Crescita resiliente e inflazione sotto controllo nel 2026

Daniel Zanin, CFA - Analyst, Investment Research, Invesco -

Nel 2026 riscontriamo un mix crescita/ inflazione ancora favorevole. Sovrappesiamo le azioni rispetto al reddito fisso, preferendo titoli value, small e midcap. Sovrappesiamo il rischio credito, manteniamo neutrale la duration e sottopesiamo il dollaro USA.1

Contesto macroeconomico

La crescita continua a guadagnare slancio nei mercati sviluppati al di fuori degli Stati Uniti. Tutti i Paesi inclusi nel nostro modello hanno registrato miglioramenti nell’ultimo mese e continuano a muoversi al di sopra della loro tendenza di lungo periodo. Tra questi, in particolare, Eurozona, Regno Unito, Svezia, Svizzera, Giappone, Corea del Sud, Canada e Australia. Inoltre, il miglioramento è stato diffuso tra i diversi settori economici, come fiducia dei consumatori, commercio, indagini aziendali, attività manifatturiera, edilizia residenziale e costruzioni. Il nuovo irripidimento delle curve dei rendimenti nei mercati sviluppati, con tassi a lungo termine superiori a quelli a breve di 70-100 punti base, indica condizioni monetarie più accomodanti che, unite a politiche fiscali espansive, offrono spinte favorevoli alle aspettative di crescita. Nel complesso, il Composite Developed ex-US LEI si colloca ulteriormente al di sopra della sua tendenza storica di lungo periodo, segnalando prospettive di crescita economica superiori alla media. La crescita nei mercati emergenti rimane stabile, ma al di sotto della tendenza, con miglioramenti nell’attività manifatturiera, nelle indagini aziendali e nel commercio che compensano la debolezza nell’edilizia residenziale e nella fiducia dei consumatori.

Le pressioni inflazionistiche continuano a diminuire in tutte le regioni, dissipando i timori di aumenti dei prezzi indotti dai dazi e dei costi del lavoro dovuti ai controlli sull’immigrazione negli Stati Uniti. Nel complesso, il nostro modello conferma un mix di crescita e inflazione coerente con uno scenario “Riccioli d’oro”, favorevole per gli asset rischiosi e le esposizioni cicliche, con maggior potenziale al rialzo per le azioni rispetto al credito, dato l’attuale livello storicamente ristretto degli spread tra i settori.

Tuttavia, considerando le valutazioni elevate nella maggior parte delle asset class, i rischi rimangono asimmetricamente sbilanciati nel breve termine, con una maggiore probabilità di ribasso in caso di sorprese economiche negative rispetto al potenziale di rialzo derivante da notizie favorevoli. Questa asimmetria è più evidente nel settore tecnologico, dove il sentiment si è leggermente deteriorato ed è emersa una prospettiva più equilibrata riguardo alla distribuzione dei rischi e alla solidità dei fondamentali. In particolare:

•  Le dimensioni e i costi degli investimenti in capitale (capex) per l’IA, insieme alla crescente concorrenza e a una produzione sempre più legata alle materie prime, stanno aumentando la consapevolezza riguardo a un’ampia gamma di possibili scenari futuri, con un ventaglio di vincitori e perdenti che probabilmente registreranno ritorni sugli investimenti molto diversi. Le stime del settore indicano investimenti in capex compresi tra 5 e 10 trilioni di dollari entro il 2030, principalmente in data center e infrastrutture energetiche, con incertezza su quali operatori riusciranno a creare un modello di ricavi sostenibile per compensare i costi operativi.

•  Incertezza sul free cash flow e crescita più debole. Sebbene la crescita degli utili nel settore rimanga solida, è probabile che rallenti in futuro. Secondo i dati raccolti da Bloomberg, la crescita degli utili è prevista al 18% nel 2026, il livello più basso degli ultimi quattro anni e solo leggermente superiore a quello dell’S&P 500, il che potrebbe esercitare pressioni su buyback e dividendi.

