Europa: PAC e sussidi alimentari, più fondi a carne e latticini che a proteine vegetali

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Secondo Foodrise, nell’ultimo anno del ciclo 2014-2020 la Politica Agricola Comune PAC ha destinato risorse triplicate alla zootecnia rispetto agli alimenti a base vegetale. Il dibattito divide la stampa europea

Un’analisi diffusa da Foodrise, organizzazione attiva nel monitoraggio delle politiche agroalimentari, riapre il confronto sulla distribuzione dei fondi della Politica Agricola Comune (PAC). Secondo i dati disponibili relativi all’ultimo anno del ciclo 2014-2020, l’Unione europea avrebbe destinato tre volte più finanziamenti alla produzione di carne e latticini rispetto agli alimenti a base vegetale e alle proteine alternative.

Il dato arriva in un momento in cui Bruxelles sta ripensando le priorità della PAC nel quadro della transizione climatica e delle strategie alimentari sostenibili, a partire dal Green Deal e dal piano Farm to Fork promosso dalla Commissione europea.

Come funziona la PAC e dove vanno i fondi

La PAC, che rappresenta storicamente una delle voci più consistenti del bilancio europeo, si articola in pagamenti diretti agli agricoltori e in fondi per lo sviluppo rurale. Nel ciclo 2014-2020, una quota significativa dei pagamenti è stata destinata a sostenere l’allevamento, settore strutturalmente più dipendente dai sussidi pubblici rispetto alla produzione vegetale.

Foodrise sostiene che la distribuzione delle risorse rifletta un modello produttivo ancora fortemente centrato sulla zootecnia, nonostante le evidenze scientifiche sull’impatto ambientale degli allevamenti intensivi in termini di emissioni, uso del suolo e consumo idrico.

Il contesto climatico e nutrizionale

Il tema è particolarmente sensibile alla luce degli obiettivi climatici europei. L’agricoltura contribuisce in modo significativo alle emissioni di gas serra, e una parte rilevante deriva dal metano prodotto dagli allevamenti bovini. L’European Environment Agency ha più volte evidenziato come la riduzione delle emissioni nel comparto agricolo sia essenziale per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

Parallelamente, cresce in Europa il mercato delle proteine alternative: prodotti plant-based, fermentazione di precisione e altre soluzioni tecnologiche stanno attirando investimenti, ma – secondo Foodrise – senza un sostegno comparabile a quello storico della filiera zootecnica.

La stampa europea: tra critica e difesa del modello agricolo

Il tema ha trovato eco nei principali quotidiani europei, con letture spesso divergenti.

Il Financial Times ha inquadrato la questione in chiave economica e industriale, sottolineando come la PAC sia nata in un contesto storico in cui la sicurezza alimentare e la stabilità dei redditi agricoli erano priorità assolute. Il quotidiano britannico evidenzia che la riallocazione dei fondi verso il plant-based potrebbe avere conseguenze occupazionali significative nelle aree rurali fortemente dipendenti dall’allevamento.

The Guardian ha invece adottato un tono più critico, rimarcando l’apparente incoerenza tra gli impegni climatici dell’UE e la distribuzione dei sussidi agricoli. Secondo il giornale, il sostegno sproporzionato alla carne e ai latticini rischia di rallentare la transizione verso sistemi alimentari più sostenibili.

Le Monde ha sottolineato la dimensione politica del dibattito: la riforma della PAC incontra resistenze significative da parte dei governi nazionali e delle organizzazioni agricole, che temono una riduzione dei redditi nel comparto zootecnico.

Lo Handelsblatt ha messo l’accento sul potenziale industriale delle proteine alternative, evidenziando come un maggiore sostegno pubblico potrebbe favorire la competitività europea rispetto agli Stati Uniti e all’Asia, dove il settore riceve investimenti privati consistenti.

Una questione di transizione graduale

Il nodo centrale non è solo la quantità dei fondi, ma la velocità del cambiamento. Molti analisti citati dalla stampa europea ricordano che la PAC ha già introdotto meccanismi di “condizionalità verde” e che nel nuovo ciclo 2023-2027 sono previsti eco-schemi e incentivi ambientali più stringenti.

Tuttavia, il peso storico della zootecnia nel bilancio agricolo europeo rimane elevato, anche per ragioni culturali e socio-economiche. Ridurre bruscamente i sussidi alla carne senza alternative di riconversione potrebbe generare tensioni sociali nelle aree rurali.

