La crisi tecnologica si allarga, ma ecco perché l’AI gioca a favore del taglio dei tassi
Crisi tecnologicae reazione dei mercati
La forte svendita di software innescata dalla notizia del lancio di un nuovo strumento di Anthropic per il lavoro legale e di ricerca si è rapidamente estesa all’intero settore tecnologico. Big Tech e semiconduttori hanno subito forti ribassi, spingendo il Nasdaq 100 sotto la media mobile a 100 giorni e sotto la soglia psicologica dei 25.000 punti. AMD, nonostante utili migliori delle attese, ha perso il 17%, Nvidia il 3,41%, mentre Google ha inizialmente registrato un forte calo after-hours prima di recuperare parte delle perdite.
Utili solidi, ma il problema sono le spese
Eppure, i risultati societari sono stati complessivamente molto positivi. Google ha superato le aspettative con oltre 113 miliardi di dollari di fatturato e una crescita del cloud del 48%, confermando che AI e cloud stanno crescendo più velocemente delle previsioni. Il punto critico è però l’annuncio di un’accelerazione della spesa in conto capitale a 175–185 miliardi di dollari, ben oltre le attese del mercato, che ha immediatamente oscurato risultati altrimenti eccellenti.
Lo scontro tra investitori e Big Tech
Il messaggio del mercato è chiaro: basta con l’aumento incontrollato delle spese. Le Big Tech rispondono invece che investire di più è necessario per non restare indietro di fronte alla valanga di domanda legata all’intelligenza artificiale. Tuttavia, l’ultima parola spetta agli investitori: se la reazione ai risultati resta negativa, la spesa dovrà rallentare, indipendentemente dalle prospettive di crescita della potenza di calcolo nei prossimi anni.
AI, monetizzazione e rischio di una correzione più ampia
Meta, Microsoft e Google hanno tutte superato le aspettative e annunciato ulteriori investimenti. Google, in particolare, beneficia di molteplici canali di monetizzazione dell’AI: chip TPU, crescita del cloud, Waymo e la partnership con Apple per portare Gemini sugli iPhone. Nonostante ciò, gli investitori non sembrano disposti ad accettare gli attuali livelli di spesa. Se utili solidi e revisioni positive non basteranno a migliorare il sentiment, una correzione del Nasdaq 100 tra il 10% e il 20% appare plausibile.
Rotazione verso value e segnali dal mercato del lavoro
In questo contesto, l’S&P 500 potrebbe sovraperformare grazie alla rotazione verso titoli value, che stanno battendo i titoli growth con il margine più ampio dal 2022. I dati macro rafforzano questa dinamica: il rapporto ADP ha mostrato una creazione di soli 22.000 posti di lavoro nel settore privato, un dato sorprendentemente debole rispetto alla forte crescita del PIL. Il calo dei rendimenti a due anni suggerisce che il mercato stia dando più peso a un indebolimento del lavoro che alla tenuta dell’attività economica.
AI, Fed e prospettive sui tassi e sulle valute
La divergenza tra crescita e occupazione riflette il ruolo dell’intelligenza artificiale, che sostiene il PIL ma non crea occupazione nelle fasi iniziali, anzi favorisce l’efficienza e la riduzione dei costi. Questo potrebbe spingere la Fed a considerare tagli dei tassi, giustificandoli con l’aumento della produttività e il rallentamento del mercato del lavoro. Le aspettative di un taglio a giugno sono in aumento e influenzano dollaro e valute principali, mentre BCE e BoE restano in attesa, con l’attenzione rivolta alle guidance in un contesto di crescita più debole e inflazione in calo.


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