•  Il finanziamento tramite debito privato, l’ingegneria finanziaria e la cartolarizzazione rappresentano una fonte di finanziamento in crescita per il settore, con le spese per l’IA che non sono più sostenute esclusivamente dai flussi di cassa liberi, creando così una comprensione più opaca dei canali di credito e di come il rischio venga distribuito nel sistema.

Riteniamo che una più ampia diversificazione tra settori azionari e aree geografiche rappresenti una strategia prudente per mantenere una posizione di sovrappeso sugli asset rischiosi, evitando le aree più costose del mercato. Dallo scorso novembre, il nostro spostamento verso titoli value, small e mid-cap si è rivelato utile per affrontare la volatilità azionaria di breve termine. Inoltre, una diversificazione tra azioni statunitensi e non statunitensi dovrebbe beneficiare della prevista svalutazione del dollaro USA, favorita dal restringimento dei differenziali di rendimento man mano che la Federal Reserve continua a ridurre i tassi di interesse.

Posizionamento in termini di investimento 

Nessun cambiamento nel nostro modello di allocazione tattica globale. Manteniamo il rischio complessivo sopra il benchmark, con moderato sovrappeso in azioni rispetto al reddito fisso, orientamento verso titoli value e small/mid-cap, ed esposizione regionale in linea con il benchmark. Nel reddito fisso, moderato sovrappeso sul rischio di credito e duration neutrale. In particolare:

Sul fronte azionario, manteniamo un sovrappeso nei settori ciclici, titoli value e small/midcap, poiché queste aree presentano maggiore leva operativa e tendono a sovraperformare durante le riprese cicliche. Favoriamo quindi settori come finanziari, industriali, materiali ed energia, a scapito di sanità, beni di consumo primari, utility e tecnologia. Manteniamo una composizione regionale in linea con il benchmark, dato il mix di segnali tra i principali driver di performance relativa tra azioni USA, sviluppati ex-USA ed emergenti. Da un lato, il momentum degli utili USA resta superiore; dall’altro, la prevista svalutazione del dollaro e le sorprese positive sulla crescita globale favoriscono i mercati internazionali. Pertanto, non esprimiamo al momento view attive sulle esposizioni regionali.

Nel reddito fisso, manteniamo un moderato sovrappeso sul credito; tuttavia, con spread vicini ai minimi storici, l’attrattiva del credito rischioso2 si limita alla possibilità di ottenere rendimenti superiori rispetto all’investment grade e ai titoli governativi, in un contesto di crescita in miglioramento e inflazione stabile. Cerchiamo quindi diversificazione tra high yield, leveraged loans e debito emergente in dollari, sottopesando il credito investment grade e il reddito fisso sovrano. La nostra view ribassista sul dollaro USA favorisce inoltre il debito locale dei mercati emergenti e il reddito fisso globale senza copertura valutaria rispetto al reddito fisso americano core. Manteniamo un sovrappeso sui TIPS rispetto ai Treasury nominali, in seguito alla transizione verso un regime di ripresa storicamente associato a un ampliamento delle breakeven inflation.

Nei mercati valutari continuiamo a mantenere un sottopeso sul dollaro USA, guidato dal restringimento dei differenziali di rendimento rispetto al resto del mondo e dalle sorprese positive nei dati economici fuori dagli Stati Uniti. Nei mercati sviluppati favoriamo euro, sterlina britannica, corona norvegese, dollaro australiano e yen giapponese rispetto a franco svizzero, dollaro canadese, corona svedese e dollaro di Singapore. Nei mercati emergenti privilegiamo valute ad alto rendimento con valutazioni interessanti come peso colombiano, real brasiliano, rupia indiana e rupia indonesiana rispetto a valute a basso rendimento e più costose come won coreano, peso filippino, baht thailandese e renminbi cinese.

1 Il portafoglio modello di riferimento si rifà ad una strategia 60/40 (60% MSCI ACWI, 40% Bloomberg Global Aggregate USD Hedged).

2 Rischio credito definito come il prodotto fra durata media finanziaria – duration – e spread (DTS).