Il mercato in evoluzione

Nel frattempo, la domanda dei consumatori europei si sta gradualmente diversificando. Il segmento plant-based cresce a doppia cifra in diversi Paesi, ma parte da una base ancora contenuta rispetto al mercato tradizionale della carne e dei latticini.

Gli investitori osservano con attenzione il quadro normativo: una riallocazione dei fondi PAC potrebbe accelerare l’innovazione nel settore delle alternative proteiche, rafforzando la posizione europea in un mercato globale in espansione.

L’analisi di Foodrise riporta al centro un tema cruciale: la coerenza tra politiche agricole, obiettivi climatici e trasformazione dei sistemi alimentari. I commenti della stampa europea mostrano come il dibattito sia tutt’altro che univoco.

La PAC negli ultimi cinque anni

Vediamo un quadro aggiornato e sintetico dei principali dati sulla Politica Agricola Comune (PAC) dell’Unione Europea negli ultimi cinque anni, utile per comprendere come sono stati allocati i fondi e quali tendenze si osservano.

Dotazioni finanziarie della PAC (2021-2027)

La PAC continua a essere una delle principali politiche di spesa dell’UE, con una dotazione complessiva di circa 386,6 miliardi di euro nell’ambito del bilancio comunitario per il periodo 2021-2027. Questo valore include sia i pagamenti diretti agli agricoltori sia i fondi per lo sviluppo rurale.

Ripartizione principale (2023):

  • Circa 38,16 miliardi di euro in pagamenti diretti agli agricoltori.
  • 12,95 miliardi di euro destinati allo sviluppo rurale.
  • 2,67 miliardi di euro per misure di mercato.

Questi dati mostrano che la PAC non solo sostiene il reddito degli agricoltori, ma investe anche in infrastrutture rurali e stabilità dei prezzi.

Il peso della PAC nel bilancio UE è in calo

Negli ultimi decenni la PAC ha visto diminuire la sua quota relativa di spesa rispetto al bilancio europeo complessivo.
Negli anni ’80, la PAC pesava oltre 70% delle spese totali dell’UE; oggi si attesta intorno al 24-25% circa.
Nel periodo 2014-2020, prima dell’attuale ciclo di bilancio, la PAC costituiva circa il 37,8% della spesa complessiva dell’UE.

Questo andamento riflette la crescita di altre politiche europee (come coesione, digitale, clima) che hanno progressivamente diluito la quota agricola.

Quota dedicata ai pagamenti diretti e sviluppo rurale

Stando ai dati del 2023, la spesa agricola dell’UE si concentra in tre grandi voci:

  • Pagamenti diretti agli agricoltori (la parte più grande, oltre i 38 miliardi).
  • Sviluppo rurale (quasi 13 miliardi).
  • Supporto al mercato dei prodotti agricoli.

La distribuzione mostra che i sussidi non sono distribuiti uniformemente: il sostegno diretto al reddito dei produttori incide per oltre due terzi delle risorse, mentre la restante parte sostiene infrastrutture, innovazione e resilienza.

Sostegno economico, quota sul reddito agricolo e implicazioni ambientali

Secondo un rapporto dell’OCSE, il sostegno al reddito degli agricoltori in relazione al totale dei loro ricavi si è stabilizzato negli anni recenti, ma resta superiore alla media dei Paesi OCSE nel periodo 2022-2024.

Ciò significa che, anche se la PAC sta diventando più “verde” con requisiti ambientali, una parte consistente dei pagamenti è ancora legata alle dimensioni delle superfici o al numero di animali anziché a indicatori di sostenibilità.

Tendenze e prospettive post-2027

La PAC è attualmente oggetto di intenso dibattito per il periodo 2028-2034:

Alcune proposte indicano una riduzione della dotazione complessiva dai circa 380 miliardi attuali a circa 300 miliardi per gli anni successivi, anche se il bilancio UE complessivo cresce.
Altre proposte cercano di redistribuire meglio i fondi, introducendo un “capping” per ridurre gli incentivi ai grandi agricoltori e favorire le imprese più piccole.
Si discute inoltre su come coordinare la PAC con le nuove priorità climatiche e di sicurezza alimentare nel quadro post-2027.

Queste discussioni segnalano un’UE impegnata nel bilanciare la tradizionale funzione redistributiva della PAC con la necessità di adattarla alle tematiche ambientali e di mercato.

Paolo Brambilla - Direttore Responsabile - Lamiafinanza.it Avatar

Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.

Areas of Expertise: economia, finanza, arte, cultura classica
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