Bonus ZES Unica: l’incentivo all’occupazione nelle zone svantaggiate. Umbria e Marche, oltre al Mezzogiorno
Con la pubblicazione della circolare n. 10/2026 dell’INPS, diventa operativo il bonus ZES Unica, il nuovo incentivo contributivo ideato per sostenere l’occupazione nelle Zone Economiche Speciali (ZES) e nelle aree più svantaggiate del Paese, contribuendo alla riduzione dei divari territoriali storici. La misura, già prevista dalla legge n. 171/2025, amplia ora gli ambiti di applicazione, estendendo i benefici anche alle regioni dell’Umbria e delle Marche, oltre alle classiche aree del Mezzogiorno.
L’entrata in vigore della circolare chiarisce i profili operativi di uno strumento che dovrebbe rappresentare una leva strutturale per attirare investimenti, generare nuova occupazione stabile e rafforzare i tessuti produttivi locali.

Cos’è il bonus ZES Unica
Il bonus ZES Unica è un incentivo contributivo per datori di lavoro che assumono personale nelle aree designate a Zona Economica Speciale o in territori con ritardi strutturali di sviluppo. Si tratta di una agevolazione previdenziale, con l’obiettivo di:
- ridurre il costo del lavoro per le imprese che investono in occupazione stabile;
- accelerare la creazione di posti di lavoro di qualità;
- incrementare la capacità attrattiva delle aree più deboli, anche in chiave di investimenti nazionali e internazionali.
L’incentivo si traduce in una esonero parziale dei contributi previdenziali dovuti dal datore di lavoro per ogni nuova assunzione effettuata nei territori ZES o nelle aree extra-ZES incluse dalla legge 171/2025.
A chi si applica
La novità più rilevante riguarda proprio l’estensione territoriale dell’incentivo. In precedenza limitato alle regioni del Mezzogiorno (quelle già operanti nelle ZES), il bonus ora si applica anche alle imprese con sede operativa nelle ZES italiane e alle imprese con sede operativa nelle regioni Umbria e Marche.
La scelta di includere Umbria e Marche risponde alla rilevazione statistica delle periferie produttive interne e delle aree caratterizzate da una debolezza strutturale del mercato del lavoro. Un’estensione voluta per allineare l’Italia alla logica delle politiche europee di coesione, che vedono nel contrasto dei divari regionali una priorità di medio-lungo termine.
Condizioni e requisiti
L’agevolazione si applica alle assunzioni a tempo indeterminato e in alcuni casi a contratti di apprendistato professionalizzante. In dettaglio:
- deve trattarsi di nuove posizioni lavorative create a partire dall’entrata in vigore della legge 171/2025;
- il rapporto di lavoro deve essere effettivo e continuativo;
- il datore di lavoro deve risultare in regola con gli obblighi contributivi e assicurativi;
- l’incentivo si applica per un periodo determinato indicato dalla normativa di riferimento e non è cumulabile con altre agevolazioni incompatibili previste da specifiche leggi o normative regionali.
La circolare INPS fornisce anche i criteri per la quantificazione dell’incentivo e la modalità di fruizione tramite flussi telematici, includendo parametri come:
- aliquote contributive su base annua;
- limiti massimi per lavoratore;
- criteri di cumulabilità con altri incentivi.
La procedura viene gestita attraverso la trasmissione dei flussi Uniemens e l’apposizione di codici di agevolazione specifici che permettono all’Istituto di monitorare l’impiego effettivo dei benefici.
Impatto atteso sul mercato del lavoro
Secondo le prime proiezioni di analisti economici e centrali studi associati alle grandi imprese italiane, l’estensione del bonus potrebbe:
- favorire migliaia di nuove assunzioni nei prossimi 24 mesi, soprattutto nei settori manifatturiero, servizi logistici, ICT e green economy;
- rendere più competitivo il costo del lavoro per le aziende che investono in aree tradizionalmente penalizzate;
- stimolare un effetto di “catena occupazionale” nelle filiere locali.
Un recente commento su Il Sole 24 Ore osserva che la misura, se ben calibrata, potrebbe incidere positivamente anche sulla stabilità dei contratti e sulla qualità dell’occupazione, superando in parte la precarietà ancora diffusa nei territori interni.
Criticità
Non mancano, tuttavia, letture critiche. Alcuni commentatori (come evidenziato da La Repubblica) richiamano l’attenzione su possibili effetti di “migrazione” delle sedi operative: aziende già presenti nel Mezzogiorno o nelle regioni estese potrebbero riorganizzare strutture per usufruire delle agevolazioni senza creare occupazione aggiuntiva reale. Per ovviare a questo rischio, la circolare INPS e le linee guida ministeriali insistono sulla verifica della stabilità dell’organizzazione produttiva.
Il Corriere della Sera pone anche l’accento sulle risorse finanziarie stanziate e sulla necessità di un monitoraggio rigoroso per evitare che l’incentivo produca un aumento del costo del lavoro sostenuto dalla fiscalità generale senza un corrispondente rafforzamento dell’economia reale.
Prospettive per Umbria e Marche
L’inclusione dell’Umbria e delle Marche nel perimetro di applicazione rappresenta una prima sperimentazione di estensione dell’agevolazione oltre il Mezzogiorno. Le due regioni, pur non essendo geograficamente collocate al Sud, condividono con le aree meridionali alcune criticità occupazionali e produttive.
Secondo i servizi economici di La Stampa, questa scelta segnala una volontà di superare la dicotomia Nord–Sud tradizionale, orientando le politiche attive del lavoro verso un concetto più ampio di coesione territoriale.
Restano da verificare alcuni aspetti: garantire la effettiva creazione di nuova occupazione, monitorare la sostenibilità finanziaria dell’incentivo nel medio periodo e mitigare il rischio di utilizzi strumentali. Il quadro delineato dalla circolare prevede un’attuazione rigorosa, ma molto dipenderà dalla capacità delle istituzioni locali, delle imprese e delle parti sociali di trasformare l’occasione normativa in risultati concreti.



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