La ricetta Draghi per uscire dallo stallo: il federalismo pragmatico

-

L’Europa rischia di diventare «divisa, subordinata e deindustrializzata». A lanciare l’allarme è Mario Draghi nel corso della lectio magistralis tenuta a Lovanio, in Belgio, in occasione del conferimento della laurea honoris causa la scorsa settimana.

Secondo l’ex presidente della Banca centrale europea, di Bankitalia e del Consiglio italiano, «l’ordine globale oggi defunto non è fallito perché fondato su un’illusione», ma perché «un’Europa che non riesce a difendere i propri interessi non potrà preservare a lungo i propri valori».

Stati Uniti vs Europa, ecco chi vince

Draghi ha descritto uno scenario internazionale sempre più complesso. Da un lato gli Stati Uniti, che «cercano il dominio insieme al partenariato», «mettono l’accento sui costi che si sono sobbarcati ignorando i benefici ottenuti», «impongono dazi all’Europa» e «minacciano i nostri interessi territoriali». Una frammentazione dell’Unione, ha osservato, «va nel loro interesse».

La Cina non sta a guardare e accelera

Dall’altro lato la Cina, che «controlla snodi critici delle catene di approvvigionamento globali» e dimostra di voler «sfruttare questa leva, costringendo gli altri a sopportare il peso dei propri squilibri».

L’integrazione europea, ha ribadito Draghi, deve seguire una strada diversa: non fondata sulla forza, ma sulla volontà comune. Da qui il rilancio dell’idea di un «federalismo pragmatico». Federalismo perché «dove l’Europa si è federata — dal commercio alla concorrenza, dal mercato unico alla politica monetaria — è rispettata come potenza e negozia come un soggetto unico». Pragmatico perché occorre «muovere i passi oggi possibili, con i partner disponibili e nei settori in cui è realistico compiere progressi».

La ricetta Draghi

Per l’ex premier italiano è necessario «uscire dallo stallo» attuale. «L’azione comune e l’interesse reciproco – ha sottolineato – devono diventare le fondamenta di istituzioni con veri poteri decisionali, capaci di agire in modo risoluto in ogni circostanza». Solo così, ha concluso, «agendo insieme riscopriremo il nostro orgoglio, la fiducia in noi stessi e nel nostro futuro. È su queste fondamenta che l’Europa sarà costruita».

Nel suo intervento Draghi ha citato anche il caso della Groenlandia, osservando che «la decisione di resistere, anziché accomodare, ha richiesto all’Europa una vera valutazione strategica» e che «la volontà di agire ha imposto chiarezza sulla capacità di agire».

Intanto in una lettera inviata ai leader europei in vista del «ritiro» sulla competitività di giovedì, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen chiarisce che l’obiettivo resta procedere a Ventisette, ma senza «timidezze». Se necessario, si potrà ricorrere allo strumento previsto dai Trattati della «cooperazione rafforzata», che consente a un gruppo di almeno nove Stati membri di avanzare verso forme di integrazione più profonda.

Il federalismo pragmatico di Draghi

Anche Mario Draghi è della stessa linea di pensiero come riporta nel suo Rapporto sulla competitività rilanciata di recente dall’ex premier italiano con la formula del «federalismo pragmatico».