Deliveroo sotto controllo giudiziario indagata per presunto caporalato

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Deliveroo Italia sotto controllo giudiziario per presunto caporalato sui rider

La filiale italiana di Deliveroo è finita sotto controllo giudiziario della procura di Milano, che ha iscritto nel registro degli indagati la società e l’amministratore unico Andrea Giuseppe Zocchi. L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Paolo Storari, riguarda il presunto sfruttamento dei rider pagati con compensi ben al di sotto dei minimi contrattuali e inquadrati come autonomi pur lavorando di fatto come dipendenti. Il provvedimento, adottato nel distretto milanese nel febbraio 2026, segue di pochi giorni un analogo intervento nei confronti di Glovo. Al centro del fascicolo, l’ipotesi di “caporalato” digitale e la violazione dei principi costituzionali sul diritto a una retribuzione sufficiente a garantire un’esistenza libera e dignitosa.

In sintesi:

  • Deliveroo Italia e l’amministratore unico Andrea Giuseppe Zocchi indagati per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.
  • Rider pagati fino al 90% in meno dei minimi contrattuali, compensi intorno ai 4 euro l’ora.
  • Procura di Milano dispone il controllo giudiziario, con commissario affiancato al management.
  • Caso in continuità con l’inchiesta su Glovo e con precedenti nel settore moda.

Le accuse a Deliveroo e il ruolo della procura di Milano

Secondo gli inquirenti di Milano, Deliveroo avrebbe strutturato il lavoro dei rider come collaborazione autonoma, mentre l’organizzazione concreta mostrerebbe tratti tipici del lavoro subordinato: vincoli di orario, dipendenza dall’algoritmo, obblighi operativi e potere sanzionatorio implicito nei punteggi di performance.

Le carte d’indagine, citate da Open, riportano testimonianze di rider che parlano di paghe medie intorno ai 4 euro l’ora, fino al 90% inferiori a quanto previsto dai contratti collettivi di riferimento. Per la procura, tali compensi sarebbero non solo illegali, ma anche in contrasto con l’articolo 36 della Costituzione, che impone una retribuzione sufficiente a garantire *“un’esistenza libera e dignitosa”*.

Le ipotesi di reato sono intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, la fattispecie penalmente conosciuta come “caporalato”. Il meccanismo sarebbe realizzato attraverso la gestione digitale delle consegne: la piattaforma determina ritmi, carichi e remunerazione, riducendo la reale autonomia dei rider.

Anche Glovo è stata oggetto, pochi giorni prima, di un provvedimento analogo per paghe troppo basse, turni fino a 9-10 ore al giorno (60 settimanali) e inquadramento formalmente autonomo di lavoratori di fatto dipendenti. In quel fascicolo i magistrati hanno insistito in particolare sulla responsabilità dell’“algoritmo” di assegnazione delle consegne.

Il controllo giudiziario, disposto ora per Deliveroo, prevede la nomina di un commissario chiamato ad affiancare il management per correggere le condotte ritenute illecite, senza sostituirlo del tutto. Nel settore moda, la stessa procura aveva invece optato per l’amministrazione giudiziaria, misura più invasiva che esautora la dirigenza delle aziende coinvolte nelle filiere delocalizzate e nel lavoro nero.

Le possibili ricadute sul lavoro delle piattaforme e sulle tutele dei rider

Il dossier su Deliveroo, in continuità con il caso Glovo, si candida a diventare un precedente chiave per tutto il lavoro tramite piattaforma in Italia. Se le ipotesi accusatorie venissero confermate, le società di food delivery potrebbero essere costrette a rivedere profondamente sia l’inquadramento contrattuale dei rider sia gli algoritmi che determinano paghe, turni e disponibilità.

Il controllo giudiziario, pensato come misura correttiva più che punitiva, potrebbe accelerare un riallineamento ai minimi salariali dei contratti nazionali e alla normativa su sicurezza, previdenza e orario di lavoro. Sul piano politico, l’indagine fornisce argomenti ai fautori di una riforma organica del lavoro digitale, con regole chiare su subordinazione, compensi minimi e responsabilità delle piattaforme. Per i rider, il procedimento milanese potrebbe tradursi, nel medio periodo, in maggiore riconoscimento giuridico, maggiori tutele e minore esposizione a forme mascherate di caporalato tecnologico.

FAQ

Perché Deliveroo Italia è finita sotto controllo giudiziario?

Deliveroo Italia è sotto controllo giudiziario perché indagata, insieme all’amministratore unico, per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro dei rider, con compensi considerati illegali e incostituzionali.

Cosa rischia Deliveroo in caso di conferma delle accuse sui rider?

In caso di conferma, Deliveroo rischia sanzioni penali, obbligo di riorganizzare i rapporti di lavoro, adeguare salari, contributi, orari e modificare l’algoritmo di gestione delle consegne.

Cosa significa controllo giudiziario per un’azienda come Deliveroo?

Il controllo giudiziario prevede la nomina di un commissario che affianca il management, verificando e correggendo le condotte illecite, senza sostituire completamente la dirigenza societaria esistente.

In che modo il caso Deliveroo può influenzare il lavoro dei rider in Italia?

Il caso può portare a retribuzioni più vicine ai minimi contrattuali, maggiori tutele previdenziali e di sicurezza, oltre a chiarire giuridicamente l’inquadramento dei rider come lavoratori subordinati o autonomi.

Quali sono le fonti utilizzate per questa ricostruzione giornalistica?

La ricostruzione deriva da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.

 

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