Ponte sullo Stretto, il progetto riparte ma cambia assetto: nuovo testo di Matteo Salvini dopo i rilievi del Quirinale

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Il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina torna ufficialmente al centro dell’agenda politica, ma lo fa in una versione rivista e più prudente rispetto alle prime bozze circolate nei giorni scorsi. Il riavvio dell’iter, cuore del provvedimento promosso dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, arriva dopo un confronto istituzionale che ha inciso in modo sostanziale sull’impianto normativo iniziale.

Secondo quanto emerge dal testo riformulato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit), alcune delle misure più controverse sono state eliminate o ridimensionate, anche alla luce delle osservazioni espresse dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Un passaggio che segna una discontinuità rispetto all’impostazione originaria e che mira a rafforzare l’equilibrio costituzionale del provvedimento.

Stop al supercommissario e ritorno a una governance ordinaria

Il primo intervento rilevante riguarda la governance del progetto. È stata infatti modificata la previsione che avrebbe attribuito all’amministratore delegato della Stretto di Messina S.p.A., Pietro Ciucci, il ruolo di supercommissario con poteri straordinari. Una scelta che, nelle bozze iniziali, aveva sollevato forti perplessità sul piano istituzionale e dei contrappesi decisionali. Non se ne parla più.

La rimozione della figura del supercommissario riporta il progetto all’interno di una cornice di gestione più tradizionale, rafforzando il ruolo degli organi societari e ministeriali e riducendo il rischio di concentrazione eccessiva dei poteri in un’unica figura.

Corte dei conti: vigilanza preservata

Un secondo punto critico ha riguardato il sistema dei controlli. Nel testo rielaborato viene meno il ridimensionamento dei poteri di vigilanza della Corte dei conti, inizialmente previsto per accelerare l’attuazione dell’opera. La versione definitiva mantiene quindi il perimetro ordinario dei controlli contabili, rispondendo a una delle principali preoccupazioni emerse nel dibattito pubblico e istituzionale.

La scelta va letta come un segnale di attenzione verso i principi di legalità e trasparenza nell’utilizzo delle risorse pubbliche, in un progetto dal valore simbolico e finanziario particolarmente elevato.

Danno erariale: una revisione più soft

Terzo elemento modificato riguarda il regime del danno erariale. Anche in questo caso, il Mit ha optato per un ammorbidimento rispetto alle ipotesi iniziali, evitando interventi che avrebbero potuto ridurre eccessivamente la responsabilità amministrativa dei soggetti coinvolti nella realizzazione dell’opera.

Il tema è particolarmente sensibile, perché tocca il delicato equilibrio tra l’esigenza di velocizzare le grandi opere e la tutela dell’interesse pubblico. La riscrittura del passaggio sul danno erariale sembra voler evitare il rischio di conflitti con l’impianto normativo vigente e con la giurisprudenza costituzionale.

Un progetto che riparte, ma sotto stretta osservazione

Il riavvio dell’iter del Ponte sullo Stretto di Messina conferma la volontà politica del governo di rilanciare una delle infrastrutture più discusse della storia repubblicana. Allo stesso tempo, le modifiche introdotte mostrano come il progetto debba muoversi entro confini istituzionali ben definiti, soprattutto quando in gioco ci sono assetti di governance, controlli e responsabilità pubbliche.

Il testo rivisto appare dunque come un compromesso: mantiene l’impianto strategico voluto dal ministro Salvini, ma ne attenua gli elementi più critici, recependo almeno in parte le indicazioni provenienti dal Quirinale. La partita ora si sposta sul piano parlamentare e attuativo, dove il Ponte continuerà a essere un banco di prova non solo infrastrutturale, ma anche politico e istituzionale.