Salari che rincorrono l’inflazione, lavoro povero e pensioni sotto pressione: i nodi irrisolti del sistema italiano
La dinamica delle retribuzioni in Italia continua a mostrare uno scollamento strutturale rispetto all’andamento dei prezzi, alimentando il fenomeno del cosiddetto “lavoro povero” e aprendo interrogativi sempre più urgenti sulla sostenibilità ed equità del sistema previdenziale. Un intreccio di fattori economici, demografici e istituzionali che, secondo molti osservatori, rischia di trasformarsi in una criticità sistemica se non affrontato con interventi coordinati.

Salari reali in calo: il confronto con l’inflazione
Negli ultimi anni, la crescita nominale delle retribuzioni non è riuscita a tenere il passo con l’inflazione. Secondo i dati di ISTAT, tra il 2019 e il 2024 i salari reali hanno registrato una perdita cumulata significativa di potere d’acquisto, una delle più marcate tra i Paesi dell’area euro. A incidere non è solo l’impennata dei prezzi energetici e alimentari del biennio 2022-2023, ma una debolezza strutturale della dinamica salariale che precede la recente fase inflattiva.
Come sottolinea l’OECD, l’Italia è l’unico grande Paese avanzato in cui i salari reali medi risultano ancora inferiori ai livelli di inizio anni Duemila. Un dato che riflette una produttività stagnante, un’elevata frammentazione contrattuale e un peso crescente delle forme di lavoro a bassa intensità salariale.
Il lavoro povero come questione strutturale
La conseguenza più evidente di questo quadro è l’espansione del “lavoro povero”: occupazione regolare che, tuttavia, non garantisce un reddito sufficiente a sostenere un tenore di vita dignitoso. Secondo Eurostat, in Italia oltre il 10% degli occupati rientra nella categoria dei working poor, con una concentrazione più elevata tra giovani, donne e lavoratori con contratti a termine o part-time involontario.
Il tema non riguarda solo il livello dei salari, ma anche la qualità dell’occupazione, e non solo in Italia. Come evidenzia un’analisi del Financial Times, l’elevata incidenza di micro-imprese e il limitato potere contrattuale di ampie fasce di lavoratori rendono difficile la trasmissione della crescita economica ai redditi da lavoro. In questo contesto, anche i rinnovi contrattuali spesso arrivano in ritardo rispetto ai cicli inflattivi, amplificando la perdita di potere d’acquisto.
Effetti sul sistema previdenziale italiano
Salari bassi e carriere discontinue hanno un impatto diretto sul sistema pensionistico. Contribuzioni ridotte oggi si traducono in assegni pensionistici più bassi domani, soprattutto in un sistema contributivo come quello italiano. L’INPS ha più volte segnalato il rischio di un aumento delle pensioni future insufficienti, in particolare per le generazioni più giovani e per chi ha avuto percorsi lavorativi frammentati.
Il problema è duplice: da un lato, la sostenibilità finanziaria del sistema in un Paese che invecchia rapidamente; dall’altro, l’equità sociale di un modello che rischia di produrre una nuova fascia di anziani poveri. Secondo la Banca d’Italia, senza un rafforzamento delle basi contributive e della qualità dell’occupazione, le tensioni sul sistema previdenziale sono destinate ad aumentare nel medio-lungo periodo.
Gli interventi possibili
Le soluzioni in campo sono oggetto di un dibattito acceso. Sul fronte dei salari, economisti e istituzioni internazionali indicano alcune direttrici ricorrenti: rafforzamento della contrattazione collettiva, riduzione del cuneo fiscale sul lavoro e politiche mirate alla crescita della produttività. Il tema del salario minimo legale, pur divisivo, resta al centro del confronto politico e sindacale, soprattutto come strumento di contrasto al lavoro povero.
Per quanto riguarda il sistema previdenziale, gli interventi ipotizzati spaziano dal rafforzamento delle pensioni integrative a meccanismi di maggiore flessibilità in uscita, fino a misure redistributive per tutelare le carriere più fragili. Tuttavia, come osserva The Economist, in generale nessuna riforma può prescindere da una crescita più robusta dei redditi da lavoro: senza salari adeguati, ogni aggiustamento previdenziale rischia di spostare il problema nel tempo senza risolverlo.
Una questione di equilibrio sociale
In definitiva, la distanza tra salari e inflazione non è solo un tema economico, ma un nodo sociale e politico. Il lavoro povero e la fragilità previdenziale sono due facce della stessa medaglia: un modello di crescita che fatica a redistribuire valore lungo l’intero arco della vita lavorativa. Affrontare questi temi in modo integrato ovvero salari, qualità dell’occupazione e sistema pensionistico, appare sempre più una condizione necessaria per garantire coesione sociale e sostenibilità economica nel lungo periodo.



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