflazione, le stime preliminari di gennaio hanno evidenziato i dati di Germania e Spagna leggermente superiore alle attese (rispettivamente +2,1% vs +2,0% atteso, e +2,5% vs +2,4% atteso), riconducibili ad effetti temporanei derivanti delle componenti alimentare ed energetica, che al momento non sembrano però compromettere il trend disinflazionistico avviato nei mesi precedenti.
In Italia, S&P Global ha rivisto l’outlook sul debito sovrano da “stabile” a “positivo”, sottolineando la resilienza del Paese nel contesto di incertezza legato alle tensioni commerciali e ai dazi. Il processo di consolidamento fiscale risulta confermato, con un deficit atteso al di sotto del 3% del PIL nel 2026. Il rating rimane invariato a BBB+.
Guardando a questa settimana, giovedì ci saranno le riunioni di BCE e Bank of England: entrambe dovrebbero lasciare invariati i tassi di interesse. Venerdì arriveranno i dati sul mercato del lavoro statunitense (buste paga non agricole, salari e tasso di disoccupazione) oltre all’indice di fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan. Domenica, invece, in Giappone si terranno le elezioni anticipate: attualmente i sondaggi mostrano il partito della premier Takaichi (LDP) conquistare oltre il 45% dei voti. Per quanto riguarda la geopolitica, si attendono indicazioni sul fronte iraniano, dopo i segnali di de-escalation e di prosecuzione delle negoziazioni con gli Stati Uniti sul dossier nucleare.



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