Materiali critici e terre rare: l’Italia guarda all’Africa per la sicurezza industriale. La missione a Cape Town del vice-ministro Valentini

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La corsa globale ai materiali critici e alle terre rare è entrata in una fase decisiva, spinta dalla transizione energetica, dall’elettrificazione dell’industria e dalla crescente competizione geopolitica sulle filiere tecnologiche.

Per l’Italia, Paese a forte vocazione manifatturiera ma strutturalmente dipendente dall’estero per l’approvvigionamento minerario, la questione non è più solo industriale, ma strategica.

Secondo le analisi della Commissione europea, l’Unione importa oltre il 90% delle terre rare e una quota significativa di minerali essenziali come litio, cobalto, nichel, grafite e manganese, fondamentali per batterie, semiconduttori, rinnovabili, difesa e automotive. L’Italia, priva di giacimenti rilevanti e con una filiera estrattiva limitata, risente in modo particolarmente acuto di questa dipendenza, aggravata dalla concentrazione dell’offerta globale in pochi Paesi, in primis Cina, ma anche Russia e alcune economie emergenti.

In questo scenario, la sicurezza delle forniture è diventata una priorità politica ed economica. Non a caso, negli ultimi mesi si sono moltiplicate le iniziative multilaterali per diversificare le fonti, ridurre i rischi di interruzione e costruire partnership di lungo periodo con Paesi ricchi di risorse, ma finora ai margini delle catene globali del valore. È in questo contesto che si inserisce la crescente attenzione dell’Italia verso il continente africano.

L’Africa come snodo strategico delle nuove filiere

L’Africa concentra una quota significativa delle riserve mondiali di minerali critici, spesso ancora sottoutilizzate o esportate come materie prime non trasformate. Per l’Italia, il continente rappresenta non solo una fonte alternativa di approvvigionamento, ma anche un potenziale partner industriale per lo sviluppo di filiere più resilienti, sostenibili e meno dipendenti da singoli attori globali.

È con questo obiettivo che il governo italiano e il cosiddetto Sistema Italia partecipano a Mining Indaba, il principale evento internazionale dedicato al settore minerario africano, in corso a Cape Town, che riunisce oltre 10.500 delegati da più di 120 Paesi, 58 ministri africani e circa 1.450 CEO di compagnie minerarie.

A rappresentare il governo è il vice-ministro delle Imprese e del Made in Italy Valentino Valentini, che ha inquadrato la missione sudafricana come parte integrante della strategia italiana sui materiali critici, in linea con il Piano Mattei.

«I minerali critici sono diventati il nuovo petrolio del XXI secolo», ha sottolineato Valentini, evidenziando come il controllo delle filiere sia oggi determinante per la transizione energetica, la competitività manifatturiera e la sicurezza tecnologica. Una lettura che riflette il cambio di paradigma in atto: dalla globalizzazione dei flussi alla gestione strategica delle dipendenze.

Coordinamento internazionale e ruolo del Sistema Italia

La missione a Cape Town si inserisce in un percorso diplomatico e industriale più ampio. Solo pochi giorni prima, il 4 febbraio, a Washington si è svolto un incontro trilaterale tra Stati Uniti, Unione Europea e Giappone alla presenza del ministro degli Esteri Antonio Tajani che ha portato all’annuncio di un’intesa per coordinare politiche e investimenti sui minerali critici.

In questo quadro, l’Italia punta a giocare un ruolo attivo non solo come acquirente di risorse, ma come partner industriale e tecnologico. A Mining Indaba è previsto uno special event promosso da ICE, in collaborazione con Ministero delle Imprese e del Made in Italy, MASE, Struttura di Missione Piano Mattei e Ambasciata d’Italia a Pretoria, dedicato alle opportunità di partnership tra imprese italiane e africane nel settore dei minerali critici.

L’iniziativa coinvolge attori chiave come Cassa Depositi e Prestiti, ISPRA, la Commissione europea e la World Bank, a conferma di un approccio che mira a integrare diplomazia economica, finanza pubblica e know-how industriale.

Partnership “non predatorie” e sicurezza delle filiere

Nel suo intervento, Valentini ha insistito su un punto politico centrale: la volontà dell’Italia di costruire partnership paritarie, lontane da modelli estrattivi predatori. «Il Piano Mattei ha raccolto apprezzamento da parte degli Stati africani proprio perché fondato su cooperazione, trasferimento di competenze e benefici reciproci».

Una linea che, nel campo dei materiali critici, risponde anche alle esigenze europee di sostenibilità, tracciabilità e responsabilità sociale lungo la catena del valore. Per l’Italia, la sfida è duplice: garantire l’accesso a risorse strategiche e, al tempo stesso, contribuire allo sviluppo industriale dei Paesi partner, rafforzando la stabilità delle relazioni nel lungo periodo.

Così conclude il vice ministro delle Imprese e del Made in Italy Valentino Valentini: “L’Africa, in questo quadro, è fondamentale, il Piano Mattei lanciato dal presidente Meloni ha sin da subito riscosso apprezzamento da parte degli Stati africani che hanno ben compreso il nostro intento di stabilire partnership paritarie, non predatorie, in cui tutti possano avere benefici. Anche nel campo dei minerali critici questa è la strada che, tutti insieme, continuiamo a percorrere”.

In un contesto geopolitico sempre più frammentato, la missione di Cape Town rappresenta quindi un tassello chiave della strategia italiana per la sicurezza industriale, in cui Africa, transizione energetica e politica estera convergono in un’unica agenda.